Contenuto sponsorizzato
FVG
25 marzo | 12:15

Vergarolla, la peggiore strage (dimenticata) di italiani del dopoguerra. Per gli 80anni un monumento a Pola: ''Fatto epocale inimmaginabile fino a pochi anni fa''

Alle 14 del 18 agosto 1946 dalla spiaggia di Vergarolla, a sud del centro di Pola (formalmente ancora italiana) si udì uno scoppio violentissimo. Oltre cento persone, bambini, donne, uomini, anziani furono spazzati via. Alcuni furono letteralmente polverizzati. ''A chi parla di segnali di distensione ricordo che durante l'evento di commemorazione della strage dell'anno scorso, il sindaco di Pola, Peđa Grbin, quando si è cominciato a scendere nei dettagli specificando cosa fu quell'attentato, ha preso e se n'è andato. E questo accadeva l'anno scorso, non cinquant'anni fa”

TRIESTE. Un nuovo cippo per ricordare la strage di Vergarolla è stato inaugurato ieri, 24 marzo, a Pola, nell'anno in cui intercorre l'ottantennale dallo sciagurato evento. Due scritte, una dialettale “Vargarola”, e una in italiano “Vergarolla”, una sessantina di nomi che compaiono relativi alle vittime identificate, una data e un nome scritto a terra, quello di Geppino Micheletti, il medico-eroe di Pola che salvò decine di vite, per ricordare la più grande strage di italiani per numero di morti e feriti della storia dell'Italia repubblicana. Una strage che avvenne a guerra finita, il 18 agosto del '46, e costò oltre un centinaio di vittime

 

“E' con profonda emozione che annuncio che questa mattina a Pola è stato posto il nuovo cippo dedicato alla strage di Vergarolla – ha scritto in un post Lucia Bellaspiga, presidente di Aipi-Lcpe, cioè degli Italiani di Pola e dell'Istria -. Si tratta di un fatto epocale inimmaginabile solo pochissimi anni fa. Sappiamo tutti che dare un nome alle vittime significa restituire loro la memoria che era stata sepolta. La strada segnata è quella giusta: memoria e rispetto, mai parole d'odio. Questo ci hanno insegnato i nostri genitori e nonni, esuli dalle loro terre per colpe non loro”.

 

Eppure il nuovo monumento è stato accolto tiepidamente da buona parte di chi oggi rappresenta e detiene l'immagine degli esuli in Italia, tra cui Massimiliano Lacota, presidente dell'Unione degli istriani, che interpellato da Il Dolomiti ha dichiarato: “L'inaugurazione del nuovo cippo? Meglio tardi che mai, si potrebbe dire. Ma è arrivato molto tardi e solo dopo una serie di pressioni. Ho visto solo le foto quindi magari mi sbaglio, ma ho visto qualcosa che non offre nessun contesto. C'è scritto solo 'Vergarolla', con una data e qualche nome, chi passa di là non capisce niente di cosa sia. Dopo ottant'anni sarebbe anche ora di scrivere spiegando le cose come stanno, quindi ripeto, meglio che niente ma è troppo poco per le sofferenze e il tempo passato”.

 

Vergarolla è in effetti uno dei simboli più fulgidi delle atrocità e delle sofferenze che hanno avuto luogo sul confine orientale, una frattura che, secondo Lacota, mostra i suoi segni ancora oggi e mette a nudo le criticità di chi oggi amministra quelle terre. “A chi parla di segnali di distensione – afferma il presidente dell'Unione degli istriani – ricordo che durante l'evento di commemorazione della strage dell'anno scorso, il sindaco di Pola, Peđa Grbin, quando si è cominciato a scendere nei dettagli specificando cosa fu quell'attentato, ha preso e se n'è andato. E questo accadeva l'anno scorso, non cinquant'anni fa”. Giova ricordare che l'attentato di Vergarolla fu un'esplosione procurata e tremenda che portò a un massacro per il quale nessuno ha pagato ma su cui incombeva l'ombra della mano dell'Ozna, la polizia segreta di Tito.

 

L'esposizione avvenne quando Pola si trovava sotto l'amministrazione inglese ma formalmente era ancora parte dell'Italia. Uno stato di apnea in attesa che il trattato di pace, che verrà stipulato l'anno dopo, sancisca a quale Stato debba appartenere la città, se all'Italia o alla riformata Jugoslavia di Tito. Alle 14 del 18 agosto 1946 dalla spiaggia di Vergarolla, a sud del centro di Pola, dove stavano andando in scena davanti a una folla di bagnanti le gare di nuoto, vela e canottaggio e parallelamente si festeggiavano i sessant'anni di attività della rappresentativa simbolo dell'italianità della città, la “Pietas Julia”, si udì uno scoppio violentissimo. Una grande catasta di ordigni disinnescati, residui della guerra, che si trovava nella vicinanze era infatti esplosa per mano di qualcuno.

 

Fu un attentato terribile nel quale morirono decine di bambini, famiglie intere vennero spazzate via, molti scomparvero nel nulla, disintegrati dall'esplosione. Per questo è difficile anche solo tracciare un bilancio definitivo dei morti che furono sicuramente più di un centinaio. Fu un atto cruento che ancora oggi rende difficile il dialogo tra gli esuli e le attuali istituzioni di Pola. Il monumento si colloca in sostituzione di un cippo precedente che fu installato circa trent'anni fa e che riportava la scritta del luogo in croato e l'orario dello scoppio, orario jugoslavo del tempo che era uniformato a quello di Mosca. Ai piedi del monumento una targa che ricorda Geppino Micheletti, il medico chirurgo “eroe” che in quel giorno di tragedia salvò decine di vite pur perdendo quelle dei suoi due figli, Carlo e Renzo di 4 e 9 anni, morti nella deflagrazione (QUI PER APPROFONDIRE).

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 25 maggio | 14:01
Momenti di grande paura si sono vissuti attorno a mezzogiorno di oggi, lunedì 25 maggio, in via dei Zeni, a Cavedago. Un'auto ha investito [...]
Cronaca
| 25 maggio | 12:41
Il  pauroso incidente stradale si è verificato nella mattinata di oggi - lunedì 25 maggio - a Glorenza, in Alto Adige. La moto, [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato