E' il leone (alato) in legno più grande del mondo, ecco la nuova opera di Martalar ed è subito polemica, Avs: ''Un sito protetto non è un parco giochi''
Il leone simbolo del Veneto si trova nei pressi di Borgo di Fratta nel sito naturalistico protetto tutelato dalla Rete Natura 2000 dell'Ue ''Laghi di Revine''. Zanoni: ''E' stato collocato in una zona delicatissima. dove vivono decine di specie protette, sette delle quali in stato critico. Questa non è valorizzazione del territorio. Lo si sposti a Fratta dove potrà essere ammirato senza disturbare la fauna''

TARZO. Realizzato con oltre 3.000 pezzi di radici di alberi abbattuti dalla tempesta Vaia, è il leone in legno più grande al mondo, con un’altezza di oltre 7 metri e una lunghezza di 10, ed è simbolo storico dell’identità veneta. Stiamo parlando del leone alato di Marco Martalar, scultura situata nei pressi del Borgo di Fratta, nel comune di Tarzo, ed è stata commissionata dall’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Si tratta dell'ennesima opera dello scultore veneto, ormai molto noto e apprezzato a partire dal suo Drago Vaia sopra Lavarone, ma la polemica infuria e la guida il consigliere regionale di Verdi e Sinistra, Andrea Zanoni che denuncia: ''Un sito protetto non è un parco giochi''.
L’artista Martalar sulla sua pagina Facebook scrive: “L’opera incarna i valori di forza, protezione e giustizia della Serenissima Repubblica. Da sempre emblema identitario della città lagunare e dell’intero Veneto, il leone alato è legato non solo alla figura di San Marco, patrono di Venezia, ma anche alla tradizione culturale della regione. Non a caso, è l’elemento centrale della bandiera, prima della Serenissima e oggi del Veneto”. Martalar ha scelto di recuperare i legni schiantati della tempesta Vaia del 2018, trasformandoli in un’opera che crea un ponte tra passato e presente: ciò che era distrutto rinasce come simbolo di resilienza e speranza. Per rafforzare il legame con il territorio, l’artista ha utilizzato legname di scarto proveniente dalle vigne delle Colline Patrimonio dell’Umanità per realizzare la criniera del leone, generando così una fusione simbolica tra natura e cultura locale.
“L’opera- continua a spiegare l’autore- è anche una riflessione sulla fragilità della natura e sulla necessità di proteggerla. In questo senso, il leone alato diventa emblema di adattamento, capace di affrontare le sfide del presente, tra cui i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità. La sua presenza richiama la forza rigeneratrice della natura e del paesaggio”.
All’inaugurazione della statua del Leone alato, tenutasi oggi, hanno partecipato esponenti e militanti di Alleanza Verdi e Sinistra tra questi, il consigliere regionale Andrea Zanoni. Una presenza, quella del gruppo, per protestare pacificamente contro l’ubicazione dell’opera in un sito naturalistico protetto, tutelato dalla Rete Natura 2000 dell’Unione Europea “Laghi di Revine”. “Durante l’evento, è stato aperto uno striscione con la scritta: ‘un sito protetto non è un parco giochi’, per denunciare la trasformazione dell’area in un’attrazione turistica a discapito della biodiversità - dichiara Zanoni -. Il Leone alato – prosegue - poggiato su una base in calcestruzzo di trenta metri quadri, è stato collocato in una zona delicatissima, dove vivono decine di specie protette, sette delle quali in stato critico. Questa non è valorizzazione del territorio, è una violazione delle regole di tutela ambientale. Il sito dei Laghi di Revine non può diventare un luna park per il marketing del Prosecco''.
La preoccupazione del consigliere, quindi, è il flusso costante di visitatori che potrebbe attirare l’opera, in particolare nel periodo primaverile, cruciale per la nidificazione di molte specie di uccelli presenti nel sito protetto. La presenza, dunque, dei turisti potrebbe compromettere gravemente l’equilibrio ecologico dell’area. “Ho già trasmesso – puntualizza Zanoni - ad Arpav una dettagliata osservazione chiedendo che il Leone alato venga spostato in un luogo più idoneo, come il borgo di Fratta, dove potrà essere ammirato senza disturbare la fauna”. Zanoni poi conclude: “Celebrare l’anniversario Unesco è giusto, ma il modo migliore sarebbe stato presentare il nuovo piano di gestione del sito Unesco previsto per il 2025 come richiesto dall’Unesco. Non certo installare statue monumentali e infrastrutture invasive in aree protette”.











