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Uccisa a Trento a coltellate a soli 14 anni dal 70enne che la ossessionava, Belluno intitola una piazza a Angelina Zampieri vittima di femminicidio nel 1913

La città di Belluno dedica una piazza in memoria di Angelina Zampieri, vittima di femminicidio nel 1913. La ragazza, che si era trasferita a Povo per lavorare come domestica, morì a soli 14 anni per mano dell’uomo che la ospitava

Foto Bellunopress
Di Francesca Cristoforetti - 06 dicembre 2021 - 19:02

BELLUNO. Oltre un secolo fa moriva Angelina a soli 14 anni, uccisa a coltellate dal padrone della casa in cui lei aveva prestato servizio. Lui, un settantenne di Trento, dopo essersi invaghito di lei, non aveva accettato il suo rifiuto. Un femminicidio commesso nel 1913, ma che purtroppo risulta una storia ancora troppo attuale. In memoria di Angelina Zampieri ieri, 5 dicembre, è stata intitolata la nuova piazza realizzata all’ex Ospedale Civico a Belluno.

 

Angelina nacque, infatti, nel 1898 a Visome, in provincia di Belluno, da una famiglia di umili origini. A tredici anni, viste le condizioni economiche della famiglia, vende mandata a Trento, Povo, per la precisione, dove trovò servizio come domestica da un falegname settantenne vedovo del posto, Bartolo Moggioli, che si invaghì di lei, come scrive Bellunesi nel mondo.

 

Le continue lusinghe e gli approcci dell’uomo divennero sempre più insistenti e Angelina capì di trovarsi in pericolo. Nonostante le minacce del settantenne, che lei respinse sempre, trovò comunque la forza di cambiare casa e posto di lavoro a Trento città.

 

Il suo sforzo purtroppo non fu abbastanza: Moggioli, avendo scoperto l’indirizzo della nuova casa in cui lei si era trasferita per lavorare, iniziò non solo a scriverle lunghe lettere e inviarle doni, tra cui denaro, ma anche a seguirla e aspettarla nei pressi della sua abitazione. Un reato che oggi è riconosciuto come stalking.  

 

Come riporta Bellunesi nel mondo, un giorno in cui Angelina si era recata al fiume per lavare il bucato, all’ennesimo rifiuto alla richiesta di tornare da lui, l’uomo estrasse un coltello e inseguì la ragazzina, che iniziò a correre nel tentativo di fuggire dal suo aggressore, che la raggiunse fino al pianerottolo di casa, dove la colpì brutalmente con diciassette coltellate.

 

Era il 24 luglio 1913 quando Angelina morì in ospedale, a soli quattordici anni, alla presenza di un sacerdote a cui disse di voler perdonare il suo assassino, che nel frattempo si era suicidato. La ragazza successivamente è stata rinominata come “giovane emigrante martire” e “martire della purezza”, proprio per la sua morte avvenuta in tenera età.  

 

Stalking e femminicidio sono i reati che definiscono questa storia, che purtroppo non si discosta molto da ciò che accade ancora oggi. Per questo il sindaco di Belluno Jacopo Massaro e la sua Giunta hanno contribuito a concretizzare il progetto “Una donna – una via”, promossa dal movimento femminista Non una di Meno con l’obiettivo di dedicare più spazi pubblici alle donne.  

 

Da ieri la piazza all’ex Ospedale Civico ha preso un nuovo nome, per mantenere vivo il ricordo della giovanissima vittima di femminicidio.

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