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| 05 giu 2022 | 14:43

Prodi: ''Pace in Ucraina difficile finché non trattano Stati Uniti e Cina. Putin forse pensava l'avrebbero accolto a braccia aperte''

L'ex premier, con Paolo Magri, vice presidente esecutivo dell’Ispi, e Lucia Annunziata, ha accompagnato il pubblico del teatro sociale per il Festival dell'Economia nelle pieghe degli equilibri mondiali tra Europa, Africa, Stati Uniti e Asia: "Il ruolo Ue avanzerà solo con la cooperazione tra Francia Germania, Italia e Spagna". E sulla Brexit: "Da presidente Ue i problemi maggiori li ho sempre avuti con il Regno Unito"

di Redazione

TRENTO. "Non sono un esperto di strategie militari ma mi dicono che per l’operazione bellica in Ucraina a Putin serviva un esercito da 4-500 mila soldati. Perché ha usato solo 140 mila militari? Forse pensava che gli ucraini lo avrebbero accolto a braccia aperte?". A dirlo Romano Prodi nell'appuntamento del Festiva dell'Economia di Trento di sabato 4 giugno. L'ex premier, con Paolo Magri, vice presidente esecutivo dell’Ispi, e Lucia Annunziata, ha accompagnato il pubblico del teatro sociale nelle pieghe degli equilibri mondiali tra Europa, Africa, Stati Uniti e Asia.

 

Appare ancora complicato in questo momento percorrere la strada della pace: "Non ci sono spiragli concreti, difficile che si aprano - evidenzia Prodi - finché Stati Uniti e Cina non decideranno di assumersi direttamente il ruolo di negoziatori. Sono loro che devono muoversi. La guerra in Ucraina come barometro degli equilibri mondiali con una Russia (e con i russi) molto ben capaci di sopportare le sanzioni e di congelare e trascinare i conflitti.

 

"Quando ero presidente della Commissione europea – ricorda l'ex premier – si parlava addirittura di ingresso della Russia nell’Ue. Certo, un Paese troppo grande: avrebbe rotto gli equilibri. Ma si parlava molto di collaborazione, una collaborazione 'Whisky & soda' disse qualcuno; come 'vodka e caviale', corresse Putin".

 

Tanti gli aneddoti riannodati dal filo della memoria personale di Prodi, che ha partecipato a un vertice Nato-Russia, così come a 5 vertici Ue-Russia. "Putin non si ispira all’Urss - aggiunge il professore - ma alla Russia degli zar, con la sua chiesa, con una certa sacralità. Già nel 2008 Bush voleva Ucraina e Georgia nella Nato. Mi opposi, insieme a Francia e Germania".

 

Oggi per Prodi bisogna fare presto a cercare la pace, perché l’emergenza alimentare, che colpirà prima di tutto l’Africa che importa grano dall’Ucraina, è dietro l’angolo. Paolo Magri ha rilevato come un paradosso portato da questa guerra l’annunciato riarmo tedesco, la fine della neutralità di Finlandia e Svezia, l’accoglienza polacca, la Turchia che media una crisi europea. Prodi auspica che i paesi più grandi dell’Ue, come Italia, Francia, Spagna e Germania – come fatto per l’euro oltre vent’anni fa – cerchino un’integrazione cooperativa rafforzata, che sbocchi in un ministero degli esteri comune.

 

"Anche altri seguirebbero a breve l’esempio", si è detto convinto l’ex presidente del Consiglio. Gli Stati Uniti, per Prodi, dopo i Bush hanno avuto sempre meno a cuore l’Europa, fino a Trump, che l’ha vista come una nemica: "Gli americani vogliono che l’Europa nuoti, ma se ogni tanto beve un po’ d’acqua, sono contenti" la metafora del professore.

 

E Lucia Annunziata ha interrogato l'ex premier sull’Italia: "Non l’ha mai nominata nello scenario geopolitico", "L’Italia è ancora importante. È un grande paese esportatore e industriale. Vedo bene un legame con Macron". Quanto alla Brexit, Prodi ha ammesso: "Da presidente Ue i problemi maggiori li ho sempre avuti con il Regno Unito. Avevano un’idea troppo diversa di Europa e un legame troppo forte con gli Stati Uniti. Non mi meraviglio che l’Europa sia divisa sulle sanzioni alla Russia perché le dipendenze energetiche e i vari rapporti di forza con la Russia sono troppo diversi. E ora anche gli interessi di Usa e Europa mi sembrano sempre più divergenti", conclude Prodi.

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