Bandiera ladina, è polemica politica: "Che venga consentita e regolamentata l'esposizione sugli edifici. Diamo dignità istituzionale a una minoranza storica"
Massimo Bessone e Stefan Kasslatter denunciano l'immobilismo della Giunta regionale chiedendo il passaggio definitivo dalle promesse istituzionali ai fatti concreti per la tutela della minoranza

BOLZANO. Il riconoscimento della bandiera ladina si trasforma in un acceso scontro politico che scuote i palazzi della Regione Trentino-Alto Adige, dove il simbolo identitario nato nel 1920 al Passo Gardena resta ancora oggi al centro di un braccio di ferro tra mozioni approvate e mancate attuazioni.
I promotori dell'iniziativa, l'ex assessore provinciale Massimo Bessone e l'ex assessore di Ortisei Stefan Kasslatter, denunciano con fermezza un immobilismo che definiscono inaccettabile.
La vicenda affonda le radici nel 2023, quando Bessone presentò una mozione per regolamentare l'uso del vessillo azzurro, bianco e verde sugli edifici pubblici nei territori di riferimento, un atto che secondo l'ex assessore avrebbe dovuto colmare un vuoto normativo dando dignità istituzionale a una minoranza storica.
Tuttavia, quel percorso si interruppe bruscamente: “Nel 2023 ho deciso di trasformare questa richiesta in un atto concreto, depositando una mozione per permettere ai comuni ladini di esporre ufficialmente la propria bandiera accanto a quella italiana, europea e regionale, ma quella proposta non è mai arrivata in aula perché è stata bloccata da chi sedeva al governo insieme a me, esponenti della SVP che hanno impedito anche solo la discussione”, attacca oggi Bessone sottolineando come il testo sia stato poi ripreso e fatto approvare nel 2024 dal consigliere Paul Köllensperger senza però produrre effetti reali.
Nonostante il voto favorevole dell'aula a larga maggioranza, la Giunta regionale non ha infatti dato seguito al provvedimento, lasciando la questione in un limbo burocratico che impedisce la regolarizzazione delle bandiere già presenti in Val Gardena, Val Badia e Val di Fassa, esposte attualmente senza una solida base giuridica.
Stefan Kasslatter rincara la dose evidenziando come l'operazione sarebbe a costo zero per le casse pubbliche e rappresenterebbe un segnale di rispetto necessario per la più antica minoranza della regione: "Sarebbe ora che si passasse dalle belle parole che spesso vengono usate nei nostri confronti a fatti concreti per la tutela del nostro popolo", ribadisce l'esponente ladino chiedendo un impegno che vada oltre le celebrazioni di facciata.
La richiesta attuale rivolta alla Giunta è dunque quella di uscire dall'ambiguità per evitare che l'identità di un intero popolo resti ostaggio delle dinamiche di partito, trasformando finalmente un simbolo di unità e dignità in una realtà istituzionale riconosciuta e tutelata.












