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Trento
05 ottobre | 20:01

"Rette dei nidi aumentate anche del 20%, che paradosso: la Provincia con una mano dà e con l'altra prende"

Interrogazione della consigliera provinciale Francesca Parolari (Pd del Trentino): "All’incremento degli stipendi è corrisposto l’aumento delle rette del nido e l’aumento delle tariffe degli altri servizi educativi: una famiglia con figli ha visto, così, in gran parte assorbito e neutralizzato l’aumento salariale. Un vero e proprio paradosso verso cui la Giunta ha sempre fatto orecchie da mercante"

TRENTO. Asilo nido, quanto mi costi: negli ultimi anni le rette dei nidi comunali in Trentino hanno registrato un progressivo incremento, con aumenti che in alcuni casi avrebbero raggiunto il +20%

 

L'analisi che Francesca Parolari, consigliera provinciale del Pd, gira alla giunta sotto forma di interrogazione ruota attorno a quello che viene dipinto come un "paradosso". E cioè dal fatto che l’aumento degli stipendi (strumento utile per combattere l'inflazione arrembante) si è direttamente tradotto, in questo caso, in un incremento delle spese per le famiglie.

 

"Le rette dei nidi comunali - spiega la consigliera provinciale - sono calcolate da ben più di un decennio attraverso l’indicatore Icef che tiene conto della condizione economica di coloro che richiedono agevolazioni pubbliche. Sono presi a riferimento, quindi, i dati reddituali e patrimoniali dei componenti del nucleo familiare e una serie di altri parametri fra i quali il patrimonio finanziario ed immobiliare con le relative franchigie. Il reddito di riferimento per il calcolo del reddito e del patrimonio normalizzati impiegato in questo procedimento è sostanzialmente invariato dal 2015 e corrisponde a 50.500 euro".

 

Ma negli ultimi anni, per combattere la perdita di potere d'acquisto delle famiglie, ci sono stati aumenti nelle retribuzioni considerati non sufficienti, ma che hanno portato a una situazione considerata iniqua. "All'aumento delle retribuzioni - scrive Parolari - la Provincia non ha mai voluto corrispondere, parallelamente, con l’aggiornamento del parametro reddituale sopra citato. Da qui la conseguenza davvero paradossale che all’incremento degli stipendi è corrisposto l’aumento delle rette del nido e l’aumento delle tariffe degli altri servizi educativi. Una famiglia con figli ha visto, così, in gran parte assorbito e neutralizzato l’aumento salariale. Un vero e proprio paradosso verso cui la Giunta ha sempre fatto orecchie da mercante". 

 

"I Comuni - prosegue - hanno preso atto di questi aumenti ma non hanno potuto fare nulla anche perché l’inflazione ha avuto un impatto considerevole sui beni di consumo e sulle utenze, con incremento generalizzato dei costi a loro carico per i nidi a gestione diretta e per quelli esternalizzati. Tutto ciò è aggravato dal fatto che il finanziamento standard della Pat per i nidi è rimasto praticamente fermo a circa 7.500 euro all’anno per bambino, quando il costo di un bambino al nido nel giro di qualche anno è passato da 11.000 a oltre 14.000 euro".

 

Poi c'è la questione della nuova disciplina Icef approvata ad agosto, specifica la consigliera, che conferma il vecchio reddito di riferimento, ma soprattutto "elimina le deduzioni per il lavoro femminile, disabilità e per il lavoro di entrambi i genitori. Se non varierà la corrispondente politica di settore il rischio è che le rette subiranno ulteriori aumenti".

 

E una rapida analisi dei dati Ispat conferma la tesi di fondo: "L’incremento sensibile delle rette nido da un lato, l’incremento sostanzioso dei costi di gestione (beni di consumo, utenze ecc) dall’altro, in mezzo il finanziamento provinciale rimasto sostanzialmente stabile".

 

Nel documento dell'interrogazione quindi Francesca Parolari ha chiesto alla Giunta provinciale di sapere quanti Comuni abbiano mantenuto inalterata la propria politica tariffaria e quale sia la retta media pagata effettivamente dalle famiglie. Poi la domanda "chiave": la Provincia intende intervenire per sostenere i bilanci comunali di fronte all’aumento dei costi?

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