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Col walkie talkie la montagna è più sicura: si chiama Rete Radio Montana e mette in contatto chi si trova in quota

Il progetto nazionale si basa sull'utilizzo di una frequenza radio di libero uso ​e sugli apparecchi PMR-446. Serve ad aumentare lo scambio di informazioni (anche laddove non prende il cellulare) tra chi frequenta la montagna. Il responsabile regionale: "Stiamo cercando di estenderlo ai rifugi Sat"

Di Luca Pianesi - 15 gennaio 2017 - 20:39

TRENTO. Si chiama Rete Radio Montana ed è un sistema di prevenzione degli incidenti e di scambio di informazioni, creato per aumentare la sicurezza in montagna. Si sta diffondendo sempre di più, in tutta Italia, e piano piano sta prendendo piede anche in Trentino Alto Adige dove si possono contare già una sessantina di utenti. Sono quasi tutti esperti del settore, persone che vivono la montagna con costanza e passione ma che sanno bene quanto siano importante lo scambio di informazioni quando ci si trova in quota.

 

Informazioni che riguardano da un lato lo stesso utente (dove si trova, che tipo di attività andrà ad intraprendere, da quante persone è composto il gruppo) dall'altro di chi deve essere soccorso (in che condizioni è, di che tipo di intervento e struttura avrà bisogno e in quale contesto climatico si trova). Il tutto si basa sull'utilizzo di una frequenza radio di libero uso - detta canale 8-16 (canale 8 + codice CTCSS 16 per chi se ne intende) - che può essere intercettata con delle semplici rice-trasmittenti, quelle di uso comune, che si possono trovare senza problemi. Apparecchi denominati PMR-446 che si possono sintonizzare su vari canali e che possono ricevere e trasmettere anche laddove i cellulari non arrivano.

 

In rosso alcuni degli utenti di Rete Radio Montana attivi negli scorsi giorni nel Centro - Nord

 

"L'idea l'ha avuta una ex militare di Roma - ci spiega il referente regionale Giancarlo Iannelli che è anche volontario del soccorso alpino – e si basa sul principio che più persone ci sono che si servono di questa rete libera più sicurezza ci sarà. In altre regioni ci sono anche 200, 300 utenti e in varie parti d'Italia vi fanno parte anche unità di soccorso che vi si connettono per avere informazioni dirette. Lo strumento può servire sia in caso di incidenti che per prendersi un caffé con un altra persona. Mi spiego: se una persona si trova in difficoltà e il cellulare non prende, come spesso accade in zone impervie delle montagne, con la radiolina connettendosi alla rete libera lancia l'allarme. Le persone che fanno parte di Rete Radio Montana lo ascoltano e possono o essere le prime a intervenire sul posto o se c'è una reale emergenza potranno avvertire i soccorsi. Inoltre, con una semplicissima iscrizione al portale internet di Rete Radio Montana ad ogni escursione o uscita con lo smartphone o il computer si può segnalare dove si sta andando e a fare cosa, se una camminata, una cordata, una scalata e via di seguito. Così da lasciare sempre una traccia ben visibile agli altri utenti, di dove ci si avventura".

 

E il caffé? "La radio - prosegue Iannelli - serve anche a scambiarsi informazioni operative, come ad esempio sapere che condizioni meteo ci sono in quota, lo stato di agibilità dei sentieri e delle ferrate, le condizioni del manto nevoso. Ma può anche servire, banalmente, a mettersi d'accordo con l'altro utente a dirgli 'aspettami al rifugio che ti offro un caffé'. Qui in Trentino, poi, stiamo cercando di connettere i rifugi della Sat. La volontà è quella di garantire a chiunque si avventuri nel bosco si avere un contatto sicuro, come può essere un rifugio, vicino. In questo modo si potrebbe aumentare ulteriormente il grado di sicurezza sulla nostre montagne". 

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