A Palù del Fersina il tradizionale carnevale mantiene viva la cultura mochena. Il sindaco Moar: “Un forte momento di aggregazione comunitaria"
Un appuntamento sempre molto atteso dagli abitanti della valle che culmina nel Betschato, il rito del martedì grasso con protagonisti personaggi in abiti tradizionali, simbolo di fertilità e abbondanza

TRENTO. Bilancio più che positivo per il Carnevale mocheno, una delle tradizioni più antiche e importanti del Trentino, conclusosi ieri con la cerimonia del Betschato.
Una tradizione mantenuta in vita grazie alla sinergia tra associazioni locali – come la Pro Loco, l'Istituto culturale mòcheno, i Vigili del fuoco – ma soprattutto all'orgoglio della comunità mòchena per la propria cultura.
“Una ricorrenza dal forte valore simbolico – spiega il sindaco di Palù del Fersina, Franco Moar – un momento di aggregazione che segna il passaggio dall'inverno alla primavera”.
Situata ad una ventina di chilometri da Trento, la Valle dei Mocheni rappresenta infatti un'isola linguistica germanofona di origine medievale che comprende quattro comuni: Fierozzo (Vlarotz), Frassilongo (Garait), Palù del Fersina (Palai en Bersntol) e Sant'Orsola Terme.
Ed è proprio a Palù del Fersina che ha luogo il rito del martedì grasso alla presenza del bètscho e della bètscha (il vecchio e la vecchia), personaggi in ambiti tradizionali che attraversano le vie del paese, partendo dal maso più alto, il Vròttn.
Simbolo di fertilità e abbondanza, “queste due figure storiche – aggiunge il sindaco Moar – sono affiancate dal òiartroger (il raccoglitore di uova)” lungo il percorso che porta fino alla piazza di Palù dove viene messo in scena il rito carnevalesco mòcheno.
Tra i momenti salienti, la distribuzione delle torte benauguranti e il “testamento” ossia un atto burlesco (in passato, scritto in lingua mochena) attraverso il quale si parla del paese e della sua gente, una sorta di “satira del paese”, racconta il sindaco.
A concludere la festa, il falò acceso simbolicamente dai bambini nel prato vicino al centro storico del paese, che salutano così la fine del Carnevale e danno il benvenuto alla stagione della primavera.
“E' una tradizione molto vissuta e partecipata – conclude il sindaco Moar – non solo dai cittadini della valle ma anche da molte persone provenienti da fuori regione, incuriosite dalla nostra tradizione. Un Carnevale storico, caratterizzato dalle figure del bètscho, della bètscha e del òiartroger, ma che quest'anno ha visto anche la presenza di quattro carri allegorici”.














