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Alluvioni e frane, adesso basta. Più di un milione di euro dall'Europa per il progetto di prevenzione

Si chiama Franca è il progetto trentino della Comunità Europea di sperimentazione triennale. Le università di Trento e di Padova, la Provincia e l’Autorità di bacino dell’Adige hanno elaborato la proposta che consiste in un pignolo e vitale meccanismo di comunicazione a vasto raggio sui pericoli idrogeologici

Di Carmine Ragozzino - 22 novembre 2016 - 17:20

TRENTO. Franca, Flood risk anticipation ad communication in the Alps. Per chi non mastica inglese: anticipazioni del rischio di inondazioni e comunicazione nelle Alpi. Messa così la dicitura resta ostica, indigesta. Ma se ci giocassero? Se azzardassero? Si potrebbe allora dire “In fatto di rischi nessuno deve poterla fare Franca”. Insomma, nessuno dovrebbe potersi trincerare dietro i “non sapevamo”, i “non immaginavamo”, i “non avevamo capito” che collegati al calvario dei disastri ambientali proiettano l’Italia in vetta alla classifica mondiale delle lacrime di coccodrillo.

 

Con Franca, in un Trentino che non va mitizzato ma che in fatto di tutela ambientale può per fortuna salire sulla cattedra nazionale, l’ignoranza dei problemi legati allo sfruttamento del territorio ad uso economico potrebbe davvero diminuire. Si potrebbe – questa almeno è l’ambizione del progetto presentato al Muse – costruire un patto di informazione e trasparenza capace di allargare la cultura della salvaguardia oltre le cerchie spesso ristrette ed autoreferenziali degli addetti ai lavori e della militanza ecologica.

 

Franca è un progetto trentino finanziato dalla Comunità Europea che l’ha scelto come sperimentazione triennale assieme ad un’analoga proposta spagnola. L’Europa ci ha messo i soldi, un milione e spiccioli. Le università di Trento e di Padova, la Provincia e l’Autorità di bacino dell’Adige hanno elaborato la proposta che consiste – sintetizzando e financo volgarizzando – in un pignolo e vitale meccanismo di comunicazione a vasto raggio sui pericoli idrogeologici di tre territori campione in Trentino: Trento e la piana dell’Adige, la Val Rendena con la Sarca e la Valsugana con il Brenta. Informare – secondo Franca – significa anticipare, immaginare gli scenari del futuro in termini di rischio legato non solo al domani ma anche e soprattutto al dopodomani. Significa offrire a soggetti diversi, a diversi interessi economico-social-culturali – tutti gli elementi in continuo aggiornamento per migliorare il processo decisionale.

 

 

Per orientare le scelte che toccano tecnicamente i campi dell’urbanistica e dell’assetto, (compreso il riassetto) del territorio. Ma prima ancora che tecnica l’idea del progetto Franca è profondamente culturale. La parola chiave è infatti “coinvolgimento”. Andranno coinvolte le pubbliche amministrazioni, le categorie professionali che hanno a che fare anche indirettamente con il “rischio alluvionale” (come geologi, ingegneri, architetti) ma giornalisti e assicuratori. Perché? Lo spiega con efficace semplicità Roberto Poli, coordinatore del progetto Franca, (direttore del master in previsione sociale). Del rischio idrogeologico in Trentino, anche alla luce di una mappa di dettaglio che è un unicum nazionale e non solo, i tecnici sanno molto. E forse anche di più. Ma rendere le elaborazioni comprensibili e soprattutto rendere comprensibili gli scenari futuri dei pericoli è ciò che può davvero fare la differenza nella prevenzione. Una prevenzione che in questo caso deve fare rima con condivisione delle informazioni e appunto con la loro trasparenza e comprensibilità.

 

Ecco allora che Franca metterà in campo “Tre orizzonti”, che altro non significa se non il coinvolgimento non episodico dei cittadini delle aree individuate in un’operazione “conoscenza” quanto più particolareggiata possibile. “Il concetto – dice ancora Poli – è quello di far immaginare le dinamiche del rischio per un’analisi collettiva delle scelte effettuate, di quelle centrate e degli errori, chiamando ogni categoria al confronto in base alle proprie competenze sulla scorta di dati sempre più precisi”. Ma serve – ed è questo un punto chiave di Franca – anche una competenza comunicativa che oggi annaspa se non fa danni con le approssimazioni. Il modo di informare sui pericoli idrogeologici è insomma dirimente e per questo Franca punta sull’aggiornamento mirato per professionisti, amministratori e giornalisti. Aggiornamento di carattere tecnico – indispensabile rispetto alla rapidità dei cambiamenti che incidono sulla tenuta del territorio – e aggiornamento di carattere squisitamente sociale se è vero che si propone di fornire gli elementi di un corretta comunicazione sui diversi aspetti legati ai rischi alluvionali. Corsi e incontri allargati, dunque. E anche – irrinunciabile – un portale, anzi un Geo-portale al quale accenna Stefano Barozzi, direttore di Trilogis, l’azienda che curerà il sito internet dedicato.

 

“Il geo portale vuole diventare il punto di riferimento per chiunque cerchi informazioni aggiornate sulla situazione idrogeologica del Trentino. Sarà animato da tutte le banche dati disponibili tra Provincia e Bacini Montani ma avrà una caratteristica inedita: l’apertura. Non solo uno strumento per addetti ai lavori ma un opzione offerta a tutti – di qui la priorità di un linguaggio alla portata di tutti. E pubblica sarà l’interfaccia se è vero che ci si propone di raccogliere e rendere note dopo verifica anche le informazioni fornite dai cittadini chiamati a segnalare quel che non funziona in termini di sicurezza sui loro territori”. Life Franca – questo il nome completo del progetto – durerà tre anni. “Ma la nostra – dice con convinzione il coordinatore Poli – è una proposta replicabile. Anzi, auspicabilmente replicabile in un’Italia dove sul terreno della prevenzione e della sicurezza si è drammaticamente indietro rispetto al Trentino”.

 

Alcuni rapporti – con l’area Adriatrica ad esempio – già ci sono e andranno implementati. Via dunque a Life Franca con complimenti che nella presentazione di oggi non si sono lesinati seppur, e per fortuna, senza la rituale enfasi. Complimenti dal partner non solo logistico Muse. Con il direttore Lanzingher che focalizza la portata culturale – “consapevolezza è vita” – dell’operazione. E complimenti dall’assessore provinciale all’ambiente, Gilmozzi: “In Trentino per fortuna siamo avanti, abbiamo fatto tesoro dai drammi dell’incuria ambientale e investiamo in sicurezza e prevenzione 100 euro a cittadino. Ma strumenti come questo sono indispensabili a mettere l’ambiente in cima alle priorità non della Provincia ma di tutti i trentini”.

 

Cento euro ad abitante investiti in sicurezza. Se l’Italia seguisse questa strada – così come quella di non consumare il territorio in edilizia scavandoci la fossa – forse avremmo meno coccodrilli a piangere lacrime di scellerato menefreghismo.

Per saperne di più. Giovedì 24 al Muse verranno presentate le “Carte della pericolosità idrogeologica” messe a punto dalla Provincia. Verrà inoltre dato spazio al tema della previsione e della gestione degli eventi alluvionali attraverso la sala operativa per il servizio di piena della Provincia. E sarà illustrato al pubblico il progetto Life Franca. Alle 20.45.

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