A cinquant’anni dal processo per i crimini della Risiera di San Sabba, inaugurata al Tribunale una lapide commemorativa: "Atto doveroso per ricordare quanto accaduto"
Al Tribunale di Trieste diventa indelebile il segno di un processo storico, inaugurata la lapide in memoria del 50º anniversario del processo della Risiera di San Sabba. L'assessore: "Questa lapide è un atto doveroso per ricordare quanto accaduto in considerazione del fatto che oggi, a causa dell’instabilità internazionale, siamo pericolosamente vicini a quei tempi bui”

TRIESTE. Si dovettero aspettare oltre vent’anni, grossomodo la seconda metà degli anni Sessanta, affinché a Trieste si iniziasse a pensare a un processo che potesse portare giustizia nei confronti dei crimini di guerra compiuti all’interno della Risiera di San Sabba.
Il campo di concentramento è ad oggi ricordato come l’unico dotato di forno crematorio presente in Italia, anche se in quel momento la città in Italia non era più, poiché dal 1943 al 1945 Trieste faceva parte dell’Ozak, Operationszone Adriatisches Küstenland, la zona di operazioni del litorale adriatico e in quanto tale annessa direttamente al Reich nazista.
Oltre vent’anni dunque, forse perché nei primi anni dopo la guerra di certe cose si preferiva non parlare, ma la resa dei conti arrivò anche per la Risiera: in un processo che finì esattamente cinquant’anni fa, il 29 aprile 1976, al Tribunale di Trieste.
Nella mattina di oggi, 29 aprile, una nuova lapide che ricorda quel momento è stata scoperta, e in tre lingue - italiano, sloveno e inglese - riporta: “In questo Palazzo di Giustizia, dal 16 febbraio al 29 aprile 1976 si celebrò il processo per i crimini compiuti durante l’occupazione nazista (settembre 1943-aprile 1945) all’interno della Risiera di San Sabba, oggi monumento nazionale”.
“Questa lapide è un atto doveroso – ha dichiarato l’assessore comunale alla cultura Giorgio Rossi – per ricordare quanto accaduto in considerazione del fatto che oggi, a causa dell’instabilità internazionale, siamo pericolosamente vicini a quei tempi bui”.
La lapide è stata realizzata dal Comune di Trieste – Museo e Monumento Nazionale della Risiera di San Sabba con il contributo del Ministero della Cultura su iniziativa del Comitato iniziative 50 anni processo Risiera, quest’ultimo composto anche da Mauro Barberis, professore dell’Università di Trieste, che per l’occasione ha spiegato come si arrivò al processo.
“I primi che entrarono in Risiera dopo la fuga dei nazisti trovarono i resti del forno – ha dichiarato Barberis – che probabilmente non è stato usato come ad Auschwitz o altri campi dell’Europa centrale. Qui le persone venivano ammazzate in altri modi e poi il forno serviva per fare sparire i loro resti, senza tuttavia riuscirci del tutto perché alcuni sono stati ritrovati e a cui si rese poi omaggio".
"Sin dal dopoguerra ci sarebbero stati tutti gli elementi per fare partire un processo – prosegue il professore – riguardo le persecuzioni che avvennero all’interno della Risiera, eppure sul momento non si fece nulla. Questo perché né le vittime né i complici volevano ricordare e riaprire ferite tragicamente aperte. Oltre vent’anni dopo arrivarono dalla Germania delle richieste di informazioni affinché anche i giudici italiani si attivassero e il procedimento potesse partire”.
Il processo, terminato nel 1976 e confermato presso la Corte d’Appello nel 1978, riconobbe le responsabilità dei vertici del campo, in particolare Joseph Oberhauser, condannato in contumacia all’ergastolo, e Dietrich Allers, per il quale fu dichiarato il non doversi procedere in quanto già deceduto. Erano presenti alla cerimonia diverse autorità tra cui il prefetto di Trieste Petronzi e la questora Fedrella.












