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| 14 aprile | 18:22

Un paese dove le api sono curate dalla comunità: storia dell'apiario sociale di Molina di Fumane dove gli abitanti fanno gli apicoltori e si aiutano nei momenti difficili

“Fare l’apicoltore non è semplice. Qui insegniamo a diventarlo ma c'è chi dopo solo due anni decide di portare l'apiario nei propri terreni privati. Da marzo, poi, le api vanno seguite tutte le settimane e se uno dovesse avere un impegno, grazie al fatto che è un progetto collettivo, c'è chi si sostituisce e può aiutare”. Il racconto di Caterina Platano, apicoltrice e attuale presidente della Pro Loco di Molina, di un'iniziativa ormai rodata e dai grandi risultati anche in campo didattico

di Margherita Tomadini

MOLINA DI FUMANE. Un apiario sociale nato per far fronte alla scomparsa delle api nella zona dell’Alta Valpolicella: il progetto “Apiario Sociale Pro Loco Molina” è partito nel 2009 per riportare i piccoli insetti impollinatori in Lessinia, dopo che negli anni Ottanta, a causa dell’arrivo della varroa, (un acaro parassita delle api) erano praticamente scomparsi. “Gli apicoltori al tempo erano del tutto impreparati e quindi è stata una strage. Molina è un piccolo borgo medievale (famoso per le sue cascate, ndr) con tante piccole corti chiuse e nel passato ogni corte aveva il proprio alveare per fare il miele e distribuirlo alle famiglie che vivevano attorno. Oggi nella piccola frazione ci vivono ancora cinquanta persone e le api sono tornate - spiega la presidente e apicoltrice della Proloco di Moline di Fumane, Caterina Platano -. Questa piccola realtà dell’apiario sociale, nata ormai più di quindici anni fa, ha contribuito in maniera importante alla crescita e alla ripopolazione dell’area. Le api stanno producendo e siamo molto contenti di poter testimoniare questa crescita”.

 

All'inizio è stato l'ex presidente della Proloco di Molina, Leonardo Ceradini, apicoltore anche lui, ad essersi prefissato l’obiettivo di riportare le api in zona: si era partiti facendo dei corsi per i professionisti, in modo da essere preparati e riuscire a far fronte al problema della varroa. Le porte poi si sono aperte a chiunque fosse interessato e un piccolo terreno della parrocchia pieno di rovi e ciliegi è diventato, una volta ripulito, la base dell’apiario sociale. L’obiettivo di questo spazio, prima di tutto, è sempre stato di sensibilizzare le persone all’importanza delle api per invertire la tendenza del loro declino e per promuovere un percorso di valorizzazione dell’apicoltura.

 

Nel frattempo, oltre al progetto dell’apiario sociale, sono state organizzate anche le prime attività didattiche. L’attuale presidentessa Caterina Platano, infatti ha sin da subito compreso quale fosse la mossa successiva da compiere per difendere e salvaguardare ulteriormente le api: andare nelle scuole e spiegare l’importanza e il ruolo di questi piccoli insetti impollinatori. ''Nelle scuole andiamo con un’arnia didattica e non ci limitiamo a raccontare la vita delle api, ma portiamo anche i prodotti per farli toccare, vedere, sentire. Ci chiamano da tutta la provincia di Verona e gli incontri sono sempre un successo. Qualche anno fa è nato, vicino a quello sociale anche un apiario didattico dove si possono osservare le api con sicurezza: si sentono i profumi dell’alveare e dalla vetrata si vede il volo delle api” spiega l’apicoltrice Platano.

 

Fare l’apicoltore sicuramente non è una mansione semplice, bisogna avere dei punti fermi, sapere cosa controllare in ogni periodo dell’anno e fare i trattamenti richiesti dalle associazioni. “Oggi nell’apiario sociale ci sono almeno una decina, anche di più di arnie. Qui le persone possono anche mantenere le arnie personali se le acquistano e imparare a gestirle assieme a noi. Tutte le persone che vogliono avvicinarsi a questo mondo possono partecipare, ma attenzione perché diventare apicoltori non è un processo semplice. Anche se una persona fa un corso poi deve imparare anche come muovere i favi nell’alveare e capire come muoversi in tutte le stagioni – spiega sempre Platano -. Le api, soprattutto da marzo in poi vanno seguite tutte le settimane e se uno dovesse avere un impegno ci si sostituisce e ci si organizza, questo è il grande vantaggio del progetto. Abbiamo avuto apicoltori che sono venuti due o tre anni nel nostro apiario sociale prima di essere sicuri e spostare le loro arnie nei loro terreni privati. Altri invece vengono a imparare proprio da noi”.

 

Non solo l’acaro parassita, ma anche la monocultura e il cambiamento climatico minacciano le api: “La prima domenica di settembre, la Proloco organizza la Fiera del miele e ogni anno ospita un convegno riguardo le difficoltò che le api incontrano. Abbiamo dunque trattato anche del cambiamento climatico e di come incide nell’allevamento delle api: cambiano le fioriture e gli apicoltori devono essere pronti alle conseguenze. Inoltre, in tutta l’area della Valpolicella c’ è solo monocultura (coltura di una singola specie in maniera standardizzata, ndr) e le api nel vigneto non trovano né nettare né polline. I viticoltori dovrebbero essere più attenti e mantenere alcuni tratti boschivi o mettere dei fiori. Qualcuno già lo fa, ma non basta. A Molina oggi c’è poca attività agricola e le api stanno bene perché siamo pieni di acacia e di erbe spontanee, mentre se ci sposta in Valpolicella la monocultura rappresenta decisamente un grosso problema” racconta la presidentessa Platano.

 

Come è possibile entrare a far parte di questo progetto? Basta essere iscritti alla Pro Loco di Molina e pagare una quota per fare un anno di “apicultura assieme”. Se poi si decide di mantenere le arnie nell’apiario ci si deve iscrivere all’anagrafe apistica e fare i vari trattamenti contro la varroa assieme agli altri, poiché solo così il parassita può essere mantenuto sotto controllo (non essendo possibile debellarlo completamente).

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