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Bolzano
20 agosto | 13:18

Torce, fuochi e bengala accesi lungo l'Adige per chilometri: gli Schützen in rivolta contro 'l'italianizzazione' del collegio elettorale di Bolzano

In duecento hanno acceso torce e fuochi bengala lungo l'argine, trasformando il fiume in un confine simbolico contro la riforma del collegio elettorale

Torce, fuochi e bengala accesi lungo l'Adige per chilometri: gli Schützen in rivolta contro 'l'italianizzazione' del

BOLZANOBassa Atesina in fiamme, ma per modo di dire. Mercoledì sera circa duecento Schützen provenienti dal Bassa Atesina e dall'Oltradige si sono dati appuntamento a Egna per poi disporsi lungo gli argini dell'Adige, torce e fuochi bengala alla mano, componendo quella che i comunicati ufficiali chiamano con un certo gusto per la scenografia "Flammenlinie", la linea di fiamme.

 

Un fiume che diventa palcoscenico: l'Adige, dicono gli organizzatori, non deve trasformarsi in un confine politico tra la riva di chi vota a destra e quella di chi vota diversamente. Il bezirksmajor Peter Frank ha usato parole che in Bassa Atesina si sentono ripetere ormai da un mese come un mantra: la tutela delle minoranze "calpestata" e il territorio ridotto, ancora una volta, a "merce di scambio" politica.

 

Per capire perché duecento persone si radunino con torce e bengala lungo un fiume, in un mercoledì sera di agosto, bisogna fare un passo indietro.

 

Tutto nasce da un emendamento del deputato di Fratelli d'Italia Alessandro Urzì, che ha proposto di ridisegnare il collegio senatoriale Bolzano Bassa Atesina staccando i comuni di Termeno, Cortaccia, Magrè, Caldaro ed Appiano per aggregarli al collegio di Merano, e Aldino per spedirlo verso Bressanone.

 

Nel collegio originario resterebbero dunque solo i comuni parzialmente italofoni, da Salorno a Laives. Il risultato aritmetico, spiegato senza troppi giri di parole dallo stesso Urzì, sarebbe "il giusto segnale verso la comunità italiana".

 

Tradotto dal linguaggio delle dichiarazioni istituzionali a quello della realtà: più probabilità che il collegio elegga un senatore di lingua italiana, invece che tedesca come è quasi sempre accaduto finora per accordo politico, non per legge.

 

Le proteste sono montate immediatamente e i primi ad esprimersi sono stati i detrattori. “Urzì vuole solo mettere al sicuro la sua poltrona a Roma”, dicono i maligni.

 

Ma qui non si parla di una litigata social, di scontri su banali temi del giorno. Qui si para di politica altissima.

 

E' stato lo stesso presidente della Provincia Arno Kompatscher a far notare che la faccenda non è un dettaglio da consiglio comunale ma che tocca la misura 111 del pacchetto per l'autonomia, e che quindi servirebbe uno scambio di note con Vienna prima di muovere anche un solo confine amministrativo.

 

Nel frattempo la SVP, presa in mezzo tra la maggioranza di governo di cui fa parte in Provincia e la rabbia dei propri elettori nell'Unterland, si è mossa come sa fare meglio, riunendo i vertici e promettendo battaglia "fino alla fine" senza però rompere con gli alleati romani.

 

Insomma, si cammina sui gusci d'uovo.

 

Sul fronte del centrodestra, va detto, la spinta non è arrivata solo da Urzì: già a luglio si erano schierati in prima linea a difesa dell'emendamento anche l'assessore provinciale Christian Bianchi e la senatrice di Forza Italia Michaela Biancofiore, in nome di quella "equilibrata rappresentanza" per il gruppo italiano che sarebbe poi diventata il mantra ripetuto per tutta l'estate.

Sul fronte opposto, quello che si autodefinisce più intransigente, la Süd-Tiroler Freiheit parla apertamente di "sporco accordo" tra Roma e SVP e minaccia conseguenze pesanti, fino a chiedere che la giunta provinciale rompa con Fratelli d'Italia e Forza Italia se la riforma dovesse passare.

 

A sorpresa, contro la riforma si è schierato anche un pezzo di centrosinistra: il senatore del PD Luigi Spagnolli, ex sindaco di Bolzano, ha liquidato infatti l'intera operazione come un maldestro tentativo di riportare l'Alto Adige indietro di trent'anni, a quando la società era rigidamente divisa in blocchi etnici separati in casa.

 

Per Spagnolli si tratta solo di furbizia matematica: con i nuovi confini disegnati da Urzì, nel 2022 il collegio lo avrebbe vinto il centrodestra, e non è un caso che i sei comuni da staccare siano proprio quelli dove il centrodestra ha sempre performato peggio.

 

Insomma, Spagnolli sta con i sopracitati maligni, se si vuole fare una sintesi.

 

Dall'altra parte della barricata, Fratelli d'Italia e Forza Italia non arretrano però di un millimetro. E come potrebbero, del resto. 

 

Il presidente provinciale di FdI, e vicepresidente della Provincia, Marco Galateo ha chiarito che con la SVP si può discutere di quasi tutto, tranne che del diritto della comunità italiana a una rappresentanza equilibrata.

 

Il coordinatore di Forza Italia Christian Bianchi, dal canto suo, ha difeso pubblicamente Urzì, sostenendo che avere un senatore italiano non sia un privilegio ma “semplicemente” una garanzia di equilibrio.

 

Nel mezzo, ci sono poi i sindaci del territorio: quelli di Trodena, Aldino, Anterivo, Ora, Cortaccia, Cortina, Magrè, Montagna, Egna, Salorno, Termeno, Appiano e Caldaro hanno firmato una lettera aperta per respingere le accuse di immobilismo rivolte loro dagli Schützen, sostenendo di essersi già mossi con telefonate e pressioni dirette sulla direzione SVP, semplicemente senza farne un caso pubblico. Un modo elegante per dire che la colpa, e forse anche il problema, semmai, è di chi sta a Roma e non di chi amministra i singoli comuni.

 

La partita ovviamente non si è ancora chiusa: la SVP ha convocato il comitato di partito per fine agosto o inizio settembre per comprendere come agire al meglio. 

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