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Un uomo per 24 ore nella serra tropicale del Muse: è ''Eden'' una delle sfide di ''Antropocene'' per i 10 anni del Muse

La performance ‘Eden’, nata dall’incontro tra il regista Leonardo Panizza e il fotografo Giulio Boccardi è un richiamo esplicito al paradiso terrestre, all’ambiente incontaminato dove uomo e natura convivono in simbiosi. Uno scenario alternativo reso possibile solamente nel contesto controllato, quasi laboratoriale, del museo

Di Francesco Cestari - 13 luglio 2023 - 16:56

TRENTO. Alle dieci di sera di venerdì 21 luglio, un uomo entrerà nella serra tropicale del Muse e ci rimarrà per le successive 24 ore. Si tratta di Eden, la performance artistica ideata dal fotografo Giulio Boccardi e dal regista Leonardo Panizza in occasione dell’hackathon ‘Generazione Antropocene’. L’obiettivo degli artisti è quello di accompagnare i visitatori a riflettere su come il rapporto di convivenza simbiotica tra uomo e natura sia realizzabile solamente all’interno di un ambiente controllato e, in realtà, del tutto artificiale. In questo caso, quello del museo.

 

Tenutasi tra la notte del 3 giugno e il giorno del 4 giugno scorso, in occasione della giornata mondiale dell’ambiente, l’open-call dedicata ai creativi under 35 è stata un crogiuolo di nuove idee su come comunicare le sfide dell’Antropocene. Segnata da un approccio multidisciplinare, l’hackathon ha visto una ventina di progetti in gara tra loro per sperimentare nuove soluzioni attraverso i linguaggi dell’arte e del design. Ad agevolare e coordinare il lavoro creativo dei molti partecipanti, erano presenti il mediatore culturale del Muse Carlo Maiolini, Stefano Cagol con la piattaforma We Are The Flood per la parte artistica, e il collettivo Mali Weil con la piattaforma Like Life per la parte di design.

 

Nel suo decimo compleanno, il Muse si conferma un museo capace di puntare con coraggio sull’innovazione dei propri metodi comunicativi e d’indagine, anche attraverso approcci non convenzionali, e interpretare le sfide più attuali. In particolare, lungo il filone di ricerca dedicato all’antropocene, il museo punta a studiare l’intersezione tra creatività, società, scienza e antropocene. Un cambio di paradigma epocale, nel vero senso della parola, un momento importante per la storia umana nel quale le azioni dell’uomo hanno un impatto profondo. “L’Homo sapiens – spiega Maiolini, che segue il progetto Arte e Scienza – è diventato la specie ubiqua per definizione; l’unica in grado di incidere sull’ecosistema circostante così profondamente da attribuirsi la nomenclatura di una propria era geologica”.

 

Nessun’altra specie era riuscita a modificare l’ambiente in modo così critico. Critico al punto da mettere in discussione la stessa sopravvivenza della specie per come la conosciamo. “Al Muse – continua Maiolini – ci siamo resi conto che la narrazione puramente scientifica non è più sufficiente. Serve quindi trovare nuovi metodi, non solamente numerici”. Da qui l’idea di dare il via al progetto dell’hackathon notturno.

 

Dei tredici progetti che hanno partecipato alla competizione, cinque sono stati scelti e finanziati dal Muse e saranno visitabili dal pubblico il 22 luglio dalle 16 alle 24. I concept finalisti sono: ‘Eden’ (Performance di Giulio Boccardi e Leonardo Panizza), ‘Tra le parole del silenzioso vivere’ (Installazione site-specific di Ettore Morandi), ‘Machines of Loving Grace’ (Video installazione di Angela Fusillo e Marco Gentilini), ‘Eco–nazism’ (Installazione di Edoardo Spata) e ‘Trento no stop pollinators city’ (Installazione di Elena Grippo e Nikola Koruga).

 

Tra le molte installazioni spicca la performance ‘Eden’, nata dall’incontro tra il regista Leonardo Panizza e il fotografo Giulio Boccardi. Eden è un richiamo esplicito al paradiso terrestre, all’ambiente incontaminato dove uomo e natura convivono in simbiosi. Uno scenario alternativo reso possibile solamente nel contesto controllato, quasi laboratoriale, del museo. Rappresentato all’interno della serra tropicale, l’eden trentino ospiterà il fotografo Giulio Boccardi per la durata di 24 ore, durante le quali vestirà i panni di un Adamo moderno abitando all’interno del perimetro vetrato. La performance abitativa prevede anche l’interazione con i visitatori che potranno decidere di offrirgli del cibo. Un atto simbolico, questo, che da un lato richiama alla necessità umana e animale del sostentamento, mentre dall’altro simboleggia criticamente l’inevitabile addomesticamento della natura da parte dell’uomo.

 

Mentre Boccardi sarà circondato da farfalle, pappagalli e palme, tutto impegnato a sopravvivere primitivamente nella serra, Panizza realizzerà un cortometraggio dell’impresa del collega fotografo per indagare se la convivenza simbiotica sia ormai possibile solamente all’interno di un museo.

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