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Trento
14 ottobre | 15:57

''Sono passati 110 anni dall'apertura del fronte tra i nostri paesi. 60mila trentini andarono al fronte, 12mila non tornarono'', ricordati i trentini della Grande Guerra

Ricorre oggi la Giornata in ricordo delle vittime e dei caduti trentini della Grande Guerra, istituita con la Legge provinciale 11/2017; come ogni anno, questa mattina al cimitero monumentale di Trento si è svolta la cerimonia di commemorazione in memoria dei soldati dell’esercito austro-ungarico caduti durante la Grande Guerra, promossa dalla Federazione degli Schützen del Welschtirol

di Redazione

TRENTO. ''"Sono passati 111 anni dall’inizio della Grande Guerra e 110 dall’apertura del fronte tra i nostri paesi: sessantamila trentini furono mandati al fronte, dodicimila non tornarono. Numeri che raccontano il dolore di un intero popolo, di famiglie sradicate, di comunità travolte. Ma ha ancora senso ricordare? Sì, perché mantenere viva la memoria è l’unico modo per capire l’inutilità della guerra e le sofferenze che porta con sé''. Queste alcune delle parole pronunciate dall'assessore all'autonomia Simone Marchiori tra le autorità intervenute per commemorare la Giornata in ricordo delle vittime e dei caduti trentini della Grande Guerra. L'appuntamento era fissato questa mattina al cimitero monumentale di Trento ed è servito a ricordare i soldati dell’esercito austro-ungarico caduti durante la Grande Guerra, promosso dalla Federazione degli Schützen del Welschtirol.

Alla presenza delle autorità il sindaco Franco Ianeselli, il presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini, il comandante della Federazione Schützen Enzo Cestari e il direttore della Fondazione Museo storico del Trentino Giuseppe Ferrandi, sono stati pronunciati i discorsi ufficiali, seguiti dalla benedizione e dalla deposizione di corone al monumento, che custodisce le spoglie di oltre ottomila soldati, e alle lapidi dedicate al capitano Franz Luger, all’Hauptmann Johann Kisvarday e a Maximilian Jüstel.

 

Il sindaco Ianeselli ha detto: "C’è una famosa poesia di Bertolt Brecht che descrive bene le conseguenze della guerra: Fra i vinti la povera gente/ faceva la fame. Fra i vincitori/ faceva la fame la povera gente egualmente scrive il poeta. La prima guerra mondiale è un esempio della devastazione umana, economica e morale causata dalla guerra su entrambi i fronti: quello dei vinti e quello dei vincitori. Il Trentino allora ebbe un ruolo ibrido: festeggiò la vittoria in quanto regione annessa all’Italia, potenza vincitrice, ma partecipò anche alla sconfitta, perché molti suoi soldati combatterono nelle file dell’impero austroungarico. E, in quanto vinti, furono immediatamente dimenticati e rimossi. Questa duplicità, questa ambivalenza della posizione trentina consente di capire ancora meglio cosa fu il primo conflitto mondiale, al di là di ogni retorica bellica. Fu un’immane carneficina, che falcidiò una generazione di giovani ragazzi, che creò le condizioni per la terribile epidemia di spagnola, che colpì i civili, trasformati in profughi, che pose le premesse della seconda guerra mondiale. Ringrazio la Federazione degli Schützen per questa commemorazione, che è anche un modo per ricordare le vittime e i profughi di oggi in fuga da guerre non meno feroci di quella di allora".

 

"Nelle guerre è tutto il popolo che soffre e queste grandi sofferenze devono essere ricordate dalle generazioni che seguono, oggi più che mai c'è bisogno di maggiore memoria e consapevolezza. Bene in questo senso fa il Museo storico a lavorare con le scuole, insegniamo ai ragazzi cosa sono state le guerre anche nella nostra Europa e l'epopea stessa degli sfollati trentini dalle zone di confine", queste le parole del presidente del Consiglio Claudio Soini.

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