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| 04 feb 2022 | 09:45

Da Mori a Teheran per allenare la Nazionale di volley femminile: "Voglio portare l'Iran fra le prime squadre asiatiche". L’intervista alla coach Campedelli

Dopo l'argento alle Olimpiadi Alessandra Campedelli, 47 anni originaria di Mori, è arrivata da qualche giorno a Teheran dove allenerà la Nazionale di pallavolo femminile iraniana: "L’obiettivo è riuscire ad arrivare in semifinale nei Giochi asiatici nelle Filippine per rientrare fra le prime squadre in Asia"

Da Mori a Teheran per allenare la Nazionale di volley femminile: "Voglio portare l'Iran fra le prime squadre asiatiche"
di Francesca Cristoforetti

TRENTO. Dalla Nazionale italiana volley femminile sorde alla Nazionale iraniana. Alessandra Campedelli è atterrata a Teheran domenica scorsa, dove rimarrà per almeno un anno come commissaria tecnica della prima squadra di pallavolo femminile: l’obiettivo sarà quello di arrivare a classificarsi tra le migliori dell’Asia. Campedelli, 47 anni originaria di Mori, ha lasciato il suo lavoro da insegnante di sostegno e di educazione fisica all’Istituto comprensivo di Villa Lagarina per lanciarsi in questa nuova esperienza. La nuova ct ha alle spalle una lunga esperienza nel mondo dello sport, dai suoi dieci anni ad altissimo livello nell'hockey su prato, alle diverse squadre di pallavolo che ha seguito in Trentino fino ad arrivare a essere allenatrice della Nazionale di volley femminile sorde, con cui è riuscita a conquistare un argento alle Olimpiadi del 2017. La sua storia e la nuova esperienza con l’Iran, dove è arrivata pochi giorni fa, sono state raccontate a Il Dolomiti.

 

Partiamo da Teheran, dove Lei si trova attualmente. Quando è arrivata?

"Sono arrivata domenica per stabilirmi qui definitivamente, ma ero già venuta a dicembre prima di firmare il contratto, per vedere anche le strutture, che ho trovato più avanzate e più disponibili delle nostre. Ho conosciuto la Federazione, che ha tanta voglia di migliorare il livello della pallavolo. Sono rimasta piacevolmente sorpresa, mi sono trovata una nazione che punta tanto allo sport".

 

Da dove è arrivata l’idea di diventare ct della Nazionale iraniana?

"Prima della pandemia ho vissuto una fase in cui avevo voglia di cambiare e provare qualcosa di diverso. Così mi hanno avvisato che la Federazione pallavolistica iraniana stava cercando un’allenatrice donna per la Nazionale femminile. Ho pensato che potesse essere la mia occasione, visto che per noi donne sono veramente poche, visto che spesso si cercano allenatori uomini. Ho mandato subito il curriculum con la mia disponibilità, poi è scoppiata la pandemia e tutto si è fermato. La Federazione nel frattempo ha chiesto un parere a Julio Velasco, direttore tecnico del settore maschile delle Nazionali giovanili italiane, che ha allenato a Teheran per 4 anni portando la squadra maschile a essere una delle prime al mondo. Lui ha dato un parere positivo su di me. Eravamo tante candidate provenienti da diversi Paesi".

Quanto è iniziata ufficialmente quindi questa esperienza e quando terminerà?

"A fine ottobre 2021, dopo due anni in cui pensavo che le cose fossero ormai tramontate, mi hanno chiamata e adesso sono qui. Per ora ho un contratto di un anno, starò a Teheran fino a fine gennaio 2023". 

 

Cosa l’ha spinta a prendere questa decisione?

"Ciclicamente ho bisogno di rimettermi in gioco e avere nuovi stimoli, vivere esperienze nuove per rimanere viva dentro. Questa è stata l’occasione giusta. È stata una scelta importante ma consapevole, una grande opportunità di vita. Non ho timore di questa nuova avventura, al momento ho solo una grande curiosità. Spero di poter vivere una nuova crescita con questa avventura. Per ora Teheran mi ha fatto un’ottima impressione, mi è sembrata una città molto ospitale".

 

Sarà la prima donna straniera ad allenare, giusto?

"Esatto, sono la prima donna straniera nominata come ct nella Nazionale iraniana".

 

Che contributo pensa di poter dare alla squadra?

"Loro hanno bisogno di migliorare nella parte metodologica e di avvicinarsi il più possibile al gioco di alto livello per questo cercavano qualcuno che avesse già vissuto quest’esperienza, che potesse aiutare a migliorare sia le atlete che il settore degli allenatori e delle allenatrici".

Quali sono i suoi obiettivi?

"Con la prima squadra l’obiettivo fondamentale è quello di riuscire ad arrivare in semifinale nei Giochi asiatici nelle Filippine che si terranno verso fine agosto, per rientrare fra le prime in Asia. Sarà una bella sfida, ci vorrà tempo. L’obiettivo finale chiaramente sarebbe una qualificazione olimpica. L’obiettivo invece sulle due squadre giovanili under 17 e 19 che supervisiono è quello di andare a formare al meglio allenatori e allenatrici iraniani. Credo che ci siano tutte le potenzialità e le condizioni per arrivare in alto".

 

Ha già potuto conoscere le atlete?

"Solo una volta finito il Campionato che si sta svolgendo ora, verso inizio marzo potrò conoscerle di persona. Intanto le osserverò giocare nei loro club per poi selezionare quelle per la Nazionale. Selezionerò 24 atlete per poi arrivare tra le 12 e le 14 giocatrici".

 

Da Mori a Teheran. Quali sono le squadre che ha allenato in Trentino?

"Sono partita nel C9 di Arco under 13 femminile, poi per tanti anni ho allenato a Mori, Pergine, poi Rovereto. In seguito sono stata coinvolta ai Trofei delle Regioni come selezionatrice del Trentino, poi ho allenato le giovanili maschili della Superlega sia della Trentino Volley che della Blu volley Verona".

 

Com’è arrivata ad allenare la Nazionale femminile sorde?

"Grazie all’aggancio di mio figlio Riccardo, che ora ha 20 anni, sordo da quando è piccolo e anche lui è un pallavolista. Per fare in modo che si confrontasse con persone non udenti che avessero le sue passioni ho trovato la Federazione sport sordi Italia che organizza anche l’attività sportiva della pallavolo. Ho iniziato quest’esperienza, allenando inizialmente la Pavoni Brescia maschile nel 2015. L’anno successivo mi è stato proposto di occuparmi della Nazionale femminile delle ragazze sorde che si stava preparando per le Olimpiadi in Turchia a Samsun nel 2017. Sono state moltissime le soddisfazioni con loro: un argento alle Olimpiadi, un oro agli Europei e un argento ai Mondiali. Non solo, noi siamo state le prime a utilizzare la lingua dei segni per l’inno di Mameli e siamo state da esempio per tutti. Le soddisfazioni sono arrivate per la visibilità che siamo riuscite a ottenere".

 

In Iran ci sono ancora delle limitazioni per le donne, tra questi l’obbligo del velo. Le pallavoliste quando giocano devono indossarlo?

"Sì, devono portare il velo, in questo caso fatto di materiali specifici. Inoltre hanno delle divise che coprono gambe e braccia. Sono abituate a indossarlo anche senza la presenza maschile".

 

Lei dovrà indossare il velo per allenare?

"No, io non alleno con il velo. È consigliato che lo indossi solo durante gli incontri pubblici e istituzionali, ma sono convinta che sia corretto nel rispetto della loro cultura".

 

Cosa significa essere delle giocatrici professioniste donne in Iran?

"È un privilegio che loro hanno e ne vanno fiere. Fanno di tutto per esserci in Nazionale perché è un privilegio e un vantaggio.  Sono donne abituate a ‘combattere’. Lo sport in questi casi fa parte della vita delle ragazze. Credo che lo sport qui venga considerato parte della formazione della persona e dell’educazione, come strumento di integrazione da poter usare anche fuori dall’Iran".

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