La grande storia del ciclismo con le Campionissime Colnago a Palazzo Trentini, bici che hanno segnato la storia da Eddy Merckx a Tadej Pogacar
Provenienti dal museo ricavato nella vecchia officina di Cambiago, in cui sono conservate le biciclette più vittoriose della storia del marchio Colnago, i 18 esemplari portati al Festival dello Sport di Trento sono pezzi unici, affiancati da aneddoti e stralci di articoli de La Gazzetta dello Sport, a commento delle imprese che hanno compiuto tanti campioni sulle loro selle

TRENTO. Protagoniste di momenti memorabili, che ripercorrono la storia del ciclismo e dei suoi campioni dagli anni Sessanta a oggi, le biciclette ospitate a Palazzo Trentini nella mostra "Campionissime. Da Merckx a Pogacar: la storia del ciclismo nelle biciclette della collezione Ernesto Colnago" sono gioielli da ammirare e guardare con il rispetto che si deve a dei veri e propri cimeli.
Provenienti dal museo ricavato nella vecchia officina di Cambiago, in cui sono conservate le biciclette più vittoriose della storia del marchio Colnago, i 18 esemplari portati al Festival dello Sport di Trento sono pezzi unici, affiancati da aneddoti e stralci di articoli de La Gazzetta dello Sport, a commento delle imprese che hanno compiuto tanti campioni sulle loro selle.
A tagliare il nastro della mostra, che sarà visitabile per tutto il periodo del Festival dalle 9 alle 19, Ernesto Colnago in persona, accompagnato dal curatore della Collezione, il nipote Alessandro Brambilla Colnago. Presenti, con l'emozione che riporta alla mente gioie e fatiche di gara, ma anche momenti di storiche amicizie e sodalizi vincenti tra tecnici e sportivi, Giuseppe Saronni, Andrea Tafi e Franco Balmamion.
Prima della visita alle sale dell'esposizione, i saluti delle autorità e di personalità del mondo dello sport e del giornalismo, tra i quali il vice direttore de La Gazzetta dello Sport Pier Bergonzi, con il collega moderatore dell'evento Antonino Morici e il direttore del Giro d’Italia Mauro Vegni.
Il successo della Colnago è frutto dell'impulso a innovare, di investimenti in innovazione, ricerca e collaborazioni, la più celebre con la Scuderia Ferrari, citata nel corso dell'evento per il memorabile incontro tra Enzo e Ernesto, che segnerà l'inizio di una amicizia trentennale. E che Ernesto Colnago abbia tanto da raccontare lo testimoniano i tabelloni che affiancano le biciclette in mostra e offrono al visitatore spunti, aneddoti e curiosità, per un'immersione totale nella storia del ciclismo.
Tutti i più grandi su Colnago, Eddy Merckx, Giuseppe Saronni, Tony Rominger, Paolo Bettini, Andrea Tafi, Gianni Bugno, Oscar Freire, Sven Nys, Elisa Longo Borghini, Tadej Pogacar: "Ogni era ha il suo campione e ogni campione ha una Colnago". Così è possibile vedere da vicino il modello Super con cui Merckx ha vinto nel 1973 il suo quarto Giro d'Italia, o l'Oval CX del treno svizzero Rominger che ha battuto il record dell'ora a Bordeaux nel 1994.
Nelle sale di Palazzo Trentini si susseguono le glorie: ecco la Nuovo Mexico, fidata compagna di Saronni nella Milano-Sanremo del 1983 e la C40 dell'ultima grande stagione di Bugno, a bracci alzate a Vuelta. Non manca la C35 Crono del quartetto mondiale Andriotto-Colombo-Contri-Salvato, trenino azzurro ai campionati di Agrigento del 1994 e per finire in bellezza, al centro della mostra, il gioiello tecnico della C40 in carbonio, con la quale Tafi nel 1999 vola alla Paris-Roubaix. Una bici rivoluzionaria, perché il carbonio era considerato materiale non adatto alle asperità di quei luoghi, tanto che il patron Mapei Giorgio Squinzi, preoccupato che si rompesse, esortava Ernesto a rinunciare per passare all'acciaio. "Giorgio, ti dico che non si rompe nulla", ricorda Ernesto. "Ne abbiamo vinte cinque di Roubaix con queste biciclette e la vittoria di Tafi è una delle più belle".












