Elisa Nicoli, Eco Narratrice per una Vita Sostenibile e Zero Waste : " Voglio ispirare le persone ad un cambiamento, in maniera leggera e senza imposizioni"
Il 18 ottobre alle 10.30 in Piazza Mostra a Trento, Nicoli sarà ospite dell'evento “Autumnus”, dove parlerà di cibo e sostenibilità, approfondendo come le scelte alimentari possano influire sull’ambiente e come ognuno di noi possa contribuire a costruire un futuro più verde, attraverso piccole azioni quotidiane che, sommate, fanno una grande differenza

TRENTO. Come è possibile vivere in modo veramente sostenibile e contribuire concretamente alla salvaguardia dell’ambiente? Elisa Nicoli, divulgatrice ambientale e scrittrice ed educatrice, offre la sua risposta attraverso un approccio che unisce passione, creatività e impegno quotidiano. Nata a Bolzano, Elisa è una vera e propria "eco narratrice", un termine che ben descrive il suo modo di raccontare e sensibilizzare il pubblico riguardo le tematiche ecologiche, portando il concetto di sostenibilità all’interno della vita di tutti i giorni.
Con il suo profilo Instagram, “eco.narratrice”, che conta oltre 260mila follower, Nicoli ha saputo creare una comunità di persone unite dal desiderio di vivere in maniera più consapevole e rispettosa dell'ambiente. I suoi contenuti, caratterizzati da un mix di informazione e divertimento, trattano di temi come il riciclo, il riuso, l’alimentazione a basso impatto ambientale e, soprattutto, il movimento zero waste, il quale promuove l’eliminazione degli sprechi e una gestione più responsabile delle risorse.
Il 18 ottobre alle 10.30 in Piazza Mostra a Trento, Elisa Nicoli sarà ospite dell'evento “Autumnus”, dove parlerà di cibo e sostenibilità, approfondendo come le scelte alimentari possano influire sull’ambiente e come ognuno di noi possa contribuire a costruire un futuro più verde, attraverso piccole azioni quotidiane che, sommate, fanno una grande differenza.
Nicoli, quando è scattato il desiderio di parlare di ambiente?
Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione, che avevo scelto per esclusione, ma che in realtà, se tornassi indietro, rifarei la stessa scelta. Da grande avrei voluto lavorare nel cinema e fare documentari, cosa che in realtà poi ho fatto. Lavorare nel cinema però cominciava a starmi stretto e sentivo l’esigenza di fare qualcosa per l’ambiente, perché da sempre ho cercato di ridurre il mio impatto ambientale e di pesare meno sulla terra, trasmettendolo anche agli altri. Per questo poi ho scelto di fare un master in comunicazione ambientale, che, indirettamente, mi ha dato l’occasione di scrivere il mio primo articolo e da allora non ho mai smesso di scrivere. Da lì ho cominciato a fare divulgazione ambientale con la scrittura pubblicando articoli e libri ma poi con il covid tutti i miei lavori si sono bloccati. In quel periodo ho iniziato a “giocare” con Instagram e con il tempo è diventato sempre più serio, trasformandosi nel mio lavoro principale come divulgatrice ambientale sui social.
Si definisce un’eco- narratrice, cosa fa di preciso?
Io cerco di raccontare tematiche ambientali in maniera leggera, pur basandomi su dati e fonti scientifiche attendibili, in modo anche divertente con pupazzi, lego e altri giochi, in modo tale che siano accessibili ad un pubblico il più vasto possibile, non in maniera colpevolizzante e ispirando le persone ad un cambiamento, senza imporre nulla.
Il suo percorso di studi ha inciso quanto ha inciso nella sua professione?
L’ho sempre sentita come una vocazione in realtà, finché pubblicavo libri e scrivevo articoli, il mio pubblico era piuttosto ridotto, adesso che sono sui social riesco ad arrivare ad una quantità di persone impressionante, quindi, mi dà ancora più voglia di continuare a divulgare l’ambiente n questa maniera.
Qual è lo scopo della divulgazione ambientale? Quanto è importante per lei sensibilizzare questo tema?
Per me è importante allargare il più velocemente possibile una massa critica che riduca il proprio impatto sulla terra per cercare di salvare la nostra specie e tutte quelle che sono legate alla nostra. Questo è quello che sta in nostro potere, ma è una misura minoritaria rispetto al potere che hanno le istituzioni e le industrie. Io lavoro sulla consapevolezza delle persone in maniera non colpevolizzante, che tra il resto dev’essere un modo per stare bene con sé stessi e con gli altri, ma siccome costa fatica fare le cose in modo diverso rispetto a quello che si è sempre fatto, dev’essere una fatica che ci fa stare meglio, in pace con noi stessi e in contatto con la natura incentrata sul rispetto.
Che tipologia di contenuti porta sui suoi social e dove spaziano?
Per un periodo ho trattato molto di rifiuti, approfondendo la tematica, anche se cerco di parlare anche di altri temi come le auto elettriche, la transizione energetica, cose banali da fare in casa come, ad esempio, il modo per usare i fondi del caffè per assorbire l’unto, recentemente ho trattato della mercificazione delle montagne, ma cerco in generale di spaziare per alternare su tutti i temi ambientali.
Secondo lei, il tema sostenibilità e ambiente è conosciuto a sufficienza? Si fa ancora fatica a parlarne?
Non più per fortuna. Io ho iniziato a lavorare nel 2007 quindi quasi vent’anni fa, e se in quegli anni ci fosse stato un social e io avessi provato a parlare di questi temi su una di queste piattaforme mi avrebbero semplicemente derisa, mentre ora la maggior parte delle persone capisce di cosa sto parlando e questo è una cosa positiva di un cambiamento sociale, in parte anche grazie ai social dove si parla di ambiente e di crisi climatica. Negli anni 70 quando hanno iniziato gli attivisti a trattare il tema, non ne parlava nessuno, ma non ci si può più esimere dal discutere su questi temi.
Che atteggiamento può prendere il singolo individuo per rispettare l’ambiente con i piccoli gesti?
Si può rispettare l’ambiente in qualsiasi tipo di attività, ci sono però delle cose che hanno più senso come, ad esempio, ridurre il consumo di carne, che non significa diventare vegani, ma semplicemente ridurre soprattutto la carne rossa, che ne beneficia oltre che la nostra salute, anche l’ambiente. Altre cose importanti ma che sono meno alla nostra portata perché dipendono da dove viviamo, è l’uso del mezzo pubblico rispetto a quello privato. Passare ad una mobilità elettrica, usare la bicicletta o spostarsi a piedi, limitare il meno possibile i viaggi in aereo, in particolare i voli transcontinentali, e poi se ne abbiamo la possibilità economica e di scelta, ridurre il consumo energetico della nostra casa e in particolar modo del riscaldamento che è estremamente impattante.
Sarà ospite ad “Autumnus” a Trento, il 18 ottobre, dove parlerà del rapporto tra cibo- sostenibilità. Qual è la connessione?
La connessione tra cibo e crisi climatica è una questione enorme perché, se si va a calcolare l’intero sistema alimentare, finendo con lo spreco alimentare, può arrivare ad una fetta di emissioni di gas serra di un terzo, quindi se agiamo sul sistema alimentare facciamo già un enorme differenza. Noi singoli come ho detto prima ad esempio, possiamo limitare il consumo di carne, soprattutto quella di manzo, e possiamo lavorare sullo spreco alimentare, in particolare quello animale. Noi italiani abbiamo una sorta di “fissa” sulla carne, probabilmente per il nostro background storico di povertà, e la carne tutt’ora è legata ad un benessere acquisito dopo il secondo dopoguerra. L’alternativa che si può dare, che sono i legumi, era considerata come una cucina povera, quindi c’è una connessione tra ricchezza associata alla carne e povertà associata ai legumi, per cui non si sono mai più mangiati, eppure la tradizione di qualunque parte d’Italia è di mangiare legumi di ogni genere e varietà. Come affronto determinati temi sui miei canali social, così cercherò di sensibilizzare questa connessione tra cibo e sostenibilità anche al talk di Autumnus a Trento, per riflettere su come costruire anche diete più giuste e sostenibili.











