I 10 anni del Muse, il bilancio di Lanzinger: "Un museo protagonista nel creare cultura e dibattito". Il futuro? "Digital, intelligenza artificiale e attenzione ai non visitatori"
Il Muse si prepara a tagliare il traguardo dei 10 anni con una grande festa. Il bilancio di Michele Lanzinger, il direttore del museo guarda anche al futuro: "Abbiamo un ottimo rapporto con le amministrazioni di Trento, Ledro e Predazzo ma sono convinto che ci sia la possibilità di coinvolgere di più e meglio altre zone del Trentino"

TRENTO. E' stata una scommessa vinta e il Muse si prepara a tagliare il traguardo dei 10 anni con una grande festa (Qui articolo). Un museo distintivo per Trento e per il Trentino, luogo che cerca di caratterizzarsi per la qualità dell'offerta e delle ricerche di caratura internazionale ma anche e per la capacità di coinvolgere il visitatore in riflessioni su argomenti stringenti, quali sostenibilità e crisi climatica, partendo da un patrimonio naturalistico che affonda le radici nel passato.
"Il Muse è stata una novità e un'innovazione nella museologia contemporanea. E' stato il risultato di un'accorta progettazione, un'elaborazione di un concetto, di un tono della voce e di una lettura degli spazi accurata. Abbiamo voluto sviluppare queste determinate direttrici, elementi di rischio ma calcolato, per dare consistenza a questa idea di un museo che è cultura, socialità e società", commenta Michele Lanzinger, direttore del Muse. "I numeri confermano la bontà di questa scelta perché si raggiunge una platea consistente di pubblici diversi e ci attestiamo a 500 mila visitatori all'anno, escluso naturalmente il periodo dell'epidemia Covid, emergenza sanitaria che ha inciso anche sui musei".
Un museo che riesce a camminare sulle proprie gambe. "C'è l'importante sostegno della Provincia - evidenzia Lanzinger - ma il 50% del bilancio è rappresentato da entrate proprie, abbiamo quindi una capacità di autofinanziamento consistente frutto di un'accorta gestione amministrativa. A questo aggiungiamo oltre 50 mila euro all'anno di indotto sul territorio. Questi dati rafforzano i numeri dei visitatori e mette in sicurezza da un timore: il Muse non è una cattedrale nel deserto. E' certamente un grande investimento ma positivo".
Il Muse si è caratterizzato fin da subito per il coinvolgimento del pubblico, adulti, ragazzi e bambini, con un approccio innovativo. "La mission e gli obiettivi culturali, in questo caso la conservazione del patrimonio naturalistico, diventano un'opportunità per costruire momenti di riflessione, di dialogo e di conversazione. Si parte da reperti di grande valore e vecchi di milioni di anni ma siamo orientati verso il futuro: la salvaguardia della biodiversità, il contrasto alla crisi climatica e la sostenibilità sono il racconto e il confronto che offriamo ai visitatori perché il Muse contribuisce alla costruzione di una comunità consapevole dei valori e dei rischi perché il pianeta ha un futuro anche senza noi e l'essere umano deve interrogarsi sulle azioni da intraprendere".
Il coraggio è stato anche quello di aprirsi alla citizen science, lasciandosi trasportare dalla curiosità di appassionati e visitatori. Cadono così le "barriere" tra pubblico e museo, la cultura parte dal basso. Un fiore all'occhiello e un punto di forza.
"Un'opportunità per vedere e per vivere il museo in modo collettivo, veicolare conoscenza e consapevolezza", prosegue il direttore del Muse. La citizen science ci ha proiettato in una dimensione nuova, ma tutta la nostra cultura affonda le radici nella partecipazione, nella cittadinanza attiva e nel volontariato. Questa è storia dei musei, appassionati che contribuivano alle collezioni. Penso, per esempio, al birdwatching: disponiamo di una documentazione di biodiversità ornitica di altissimo livello e fondamentale per capire le trasformazioni in corso sul territorio".
Ottima, poi, la reputazione nell'ambito della ricerca. "Sono molti i ricercatori che operano al Muse con lavori importanti che non si risolvono semplicemente nelle pubblicazioni, nell'organizzazione o nella partecipazione a convegni internazionali, ma contribuiscono a costruire la narrazione del museo, quello che cerchiamo di trasmettere ai visitatori e ai cittadini".
Studi con ricadute ampie come "la descrizione di nuove specie di fauna della paleontologica antica sulle Dolomiti tra cui la più antica lucertola (300 milioni di anni) oppure quello sulla trasformazione del territorio e del paesaggio attraverso la storia economica, la vegetazione e la geomorfologia dal Medioevo a oggi ci aiuta a valutare la portata del consumo di suolo", continua Lanzinger. "E ancora i lavori sui cambiamenti climatici contemporanei con il ritmo della riduzione dei ghiacciai, strumento che permette di comprendere la velocità di trasformazione ambientale e gli impatti sull'agricoltura, sull'idropotabile e sull'energia. Sono ricerche di un museo con visioni più ampie".
Un decennio presto alle spalle ma qual è il futuro del Muse? "Il modo migliore per prevederlo è inventarlo. Ci siamo inventati il Muse e giorno per giorno ci inventiamo le nuove formule. I temi da affrontare sono diversi, penso a quello dell'accessibilità anche cognitiva, il rapporto con i digital media e l'intelligenza artificiale. Poi c'è grande attenzione verso i non visitatori: un impegno a intercettare quelle persone che per vari motivi non frequentano il museo".
E c'è qualcosa che in questi 10 anni avrebbe fatto diversamente? "Gli spazi di miglioramento devono esserci, altrimenti è un limite. C'è sempre la possibilità di poter fare meglio ma personalmente ritengono si limitino a fattori di dettaglio organizzativo e forse a potenzialità aggiuntive ancora inespresse nel mettere le competenze e le attività a disposizione del territorio. Abbiamo un ottimo rapporto con le amministrazioni di Trento, Ledro e Predazzo ma sono convinto che ci sia la possibilità di coinvolgere di più e meglio altre zone del Trentino", conclude Lanzinger.


















