Dopo quasi 100 anni chiude il panificio Dal Pont: "I giovani se comprano il pane vanno al supermercato, i tempi cambiano: grazie di cuore a chi ha fatto parte di questa storia"
Consegneranno il pane nelle case di 180 bellunesi ancora a novembre e abbasseranno le serrande del negozio il 31 dicembre: Rosi e Vania Fabris chiudono il panificio di famiglia dopo quasi 100 anni di storia. La meritata pensione, i figli altrove, la società che cambia: tante le motivazioni, ma anche le soddisfazioni avute negli anni. Pur nel dispiacere, nelle loro parole ci sono serenità ed emozione: a Il Dolomiti aneddoti e sacrifici di quattro generazioni cresciute tra queste mura

SEDICO. “Dopo una vita intera dispiace, questo posto è un pezzo di storia. Siamo qui da oltre quarant’anni, ma tra queste mura siamo cresciute: davamo fuori il pane prima di salire in corriera e di nuovo nel pomeriggio, tra un compito e l’altro. Non abbiamo voluto forzare i nostri figli a restare: forse, essendo anche loro diventati grandi qui dentro, hanno visto i sacrifici richiesti e vogliono giustamente guardare altrove”.
A Roe Alte, il panificio Dal Pont chiude a un passo dallo spegnere 100 candeline. La licenza di bisnonno Enrico porta infatti la data del 1 dicembre 1927: una licenza per pane e prodotti da forno, rimasti il cuore dell’attività per quattro generazioni e via via arricchendosi di quel po’ di tutto tipico degli alimentari di paese ormai, purtroppo, sempre più rari.
Il Dolomiti è passato a trovare le sorelle Rosi e Vania Fabris, la quarta e ultima generazione di gestori. “Il negozio - raccontano - ha mantenuto il cognome di mamma perché originario della sua famiglia. Dopo il bisnonno, ci furono nonno Riccardo, poi nostra madre Valeria e infine noi. Siamo nate qui e all’epoca, con un’attività già avviata in casa, era scontato prenderla in mano. Abbiamo fatto due anni di superiori nei servizi amministrativi per aiutare nella contabilità e poi abbiamo continuato il laboratorio. Oggi mamma e papà sono in pensione, ma continuano ad aiutare: d’altra parte, è nata come impresa familiare e tale è tuttora”.
Rosi e Vania fanno il pane ogni giorno, fino all’alba, e poi lo portano in casa a 180 clienti: un’altra famiglia, ma molto più grande. “Non essendo in centro - notano - è fondamentale questo servizio per sopravvivere, perché è di fatto una garanzia tutti i giorni. Ultimamente però ha costi impegnativi, soprattutto di carburante: per andare incontro ai nostri clienti abbiamo chiesto ai colleghi di subentrare, ma quasi tutti hanno cessato le consegne a domicilio”.
Clienti prevalentemente anziani, per i quali avere il pane sulla soglia di casa è ancora un'esigenza: i giovani invece vanno al supermercato, o proprio non lo consumano. Le abitudini sono ormai cambiate, tanto che le Roe, ci dicono, sono definite “il dormitorio” perché tutti partono la mattina e tornano la sera.
Così, con la pensione di Rosi, hanno deciso di chiudere: consegne fino a fine novembre e serrande giù il 31 dicembre. I figli hanno preso altre strade e non hanno cercato qualcuno a cui affittare, perché il negozio è parte della casa dei genitori e sarebbero troppi i lavori da fare. “Inizialmente mamma era preoccupata - proseguono - ma sia lei che papà sono consapevoli che, se un tempo c’era l’orgoglio di portare avanti un’impresa di famiglia, adesso le cose sono cambiate. C’è molta incertezza e i giovani non possono nemmeno contare su qualche aiuto”.
Difficile quindi, anche volendo, trovare qualcun altro. Rosi e Vania hanno avuto tante soddisfazioni negli anni, ma tanti sono stati anche i sacrifici, sui quali oggi pesa un cambio di abitudini, di vita e alimentari, che renderebbe il tutto ancora più impegnativo. E i clienti? “Sono dispiaciuti. Molti sono affezionati dai tempi dei nostri genitori - rispondono - altri hanno anche dato una mano quando nonno Riccardo è mancato poco più che cinquantenne: rimasero solo la nonna e nostra madre, che aveva 16 anni, così i ragazzi del quartiere si sono alternati a fare pane e portarlo in giro con la bicicletta. Ancora oggi, ormai ottantenni, lo ricordano”.
“Papà però concorda nel doversi godere la pensione - concludono - non come ha fatto lui continuando a lavorare e, a dire la verità, come avremmo fatto noi con i nostri figli se fossero subentrati. Il negozio è un pezzo di storia per tutti, così ai clienti abbiamo consegnato una lettera, che appenderemo, per ringraziarli di averne fatto parte”.

E che recita così: “Dopo tanti anni di lavoro, pane sfornato all’alba e tanta soddisfazione nel servirvi, è arrivato per una di noi il momento di andare in pensione. Una decisione presa con serenità ma anche molta emozione, perché in tutti questi anni non siete stati solo clienti ma una vera e propria famiglia. Vogliamo ringraziarvi di cuore per la fiducia, l’affetto e la fedeltà che ci avete sempre dimostrato. Fino all’ultimo giorno di apertura, continueremo a servirvi con la stessa passione e qualità di sempre. Grazie di cuore di aver fatto parte di questa lunga storia, con stima e gratitudine".














