A 83 anni dalla morte di Vivoda, prima partigiana caduta nella lotta al fascismo. L'Anpi: "Nessun riconoscimento a lei, il suo assassino invece ricevette una medaglia"
Alma Vivoda era cresciuta negli ambienti vicini alla sinistra dell'Istria e divenne un punto di riferimento per la lotta armata al regime ben prima dell'armistizio

TRIESTE. La sezione dell'Anpi-Vzpi di Muggia ha reso omaggio ad Alma Vivoda, la prima partigiana italiana a trovare la morte nella Resistenza alla lotta al fascismo.
La celebrazione è stata domenica 28 giugno alla rotatoria del Boschetto a Trieste. Al secolo Amabile Vivoda, era nata nel 1911 nell'abitato di Chiampore, nel Comune di Muggia in provincia di Trieste e oggi località che segna il confine con la Slovenia.
Cresciuta in una famiglia di ideali di sinistra, Alma lavorava nella trattoria gestita dal padre, finché nel 1940 pochi mesi prima dell'entrata in guerra dell'Italia il locale venne costretto dalle autorità alla chiusura, poiché sospettato di ospitare incontri di natura sovversiva.
Da quel momento iniziò di fatto la militanza armata della donna, coadiuvata da un'assidua attività di diffusione di giornali clandestini che contribuirono a tenere in contatto le diverse cellule partigiane disseminate in Istria, tanto che Vivoda divenne ben presto ricercata dalla polizia per conclamate rimostranze antifasciste già da prima della grande spaccatura dell'8 settembre.
Ma nella primavera del '43 il marito Luciano Santalesa sarebbe morto nell'ambito degli scontri armati tra le autorità fasciste e le prime formazioni partigiane, e poco dopo la stessa Alma Vivoda sarebbe morta nella piazza della rotatoria del Boschetto a Trieste, dietro al tradimento di un sedicente amico che le sparò alla testa.
La donna sarebbe stata dichiarata morta pochi giorni dopo all'ospedale di Trieste, il 28 giugno di 83 anni fa per la causa resistenza all'oppressione fascista, venendo considerata una figura precorritrice avendo agito nell'azione partigiana prima della costituzione del Cln avvenuta il 9 settembre dello stesso anno.
“La sezione dell'Anpi-Vzpi di Muggia ha ricordato stamattina Alma Vivoda, prima partigiana italiana caduta per la libertà", dice l'Anpi. "Ma fu colpita il 26 giugno 1943 e morì in ospedale il 28, non le fu attribuita nessuna medaglia alla memoria, perché avvenne prima dell'8 settembre. Il suo assassino invece ricevette una medaglia dalla repubblica italiana nel 1958, per aver ucciso 'un bandito' ".











