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Trento
15 agosto | 18:26

A 80 anni dall'eccidio nazifascista di Malga Zonta: "La scelta di quei ragazzi ha contribuito a riscattare l’Italia". Da Folgaria un rinnovato impegno per la democrazia

Il 12 agosto del 1944, a Malga Zonta, 17 giovani vennero fucilati dai nazifascisti e per ricordare la loro figura e il loro sacrificio si sono dati appuntamento diverse centinaia di persone: "Un dovere ricordare quegli eventi e tutti quelli legati alla lotta al nazifascismo perché rappresentano un momento per riaffermare la libertà della democrazia e della repubblica"

A 80 anni dall'eccidio nazifascista di Malga Zonta: "La scelta di quei ragazzi ha contribuito a riscattare l’Italia"

FOLGARIA. Un impegno per rinsaldare la democrazia e la libertà, un appuntamento per ricordare l'importanza di contrastare le spinte illiberali. Questo l'appello delle istituzioni in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’eccidio nazifascista di Malga Zonta a Folgaria, nel quale persero la vita 14 partigiani e tre malgari. Nel corso delle celebrazioni sono stati ricordati i conflitti in corso, l’incertezza riguardo il futuro che caratterizza la nostra società e inoltre è stata rinnovata la necessità, di lavorare e adoperarsi per conservare la democrazia e la libertà, messe alla prova dai continui tragici avvenimenti nel mondo.

 

Il 12 agosto del 1944, a Malga Zonta, 17 giovani vennero fucilati dai nazifascisti e per ricordare la loro figura e il loro sacrificio si sono dati appuntamento diverse centinaia di persone, esponenti dell’Anpi, degli Alpini, ma anche delle amministrazioni trentine e del vicentino. Presente, per la Provincia di Trento, l’assessore alle politiche per la casa, patrimonio, demanio e promozione della conoscenza dell’autonomia Simone Marchiori.

 

"E' un dovere ricordare gli eventi di Malga Zonta e tutti quelli legati alla lotta al nazifascismo - le parole di Marchiori - perché rappresentano un momento per riaffermare la libertà della democrazia e della repubblica. Si tratta di valori universali, come lo è l’antifascismo, che stanno alla base del nostro autogoverno, e che fanno parte del nostro territorio e della nostra gente senza alcuna distinzione".

 

Presenti tra gli altri amministratori anche il sindaco di Folgaria, Michael Rech, il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, il sindaco di Vicenza, Giacomo Possamai, il direttore della Fondazione Museo Storico del Trentino, Giuseppe Ferrandi, e il presidente provinciale dell’Anpi Trento, Mario Cossali.

 

"Quest'anno è stato particolarmente impegnativo preparare questo saluto, che tradizionalmente e orgogliosamente rivolgo come sindaco dal palco", le parole di Rech. "Impegnativo, eppure purtroppo gli argomenti non mancherebbero di certo: la cronaca è drammaticamente ricca di spunti. Ma in un contesto come questo è possibile non scadere nella retorica? E' possibile aggiungere qualcosa senza provare sconforto e impotenza? Come si può, di questi tempi, intervenire senza essere scontati, inefficaci, smentiti o terribilmente astratti? Onestamente, il primo istinto mi porterebbe al silenzio e alla riflessione profonda. È sufficiente leggere il giornale, anche questa mattina, per avere la restituzione di una fotografia sconsolante, di un mondo in piena guerra, in tremenda crisi di prospettiva, prossimo ad un potenziale caos. E permettetemi di denunciare un fatto per tutti: quanto accaduto e quanto sta accadendo ai civili di Gaza è abominevole. Abbiamo assistito inermi a uno dei più efferati, infamanti e spregevoli, crimini contro l’umanità dei quali non può esserci alcuna giustificazione o attenuante. Anche per questo la nostra resilienza, parola ormai abusata ma efficace, è messa davvero a dura prova. Il rischio di perdere la speranza è piuttosto elevato".

 

Sono trascorsi 80 anni da quel tragico eccidio e poco meno dalla fine di quel conflitto mondiale che segnò il secolo, uno spartiacque di milioni di morti. "Dalle ceneri di quel mondo devastato prese avvio un riscatto sociale, culturale ed economico, almeno per una parte considerevole del Pianeta", continua il primo cittadino di Folgaria. "Un riscatto morale, prima ancora che politico, che ripartiva dai valori occultati dalla dittatura. La libertà, al posto dell’imposizione. La fraternità, al posto dell’odio. La democrazia, al posto della sopraffazione. L’umanità, al posto della brutalità. La giustizia, al posto dell’arbitrio. La speranza, al posto della paura. Più passa il tempo, più anni aggiungiamo a questa ricorrenza, e più siamo obbligati a fare i conti con lo stato di salute di quel sogno, di quella speranza, di quella memoria senza la quale, ed è bene ribadirlo, non può esserci futuro. Ma quel futuro, al momento, è particolarmente incerto e soggetto a una bussola con la lancetta molto tremolante. Credo che questa incertezza sia la vera cifra caratterizzante dell’oggi. Non certo qui, sia chiaro: qui i valori della Resistenza, della democrazia e della pace sono scritti indelebilmente nella nostra coscienza. Ma attenzione a non commettere l’errore di ritenere il confronto tra noi sufficiente. Perché se questa consapevolezza si riducesse a un cliché tra addetti ai lavori, di una parte politica o di un élite culturale, falliremo clamorosamente".

 

I temi messi sul tavolo dal primo cittadino di Folgaria sono il ripristino del tasso di rendimento politico delle scelte lungimiranti, il tramonto della deterrenza nucleare, puntare sull'Europa e affrontare le sfide del cambiamento climatico

Necessario "prendere spunto proprio dai valori fondanti della Resistenza, un movimento che, nella sua pluralità di persone, motivazioni, provenienze e spinte ideali, trovò la sua unità nella necessità di porre termine al dominio nazifascista, per instaurare una convivenza nuova, fondata sul diritto e sulla pace", ancora Rech. "Fu così che contadini e intellettuali, monarchici e repubblicani, si unirono per lottare, con le armi ma anche senza, contro l’oppressore. Tra di loro uomini, donne, ragazzi, di ogni provenienza, di ogni età, di ogni fede. Combatterono a viso aperto, con coraggio, contro un nemico feroce e schiacciante per numero, per armi e per addestramento. Proprio da qui, nel teatro di queste montagne solcate da più guerre, consapevole che i valori della Resistenza sono profondamente radicati, sento il dovere di ricordare a tutti noi che non possiamo limitarci a commemorare. Malga Zonta è sempre stata al contrario occasione di futuro e dobbiamo interrogarci seriamente su cosa stiamo facendo per rinnovare quel progetto e per trasmettere quegli ideali alle nuove generazioni, in un contesto in grande evoluzione. Spetta a noi trovare l’alfabeto corretto per tramandare questa coscienza, non di certo il contrario. Non è responsabilità del giovane, come spesso si vorrebbe argomentare. Cosa stiamo consegnando loro anche dal punto di vista ambientale e climatico. Viviamo in un tempo in cui i principi fondamentali della convivenza sono messi continuamente alla prova: conflitti, crisi economiche, disastri ambientali, nuove forme di autoritarismo, discriminazioni di ogni genere, povertà, minacciano di farci perdere non solo l’orientamento ma anche appunto la speranza. Eppure, proprio in questi momenti, è essenziale ritrovare la via e rafforzare il nostro credo. Ecco oggi almeno per quanto mi riguarda, sono a Malga Zonta non solo per motivi istituzionali ma per ricaricare le batterie e rinnovare il mio impegno come cittadino".

 

E' stato ricordato come dal sacrificio dei 17 giovani ribellatisi al fascismo, cresciuti in un contesto fatto di assenza di libertà e giustizia negata, sia scaturito un riscatto sociale, culturale, morale e politico che ripartiva dai valori occultati dalla dittatura, e la nascita della repubblica democratica.

 

A fronte dei recenti accadimenti in Palestina e in Ucraina, ma anche le violenze in Gran Bretagna, però, il futuro appare incerto e la convivenza tra i popoli è messa a dura da conflitti, catastrofi ambientali e nuove povertà. E', per questo, necessario lavorare ogni giorno fare per contrastare le spinte antidemocratiche, illiberali e xenofoberistabilire la credibilità delle istituzioni, stimolare la partecipazione, contrastare il populismo, rafforzare il ruolo dell’Europa, rispettare i diritti civili e umani e contrastare il cambiamento climatico

 

"Le nostre montagne, in questi giorni affollate di turisti, sono state nel secolo scorso il teatro di atrocità terribili", dice il sindaco Ianeselli. "Le cicatrici di quegli avvenimenti segnano quasi ogni cresta, con gli avvallamenti delle trincee, le gallerie, i forti, le postazioni di artiglieria, le lapidi a ricordo dei caduti, i luoghi della memoria come quello in cui ci troviamo oggi. Questo lembo delle Prealpi è poi particolarmente significativo: in questa montagna  quasi edenica, che un tempo segnava un confine – tra l’Austria e l’Italia, tra l’Alpenvorland annesso al Reich e le regioni occupate dai tedeschi - troviamo i crateri delle granate della prima guerra mondiale, il ricordo dell’eccidio di Malga Zonta e le rampe di missili della guerra fredda. Tre epoche diversamente tragiche riassunte e riunite nell’orizzonte di uno stesso prato".

 

 

Anche se questa cerimonia è dedicata alla memoria dell’evento di 80 anni fa, per il primo cittadino del capoluogo è opportuno ricordare almeno per cenni quel che avvenne prima e dopo visto che la storia non procede per compartimenti stagni, ma è un groviglio di cause e conseguenze legate insieme dal caso oltre che dalle decisioni di ognuno di noi. 

"Non fu certo il caso la causa dell’uccisione di 14 partigiani e di 3 malgari durante il rastrellamento dell’agosto 1944. I ribelli al fascismo erano per lo più ragazzi, i più giovani avevano appena 17 anni. Essendo cresciuti durante il Ventennio fascista, della libertà conoscevano solo l’assenza. Della giustizia avevano visto soltanto la negazione, dato che il regime mussoliniano aveva disconosciuto anche i più elementari diritti. Per questo erano saliti in montagna, trovando la protezione e la complicità di alcuni malgari, ostili in modo quasi epidermico, naturale, alla violenza e alla barbarie del nazifascismo. La scelta dei ragazzi di Malga Zonta ha contribuito a riscattare l’onore dell’Italia. È stata la ribellione dei partigiani la prima premessa della Repubblica, è stata la loro disubbidienza civile e militare a fabbricare  l’inchiostro con cui è stata scritta la Costituzione".

 

L'anniversario numero 80 dell'eccidio diventa l'occasione per un ragionamento più ampio. "Oggi siamo qui anche e soprattutto per rinnovare l’impegno ad amministrare al meglio e a difendere la loro eredità, le loro aspirazioni a una società libera e giusta. E' un lavoro mai compiuto la costruzione della democrazia, per definizione sempre imperfetta, sempre da consolidare e da difendere. Basti pensare che solo pochi giorni fa la Commissione europea, nel suo rapporto periodico sullo stato di diritto, ha sollecitato l’Italia a tutelare meglio la libertà di informazione e a prendere le dovute contromisure riguardo alle aggressioni ai giornalisti, alle intimidazioni, agli avvertimenti a suon di querele per diffamazione, ai  tentativi di restringere lo spazio del pluralismo. Questo campanello d’allarme va ascoltato, come vanno presi sul serio i rilievi dell’Unione europea sull’amministrazione della giustizia e sul rispetto dei diritti civili. Le pulsioni antidemocratiche devono essere riconosciute per tempo, i rigurgiti illiberali vanno bloccati, le tendenze xenofobe non possono essere tollerate, anche per evitare gli episodi vergognosi di caccia allo straniero che in questi giorni hanno sconvolto il Regno Unito". 

 

Per rispetto della memoria "dei nostri partigiani, ci assumiamo qui l’impegno ad aver cura della nostra democrazia, a proteggerla non solo dagli attacchi, ma anche e soprattutto dall’indifferenza di chi si astiene dal voto e dalla vita pubblica. La partecipazione può essere l’antidoto all’estraneità sociale e politica, come ci insegnano i protagonisti di questo 2024 in cui la città di Trento è Capitale europea del volontariato. E come impariamo dalle storie di quelle ragazze e di quei ragazzi che, nelle piazze dell’Iran e della Georgia, del Kenya o della Russia, considerano la libertà e la giustizia i valori più importanti, a cui sacrificare anche la vita. Permettetemi infine di ringraziare tutti coloro che tengono vivo non solo il ricordo della strage di Malga Zonta, ma anche questo paesaggio della memoria che costituisce un memento per tutti noi. Basta una passeggiata tra queste montagne per ricordarci cosa sia stato il secolo breve e quale sia il valore della pace di cui oggi beneficiamo anche grazie ai ragazzi che qui persero la vita", conclude Ianeselli.

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