Centro Nemo, eccellenza sanitaria a un bivio: che futuro avrà la gestione della struttura?
La convenzione stipulata tra l'Azienda sanitaria trentina e la Fondazione Serena, che co-gestiscono la struttura, prevedeva una sperimentazione di 5 anni, prorogabile di altri 5 con l'autorizzazione della Giunta provinciale per consentire eventuali consolidamenti o miglioramenti del modello organizzativo. Febbraio 2026 non è lontano, ma non sono ancora arrivate comunicazioni ufficiali sul tema: e così in molti si chiedono che fine farà il Centro Nemo di Pergine Valsugana

PERGINE VALSUGANA. Concepito nel 2018, concretizzato l'anno seguente, inaugurato formalmente nel marzo 2021. Fin dal primo giorno il Centro Clinico Nemo di Trento, attivo all'ospedale Villa Rosa di Pergine Valsugana e gestito in co-convenzione tra Apss e Fondazione Serena Onlus, è stato riconosciuto come unico nel suo genere in Trentino e come un'eccellenza a livello nazionale: si prende cura di persone affette da malattie neuromuscolari complesse come la Sla, le distrofie muscolari e l’atrofia spinale (Sma), e da quel giorno del 2021 sono stati oltre 1.700 i pazienti presi in carico.
Il centro ha saputo rispondere alle necessità del territorio trentino ma anche attrarre da oltre i confini provinciali (circa il 40% dei pazienti sono da "fuori") proprio per il suo modello organizzativo e tecnologico all'avanguardia, un modello multidisciplinare che ha permesso di integrare assistenza, riabilitazione e ricerca.
Insomma, un vero e proprio fiore all'occhiello, tanto che oggi a distanza di 5 anni dalla sua apertura c'è ancora qualche battibecco politico tra chi vuole prendersene la paternità.
Ma perché in questi giorni il Centro Nemo (che sta per Neuro Muscular Omnicentre) sta facendo capolino nel dibattito politico e mediatico provinciale?
Facile a dirsi: la convenzione stipulata tra l'Azienda sanitaria trentina e la Fondazione Serena prevedeva una sperimentazione di 5 anni, prorogabile di altri 5 con l'autorizzazione della Giunta provinciale per consentire eventuali consolidamenti o miglioramenti del modello organizzativo. Febbraio 2026 non è lontano, ma non sono ancora arrivate comunicazioni ufficiali sul tema. E così in molti, preoccupati, si chiedono che fine farà il Centro Nemo.
CO-GESTIONE O INTERNALIZZAZIONE?
Dopo una mozione presentata addirittura lo scorso marzo (e mai calendarizzata), è stato di nuovo il consigliere Claudio Cia (Gruppo Misto) a portare il tema in consiglio provinciale: martedì 7 ottobre, nella seduta, ha presentato un’interrogazione a risposta immediata per chiedere alla Giunta quale fosse l’orientamento in merito al futuro del centro.
Ad essere in discussione, per la verità, non è tanto "se" il Centro Nemo continuerà ad esserci (su questo pare esserci una rassicurante conferma dell'assessorato), ma "come". Insomma, se proseguirà l'attività con l'attuale formula di co-gestione pubblico-privata o se sarà invece in qualche modo "internalizzato" dalla Apss.
Su questo punto non c'è ancora chiarezza: “Non ho ricevuto una vera risposta", afferma il consigliere Cia. "Alla domanda precisa, se cioè il modello di co-gestione sarà confermato, non è stato dato alcun chiarimento. Questo silenzio preoccupa, perché il Centro Nemo è nato come risposta a un bisogno reale, con un modello vincente che ha saputo integrare pubblico e privato sociale. Cambiare rotta ora, senza un confronto trasparente e motivato, metterebbe a rischio i percorsi terapeutici di centinaia di persone".
“Il programma di sperimentazione quinquennale avviato all’Ospedale Villa Rosa di Pergine era finalizzato alla realizzazione di un polo sanitario di eccellenza di alta specializzazione di rilievo nazionale per la presa in carico, anche in un’ottica riabilitativa, di gravi disabilità neuromuscolari e neurodegenerative - ha risposto l'assessore alla salute Mario Tonina -. La sperimentazione ha registrato esiti positivi in termini di crescita dei nostri professionisti e di sviluppo di competenze specialistiche in questo particolare ambito assistenziale. Sono in corso di verifica sul piano tecnico, unitamente ad Apss, le valutazioni per individuare la modalità che potrà consentire l’erogazione delle attività cliniche sviluppate in questi anni, valorizzando le potenzialità dell’Ospedale Villa Rosa con un’attenzione alla sostenibilità e all’appropriatezza clinica e organizzativa”.
Riassunto: tutte le ipotesi sono ancora valide. "Si deciderà a tempo debito".
Claudio Cia peraltro non ha mancato di "esprimere perplessità su un’eventuale internalizzazione della gestione da parte dell’Azienda sanitaria, che già oggi affronta evidenti difficoltà nel garantire l’ordinario: liste d’attesa, copertura di turni nei pronto soccorso e carenza di personale sanitario".
ALLE RADICI DEL PROGETTO.
"Confesso che stavolta ho sorriso!". Sono le parole che aprono un post su Facebook di Luca Zeni: l'avvocato classe '79 è stato per tanti anni in consiglio provinciale trentino, ricoprendo anche il ruolo di assessore alla salute, ma dal 2022 ha scelto di lasciare ruoli istituzionali.
Parole che aprono proprio una breve riflessione sulla questione Centro Nemo: "Nel 2019 la prima giunta provinciale Fugatti, con l’allora assessore alla salute Segnana, inaugurò il Centro Nemo di Villa Rosa di Pergine, vendendola come una loro invenzione. All’epoca ricordai che la delibera che lo prevedeva era del 2018, e il proponente era il sottoscritto, e sarebbe stato elegante da parte loro ricordarlo, inaugurando il Centro, invece di far finta di niente".
A 7 anni di distanza, dice Zeni, si va oltre nella recidiva: "La consigliera Segnana dice che nel 2019 'le fu presentata la possibilità di portare il centro Nemo in Trentino' e che 'iniziarono le interlocuzioni' con Fondazione Serena onlus. Forse intende le sue personali interlocuzioni, visto che già era qualche anno che Apss e la Provincia già ce le avevano (soprattutto per iniziativa del direttore generale Bordon, che aveva sostenuto la proposta del dottor Bortolotti), prima di arrivare alla nostra delibera del 2018".
E' proprio Luca Zeni, parlando a il Dolomiti, a raccontare la genesi di questo Centro e del perché si trovi a Pergine Valsugana: "L'ospedale di Villa Rosa è figlio di una progettazione, realizzata negli anni Ottanta, che lo ha reso 'troppo grande' rispetto alle reali necessità: in sostanza si trattava di una struttura sovradimensionata, con la conseguenza che c'erano tanti spazi vuoti e inutilizzati. Come sfruttare e ottimizzare allora quello spazio sanitario? Negli anni sono stati inseriti vari tipi di servizi, dalle guardie mediche ai centri per i prelievi; ma Pergine, e Villa Rosa in particolare, sono stati sempre percepiti come un polo di riabilitazione di alto livello. E così anche grazie alla visione dei professionisti dell'ospedale, condivisa con la struttura politica e amministrativa dell'Azienda sanitaria, si decise di creare un centro di altissimo livello, perfettamente coerente con Villa Rosa, la sua storia e la sua vocazione".
E si decise anche di partire con una gestione tra il pubblico, l'Azienda sanitaria, e il privato sociale rappresentato dalla Fondazione Serena. "All'epoca - spiega l'ex capogruppo del Pd in consiglio provinciale -, portare in territorio trentino un soggetto esterno, autorevole e con una rete di collegamenti importante fu considerato un valore aggiunto per il progetto: oggi giustamente l'assessorato fa e farà le sue valutazioni con tutti i numeri e gli elementi del caso per poter prendere la decisione migliore. L’auspicio, al di là di ogni questione politica, è che il lavoro di questi anni non vada perso e che il Centro Nemo di Pergine possa continuare a crescere".












