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Bolzano
06 marzo | 15:26

Masterchef 15, per la finale c'è lo chef Niederkofler tra biodiversità e rispetto per la materia prima, lo stellato porta la filosofia “Cook the Mountain” in prima serata

Lo chef mette il focus sulla lotta agli sprechi e sul rispetto per i piccoli produttori locali. Un piacere vederlo in azione nell'ultima e più importante puntata della stagione

ph press office Sky
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BOLZANO/MILANO. Che bello l'Alto Adige portato a Masterchef nel corso della quindicesima finale del programma, andata in onda nella serata di giovedì 5 marzo.

 

Bello il trionfo del giovane Teo che vince su tutti piangendo di fronte ai suoi genitori, alla sua ragazza, al suo migliore amico.

 

Bella la cura di ingredienti che in molti non saprebbero nemmeno trattare. Forse nemmeno pronunciare.

 

Bella la presenza di uno chef Nobert Niederkofler che ha portato nelle cucine di Masterchef e in prima serata, una cucina altoatesina che è stato un piacere vedere e sentire.

 

Anche per chi, come chi scrive, di rapporti con la cucina non ne ha molti.

 

Per chi non fosse avvezzo al programma, in quasi tutte le puntate Masterchef vede arrivare uno chef o una chef ospite.

 

Nello studio del programma culinario, l'invitato spiega e racconta non solo i suoi piatti, ma anche la sua filosofia, il suo modo di trattare gli ingredienti e cucinarli.

 

Cuochi provenienti da tutto il mondo hanno presentato i loro piatti e la loro idea di cucina proprio a Masterchef, chiedendo ai concorrenti di replicare le loro portate o di utilizzare un particolare ingrediente, spesso mai sentito.

 

E ieri sera, nella finale è stato il momento dello chef Niederkofler, che ha portato l'Alto Adige in prima serata.

 

E lo ha fatto in modo magnifico, raccontando la sua filosofia a chilometro zero, spiegando dove e come le erbe crescono e vengono raccolte tra la pianura e la montagna seguendo le stagioni, di come, se si vuole un determinato sapore, un odore. 

 

Lo Chef Norbert Niederkofler, nato e cresciuto tra le Dolomiti, in Alto Adige, ha viaggiato tra Londra, Zurigo, Milano, Monaco e New York, per poi tornare a casa, dove ha portato tutto quello che ha imparato durante i suoi viaggi.

 

Premiato con 3 stelle Michelin e con 1 stella verde, dopo aver lavorato a Ciastel Colz e al St. Hubertus a San Cassiano in Badia ha deciso di orientarsi verso una cucina più sostenibile e mettendo il focus sulla lotta agli sprechi e sul rispetto per i piccoli produttori locali.

 

Nasce così “Cook the Mountain” una filosofia culinaria e un progetto etico che è stato ideato e pensato per valorizzare l'ecosistema montano.

 

Si basa sull'uso esclusivo e rigoroso di ingredienti locali, stagionali e di montagna, come ad esempio erbe, radici, latticini e carni, eliminando prodotti non locali come agrumi o olio d'oliva e anche le serre. 

 

Si segue il ritmo della natura, si trasforma la cucina in un atto culturale, sostenibile e responsabile.

Si lega profondamente la cucina al territorio e questo si è visto chiaramente ieri sera.

Si è visto nel suo descrivere i piatti, gli ingredienti, nel suo raccontare dove si trovano alcune erbe, dove si trovano alcune materie prime, come si può utilizzare il succo delle bacche, come si può trattare il pesce gatto.

 

Ed è proprio il pesce gatto il primo ingrediente trattato nel corso della finale, uno dei piatti che meglio rappresenta la filosofia culinaria “Cook the Mountain” dello chef. 

Come si prepara? Lo ha spiegato lo stesso Niederkofler, ed è stato un piacere ascoltarlo: bisogna sfilettare il pesce, mettendolo in salamoia per circa 15 minuti e preparando una riduzione di glassa con miele, prugne, aceto, soia e santoreggia. Poi, bisogna far colare lo yogurt e allungarlo con il kefir.

 

Infine aggiungere olio di porri, grigliare il pesce per 7-8 minuti e grattugiare sopra le noci. Quasi lo fa sembrare semplice. 

 

Poi è stato tempo di un'altra sfida, nella quale Chef Niederkofler ha presentato tre suoi piatti: gli gnocchi di rapa rossa con cuore liquido di rafano e pane buccia con carbone vegetale. Poi la tartare di coregone con salsa di scarti di pesce e di bacche di sambuco e in chiusura un finto maccherone con pajata di vitellino da latte cotto e tagliato con salsa di rosa canina.

 

Alla fine delle sfide, ha trionfato Teo, al secolo Matteo Canzi, 23enne della provincia di Lecco. Per lui tutti gli onori al termine di una puntata che riservato sorprese e colpi di scena.

 

Ma anche a Chef Niederkofler, gli onori per aver portato la natura, la biodiversità, le materie prime di un Alto Adige che pochi conoscono.

 

E per aver raccontato una cucina che prima ancora di essere tecnica, è un atto di profondo rispetto.

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