"Si chiude un capitolo, ma non è finita qui". Dopo quasi 60 anni abbassa le serrande la storica pizzeria Cavazzani. Tutto iniziò per una splendida intuizione e un buon consiglio
All'epoca, all'inizio degli anni '70, le pizzerie erano poche. Anzi, pochissime. In Vallagarina esisteva solamente la "Napoli" di Rovereto e poi null'altro. L'intuizione di Manilio Cavazzani e della nuora Claudia Tomasi, la vedova del fratello che era scomparso giovanissimo a soli 37 anni, fu eccezionale. A dare lo "stimolo" finale fu Geo Giovanelli. E, allora, Manilio imparò subito il mestiere, andò a "studiare" dal fornaio e poi l'avventura iniziò. E fu subito un gran successo

AVIO. Serrande abbassate anche se "non è finita qui. Le chiavi non verranno riposte per sempre in una scatola. C'è ancora un domani".
La pizzeria Cavazzani di via Regina Elena ad Avio chiude i battenti, dopo quasi 60 anni di storia. Almeno per il momento. Forse lo "stop" non sarà definitivo ma, intanto, i locali resteranno vuoti.
Sarebbe riduttivo definire la "Cavazzani", come la chiamano tutti, solamente un'attività commerciale. E' stata molto di più di un locale, perché la pizzeria situata nel cuore pulsante del paese, in quella che una volta era la "via Mazzini" di Avio, che pullulava di vita da mattina a sera, è stata per decenni un punto di riferimento per l'intera comunità.
All'epoca, all'inizio degli anni '70, le pizzerie erano poche. Anzi, pochissime. In Vallagarina esisteva solamente la "Napoli" di Rovereto e poi null'altro.

L'intuizione di Manilio Cavazzani e della cognata Claudia Tomasi, la vedova del fratello che era scomparso giovanissimo a soli 37 anni, fu eccezionale. A dare lo "stimolo" finale fu Geo Giovanelli, lo storico fondatore di Eurobevande, fornitore di tantissime attività commerciali del Veronese e della Vallagarina, che aveva un quadro molto ampio della situazione: di pizzerie ce n'erano poche e la richiesta era elevata.
E, allora, Manilio imparò subito il mestiere: andò a "studiare" dal fornaio per imparare ogni trucco riguardate gli impasti e poi l'avventura iniziò. E fu subito un gran successo.
"Infatti - racconta Lorenza Cavazzani, la nipote del fondatore, che per un periodo ha lavorato in quella che era l'attività di famiglia - i clienti arrivarono sin da subito. E non solamente da Avio e dintorni, ma anche da gran 'parte della Vallagarina, dall'Alto Veronese e pure dalla Lessinia. E, a differenza di quanto accade oggi, arrivano persone di ogni età. La domenica, ad esempio, si cominciava a lavorare alle 17 e non si finiva mai prima delle 2 di notte. Prima c'erano i clienti del pomeriggio, poi quelli che uscivano da messa e chi rientrava da Verona, dove era andato "in gita" o a vedere la partita dell'Hellas e, infine, i ragazzi di rientro dai locali, dalle discoteche o dalle sagre".

Quando Manilio passò la mano, a fine anni '90, la pizzeria mantenne il nome e chi si avvicendò nella gestione rimase assolutamente fedele alla "linea" dettata dal suo capostipite.
Nel 2014 subentrò Andrea "un'ottima persona e un bravo pizzaiolo, che ha mantenuto vivo lo spirito di un tempo" spiega Lorenza "che ha resistito al difficile momento del Covid e ha condotto l'attività sino a pochi giorni fa".
"Ha deciso di tornare a Rovereto - aggiunge - e noi non possiamo che ringraziarlo e augurargli ogni bene. Mia cugina Anna si sta adoperando perché non tutto finisca qui. Quella pizzeria, per tutti noi, è cuore, famiglia e la storia. Ed è anche un pezzo della storia di Avio, visto che era una delle attività principali di via Regina Elena, il "centro" del paese dove c'erano tutte le attività, tutti si conoscevano, tutti si aiutavano e, in quella strada tra le due piazze, c'era ogni cosa che serviva. Ecco, sarebbe bellissimo riportare la nostra via ai fasti di una volta. Per questo non vogliamo scrivere la parola fine".
Aneddoti? Ce ne sarebbero probabilmente a migliaia, ma Lorenza ne vuole ricordare due. Estremamente significativi.
"Quando partivamo per le ferie - conclude - lo zio era solito approntare un tavolino all'esterno, sul quale metteva bicchieri, bevande e una cassettina per le offerte. Il barbiere, nostro vicino e grande amico, provvedeva poi a monitorare la situazione e rifornire la "scorta" ogni giorno. L'obiettivo non era certamente quello di guadagnare, ma di continuare a offrire un servizio anche durante la chiusura: si avvertiva una sorta di responsabilità nei confronti della comunità e degli avventori del locale, per i quali la pizzeria, al pari delle altre attività della via, era un punto di riferimento. E poi, ricordo, che il sabato sera, con l'impasto avanzato, lo zio si metteva a fare il pane fresco. La domenica il fornaio non lavorava e per lui, poter offrire il prodotto ai concittadini anche nel giorno di festa, era quasi un dovere. Anche in questo caso non lo faceva certamente per guadagnare, ma per fornire un servizio al paese".
Si chiude un capitolo, si abbassano le serrande e si spengono le luci. Ma forse non per sempre. Ci sarà una pizzeria Cavazzani 3.0? In tanti, tantissimi se lo augurano.












