Dopo 70 anni chiude la gelateria Cadore: la famiglia Molin Pradel saluta Bolzano. "Siamo partiti con solo tre clienti. Poi una vita dietro al bancone" (LE FOTO)
A testimoniare la lunghissima storia c'è una foto in bianco e nero con due ragazzi davanti alla vetrina di una gelateria: lui si chiama Loris ha 23 anni, lei ne ha 16 e si chiama Mariateresa. Lui di anni ne ha compiuti 75 il 19 settembre e quella coppia sta per abbassare per l'ultima volta la serranda

BOLZANO. La storia è ininiziata 70 anni fa. Da allora, generazioni di bolzanini, e non solo, si sono alternati sulle sedie sotto al portico di Corso Italia, o su quelle di via Torino.
Magari dopo la scuola, il pomeriggio. O magari la sera, con mamma e papà e i nonni. Con La Nonna che abita giusto qualche civico più in là. O con gli amici e le amiche. Oppure, con l'andare del tempo, con le famiglie e i figli.
Tappa fissa, luogo iconico. Punto di riferimento. Luogo da cui si sono viste le persone crescere, cambiare, invecchiare.
Perché la gelateria Cadore è uno di quei posti dove si trova sempre un sorriso, una buona parola. Nel quartiere, anzi, nei due differenti quartieri, nelle due diverse filiali, quelle gelaterie sono un posto dove un po' è casa. Dove quando hai bisogno di un aiuto, ci sono. Che fosse una telefonata dal telefono fisso, quando i cellulari non esistevano, o un occhio buttato nel punto giusto al momento giusto.
Tutta Bolzano è stata abituata a leggere quel cartello, a fine stagione. “Chiuso, ci rivediamo a marzo”.
Quando quel cartello riapparirà a fine ottobre, non riporterà una data di riapertura. O perlomeno, non ci sarà più la famiglia Molin Pradel, che in quei locali ha fatto la storia per 70 anni.
Generazioni di veri mastri gelatai si sono alternate dietro al bancone.
Ma, come tutte le belle storie, prima o poi deve finire. O solo cambiare.
A testimoniare la vita, lunghissima, della “Cadore” c'è una fotografia in bianco e nero.
Due ragazzi davanti alla vetrina di una gelateria: lui si chiama Loris ha 23 anni, lei ne ha 16 e si chiama Mariateresa Fontanella. Lui di anni ne ha compiuti 75 il 19 settembre, e quella coppia sta per abbassare per l'ultima volta la serranda.

La ragione, spiega Loris con un sorriso, è semplicissima: sono stanchi. Non è un lavoro facile, è un mestiere che prende il tuo tempo, i tuoi pensieri. Dietro a quel bancone si passa la vita tutta. E a un certo punto basta.
Le soddisfazioni sono state tante, la famiglia è cresciuta. Le generazioni si sono moltiplicate.
Tutto è cominciato nel dopoguerra quando il padre di Loris, Pietro porta moglie e figli dalla val di Zoldo, in provincia di Belluno, fino in Alto Adige per lavorare alla Viberti e poi alla Lancia.
I tempi però sono difficili, tra scioperi e turni a giorni alterni, e a Pietro torna in mente il mestiere imparato da uno zio emigrato in Germania, perché in val di Zoldo il gelato è una tradizione antica.
Con la moglie Vittoria Cucco e con il cognato Paolo Cucco decide quindi di scommettere su una gelateria, in un locale più vicino all'incrocio con via Druso rispetto a quello in cui si trova oggi.
Il nome doveva essere Pelmo, come il monte che si affaccia sulla valle d'origine, ma il timore era che lo conoscessero in pochi.
Nel 1956, al festival di Sanremo, si cantava della bella del Cadore, la valle accanto alla loro, e allora ecco che la scelta era fatta.
Cadore.

L'inizio però non è stato dei più incoraggianti. Il primo giorno i gelati venduti sono sole tre, e per un'intera estate basta un solo sacco di zucchero da 50 chili.
Insomma, evviva l'entusiasmo...però..
Poi arrivano gli anni '60 e ancora meglio i '70, e quel sacco diventa una razione quotidiana, perché si arriva a produrre fino a tre quintali di gelato al giorno. Sotto i portici, davanti alla gelateria, ci sono centinaia di ragazzi. Vengono per il gelato ma anche per ritrovarsi con le loro compagnie.
Pietro ha nel frattempo lasciato la Lancia per dedicarsi a tempo pieno alla gelateria, e lui e Paolo diventano i pionieri del gelato a Bolzano.
In quegli anni Loris entra in laboratorio da bambino. A 5 anni, ha un compito fondamentale: assaggiare i gusti, che allora sono otto, distribuiti in quattro vaschette divise in due scomparti: limone, fragola, vaniglia, cioccolato, nocciola, torrone, caffè e banana. Poi le vaschette vengono divise in tre e i gusti salgono a dodici.
La sua giovinezza, racconta, la passa a rimestare le miscele in una pentola sul fornello a gas dietro al laboratorio. Dal 1982 la gelateria è nelle sue mani, e per quindici anni è stato presidente nazionale dei gelatieri di Confartigianato, promotore del marchio Artigelato per difendere il vero gelato artigianale.
Se gli si chiede cosa preferisca, non ha dubbi: il cono, con la vaniglia se è fatta con la vaniglia vera, oppure con la fragola se è fatta con la fragola vera. La creazione della casa è la "crema cadorina", con mascarpone, miele e noci.

Chiudere, in realtà, avrebbero voluto farlo qualche anno fa. Ma alla fine hanno deciso di andare avanti fino a questa stagione per arrivare al 2 giugno 2026, il giorno in cui la gelateria ha compiuto i suoi 70 anni.
Un compleanno importante che non poteva non essere festeggiato e un traguardo al quale non voleva mancare nessuno.
Anche nella “filiale” di via Torino, dove il locale è più “giovane” ma non troppo, con i suoi soli 41 anni di attività e dove, dietro il bancone c'è il fratello Enzo.
Quel bancone dove una volta, una nonna meravigliosa si è nascosta per fare una sorpresa per gli otto anni di una nipote. Così per dire.
Ai bolzanini restano poche settimane per mangiare il gelato dei Molin Pradel, in corso Italia 57/b e in via Torino 42.
Le emozioni? Sono tante e probabilmente si vedranno tutte quando la serrande scenderà per l'ultima volta.

Ma attenzione. Non per sempre. E poi, la famiglia Molin Pradel mica può vivere senza gelato.
Il figlio Sandro, infatti, di certo non abbandonerà la tradizione di famiglia. Senza banco e né vetrina ma in altro modo: organizza e organizzerà corsi di formazione per chi vuole diventare gelatiere e per questo viaggia in Italia e all'estero.
Perché le generazioni di mastri gelatieri mica si fermano. C'è una storia e una sapienza da portare avanti.














