A Malga Bala l'eccidio di 12 carabinieri. Fedriga: ''Vittime di inaudita ferocia, pagarono con la vita la fedeltà al dovere. Manteniamone viva la memoria''
Uccisi dai partigiani slavi 82 anni fa i dodici carabinieri restano un simbolo di quegli anni terribili e violenti. Uno degli episodi più drammatici della storia del confine nord-orientale

TARVISIO. Una cerimonia solenne, scandita dal silenzio e da una memoria che qui, più che altrove, continua a pesare come una presenza concreta: l’Arma dei Carabinieri ha commemorato ieri, 25 marzo, l’82° anniversario dell’eccidio di Malga Bala, rendendo omaggio ai dodici militari uccisi nel 1944 in uno degli episodi più drammatici della storia del confine nord-orientale.
La giornata si è svolta alla presenza delle autorità civili e militari, dei familiari dei caduti e di rappresentanze dell’Arma, con la partecipazione, tra gli altri, del comandante della Legione Carabinieri Friuli Venezia Giulia, generale di brigata Gabriele Vitagliano, del prefetto di Udine Domenico Lione, del sindaco di Tarvisio Renzo Zanette e dei vertici dell’Associazione nazionale Carabinieri. Un momento di raccoglimento che si è aperto con la celebrazione della messa nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, per poi proseguire con la deposizione di una corona d’alloro al Tempietto Ossario, dove riposano sette dei dodici militari, accompagnata dalle note del Silenzio che, come spesso accade in queste occasioni, dicono più di qualsiasi discorso.
Ma al di là della ritualità, resta il peso della storia, che in questo caso non ha bisogno di particolari forzature per emergere nella sua crudezza. I fatti risalgono alla primavera del 1944, quando un gruppo di carabinieri (si trattava della 62ª Legione "Isonzo" della Guardia Nazionale Repubblicana della Repubblica Sociale Italiana provenienti dall'aliquota di ex Carabinieri Reali che nelle province di Udine e Gorizia optarono per restare in servizio piuttosto che accettare la deportazione in Germania o il passaggio ai partigiani) in servizio presso il distaccamento a protezione della centrale idroelettrica di Bretto di Sotto venne preso di mira da un commando partigiano: due militari furono aggrediti mentre rientravano in caserma, mentre altri uomini armati facevano irruzione nel presidio, catturando complessivamente dodici carabinieri.
Da lì iniziò una marcia forzata lungo sentieri di montagna, con i prigionieri costretti a trasportare a spalla il materiale sottratto, in un percorso che li avrebbe condotti fino a Malga Bala, passando per soste sporadiche e condizioni sempre più difficili. L’ultima tappa, la sera del 24 marzo, si consumò all’interno di una stalla sull’altipiano di Logje, dove ai militari venne somministrato del cibo adulterato con soda caustica, provocando sofferenze ulteriori a un quadro già segnato dalla violenza.
Il giorno successivo, il 25 marzo, si consumò l’epilogo: raggiunto il casolare di Malga Bala, i dodici carabinieri vennero uccisi. Un episodio che negli anni è rimasto inciso nella memoria collettiva del territorio e che ancora oggi viene ricordato come uno dei momenti più tragici e controversi di quel periodo. È anche per questo che la commemorazione odierna non si è limitata a un gesto formale, ma ha voluto ribadire il significato di un sacrificio che, al di là delle letture storiche e delle sensibilità diverse, continua a interrogare il presente, ricordando quanto fragile possa diventare il confine tra guerra e brutalità quando le regole smettono di esistere.
''Sono trascorsi 82 anni da quel 25 marzo 1944 - il ricordo del presidente Fedriga - ma il ricordo dei 12 Carabinieri uccisi a Malga Bala resta scolpito nei nostri cuori. Vittime di inaudita ferocia, pagarono con la vita la fedeltà al dovere. Mantenere viva la loro memoria è il nostro impegno affinché simili atrocità non trovino mai più spazio. Un pensiero commosso a questi dodici eroi ed a tutti i Carabinieri che, oggi come allora, proteggono le nostre comunità''.












