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Trento
20 aprile | 06:01

Rsa in Trentino, Upipa: "La pressione sul sistema è alta ma ci sono oltre 200 posti inutilizzati che potrebbero essere resi disponibili con interventi minimi"

La presidente di Upipa Michela Chiogna: "Quella che emerge è una risposta non ancora sufficiente. Contributo integrativo provinciale di due milioni di euro? Serve una pianificazione strutturata: il metodo corretto sarebbe quello di adeguare fin da subito le rette in modo da non dover chiedere interventi straordinari"

TRENTO. La pressione sul sistema delle Rsa in Trentino è grande e i posti letto mancanti sono quasi 1300, e ad essere necessaria è una riorganizzazione degli stessi. A sottolinearlo è Upipa che, al termine di una serie di incontri organizzati sul territorio provinciale, fa emergere inoltre un dato interessante: ci sono in provincia tre Rsa "nascoste", ossia 209 posti letto che, anche senza costruire nuove strutture e in qualche caso con piccoli interventi di ristrutturazione, potrebbero essere resi disponibili per alleggerire le liste d'attesa.

 

"Si tratta di 73 posti che giacciono inoperosi perchè non autorizzati, altri 73 potrebbero essere invece ricavati trasformando in doppie altrettante stanze singole con una metratura adeguata e 63 sono invece classificati come casa di soggiorno, un servizio su cui la pressione è di gran lunga minore rispetto a quella sulle Rsa" spiega la presidente di Upipa Michela Chiogna, che specifica: "Quella che emerge è una risposta non ancora sufficiente, questo rispetto al target che ci era stato dato dalla Provincia nel 2009 e corrispondente al 10% degli ultra 75enni".

 

Nelle Rsa trentine gestite da Apsp (aziende pubbliche di servizi alla persona) al momento sono autorizzati 4618 posti, di cui 4.030 convenzionati e 588 privati, che rappresentano l'84% dei posti letto autorizzati complessivi, ai quali si sommano quelli gestiti dai privati: il problema è però che la popolazione è invecchiata e non poco e, se si prende l'ultimo dato Istat disponibile e si applica il medesimo parametro, i posti autorizzati dovrebbero essere 6416, con le apsp che dovrebbero gestirne il 29,2% in più rispetto ad ora.

 

Un altro tema importante riguarda il fatto che la distribuzione dei posti nelle Rsa su territorio provinciale non è omogenea e forti disequilibri sono presenti anche nella distribuzione tra posti privati e posti convenzionati.

 

"Ci sono zone servite oltre il target obiettivo e zone invece altamente penalizzate come la Val di Non, la Val di Sole, la Valle di Ledro e la Valle dell'Adige – specifica Michela Chiogna – e disomogenea è anche la distribuzione dei posti privati, per questo chiediamo alla Provincia un'attenzione e una risposta attenta anche sulla previsione dei posti per il futuro prossimo".

 

La presidente di Upipa si sofferma poi sul contributo straordinario integrativo per le Rsa, di circa due milioni di euro, confermato per il 2023 nei giorni scorsi dalla giunta provinciale: "L'accantonamento previsto evidentemente serve, e servirà, per riportare in pareggio il bilancio della grande maggioranza delle nostre strutture, il problema è però il metodo: quello corretto sarebbe di adeguare fin da subito le rette, in modo da non dover poi chiedere interventi straordinari. La nostra richiesta è quindi quella di una pianificazione strutturata che ci permetta di raggiungere il pareggio di bilancio attraverso l'adeguamento delle rette e dei finanziamenti accordati".

 

In chiusura Michela Chiogna affronta il tema del personale operativo nelle Rsa: "Siamo vicini ai professionisti che si impegnano nelle nostre strutture, ci rapportiamo spesso con loro e siamo sempre disponibili a confrontarci anche coi loro rappresentanti. Praticamente in ogni occasione di incontro dell’ultimo periodo abbiamo parlato della necessità di poter aumentare la presenza di infermieri e oss rispetto al numero di posti letto per venire incontro a chi si confronta con condizioni di lavoro, connesse alla gravità del quadro sanitario degli utenti, più gravose".

 

Temi centrali, a tal proposito, sono poi quelli della formazione e della specializzazione: "Sappiamo che molto va fatto, con strutture e risorse adeguate a partire dalla presenza di un giusto numero di posti e di professionisti nei nuclei demenza. È chiaro poi che bisogna intervenire con decisione anche sulla valorizzazione professionale, che passa necessariamente dalle progressioni di carriera e dal riconoscimento contrattuale".

 

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