Orti dei pensionati lungo il fiume, ordinato lo sgombero entro la primavera. "Cacciati dopo trent'anni e senza che ci venga fornita un'alternativa"
Gli anziani protestano: "Abbiamo trasformato una zona che un tempo era piena di rifiuti e sterpaglie.E così viene meno anche un importante luogo di socialità e incontro"

BOLZANO. Il conto alla rovescia è già partito e ha una data precisa: il 21 aprile 2027.
Entro quel giorno i pensionati che da trent’anni coltivano gli orti lungo la riva sinistra dell’Adige, nel capoluogo altoatesino, dovranno abbandonare tutto.
Niente proroghe, niente nuove assegnazioni nemmeno per i lotti che nel frattempo si libereranno, e una concessione annuale che serve ormai soltanto ad accompagnare, con le buone maniere dell’amministrazione, la dismissione dell’area.
Insomma nulla di nulla.
Parliamo di 10.967 metri quadri, quasi 11 mila, che a conti fatti sono due chilometri di striscia verde infilata tra il fiume e i vigneti di Lagrein, all’ombra di Castel Firmiano.
A mettere nero su bianco la decisione è il presidente della Provincia Arno Kompatscher, nella risposta all’interrogazione presentata il 28 settembre dal consigliere provinciale del Partito Democratico Sandro Repetto.
Una risposta che non lascia margini di trattativa e che arriva dopo mesi in cui gli ortolani, a dire il vero, si erano preoccupati di una cosa molto più piccola.
Nel rinnovo della concessione del gennaio 2025, infatti, era stata aggiunta una postilla: se un associato per qualsiasi motivo non avesse più potuto coltivare il suo pezzo di terra, quel lotto non sarebbe stato più assegnato a nessuno. Né a un familiare, né a un altro pensionato, né a un giovane con la voglia di darsi alla vanga.
Strano, di solito non funziona così.
Sessantatre ortolani si sono quindi interrogati intorno all novità, pensando a un cavillo. E invece era il primo passo verso la chiusura totale della zona.
Perché la risposta di Kompatscher in questo senso è chiara e non lascia nessun margine.
L’area, spiega il presidente, ricade nell’alveo dell’Adige, ha destinazione urbanistica di area fluviale e non di verde pubblico né di superficie agricola, e nel piano delle zone di pericolo è classificata come zona rossa.
Da qui la scelta di considerare l’anno di durata della concessione come un periodo transitorio, utile a far cessare l’utilizzo in modo ordinato, e di ritenere inopportuno l’ingresso di nuovi utilizzatori. Nessuna apertura nemmeno per una concessione pluriennale, che avrebbe dato più certezze agli ortolani lasciando alla Provincia la possibilità di intervenire in caso di esigenze di sicurezza.
Due degli originari aventi diritto hanno già cessato l’attività e i loro terreni sono stati sgomberati.
Quanto al futuro, i terreni dovranno restare area fluviale e basta, senza progetti alternativi e senza soluzioni indicate per chi oggi li coltiva.
Perché l'area non può essere utilizzata. Punto.
Il consigliere Repetto però non cede e, anzi, pone una domanda: se gli orti sulla riva sinistra devono sparire perché in area fluviale che dire della coltivazione di mele che si trova sulla riva destra? Per coerenza, dovrebbero essere eliminate anche quelle.
Il punto è tutto da verificare, perché serve chiarire quale sia la situazione urbanistica e idraulica dei meleti e se siano soggetti alle stesse prescrizioni, ma intanto Repetto non molla. E anzi, annuncia un sopralluogo.
Gli ortolani, intanto, non stanno zitti. Venerdì sera si è tenuta un’assemblea descritta come infuocata, in cui si è contestato soprattutto il divieto di riassegnazione e l’obbligo di restituire i lotti completamente sgomberati.
Rivendicano di aver recuperato trent’anni fa terreni abbandonati, pieni di sterpaglie e rifiuti, e di averli trasformati in una lunga striscia verde coltivata.
Rivendicano anche un valore sociale ed economico, fatto di attività fisica, di incontri e di prodotti freschi per decine di famiglie, con almeno quattrocento beneficiari diretti e indiretti secondo le loro stime.
E sulla sicurezza ricordano di aver sempre collaborato quando serviva fare spazio ai mezzi per la manutenzione degli argini o spostare le coltivazioni per i lavori di consolidamento.












