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Gli "ometti di montagna" luoghi d’incontro fra diavolo e streghe o 'moda' da superare? Bassetti (Sat): "Segno di condivisione, non ti fanno mai sentire solo"

I piccoli mucchietti di pietre si trovano in tutto il mondo e hanno nomi diversi (bonhomme in Francia, ovoo in Mongolia, inukshuk in Antartide). Servono a segnare la strada ed hanno un alto valore culturale. Il presidente della Sat: "Mi fanno pensare che c'è futuro per l'umanità"

Di Margherita Girardi - 29 luglio 2017 - 20:46

TRENTO. Ometti di montagna, chi non li conosce? Dagli esploratori della domenica agli escursionisti sfegatati, a chi non è capitato di imbattercisi almeno una volta o di aver sentito parlare di queste piccole montagnole, delle specie di sentinelle dei sentieri di montagna. E' più o meno questa la funzione della semplice costruzione di pietra a secco a forma di piramide che ogni tanto spunta tra un sentiero e l'altro: presenziare sul percorso quando la segnaletica ufficiale non è presente o è poco visibile.

 

Gli ometti si possono trovare a vegliare sulle cime, a indicare la strada giusta in passaggi dove perdersi rischierebbe di essere fin troppo semplice, persino sulle coste e sugli isolotti come aiuto alla navigazione, ne esistono come succede in Scandinavia. Non bisogna pensare infatti che quello degli ometti di pietra sia un fenomeno di cui le nostre montagne hanno la prerogativa. Dall’America del Nord all’Estremo Oriente, con nomi diversi e variazioni nella forma, gli ometti sono presenti un po’in tutto il mondo. Possono essere a forma di uovo, con una lastra a metà per simboleggiare le braccia o a forma di piramide.

 


 

Li si chiama con nomi diversi a seconda del luogo: bonhomme in Francia, ovoo in Mongolia, inukshuk in Antartide. La loro origine si perde nei secoli ed è spesso avvolta da leggende e implicazioni religiose: potevano essere usati come luoghi votivi, come tombe o memoriali, ma il folklore altoatesino vuole che siano anche luoghi d’incontro fra il diavolo e le streghe.

 


 

La loro funzione pratica sembra però essere sempre stata quella di marcare la via, a partire dalle popolazioni nomadi del Neolitico che per prime hanno usato queste costruzioni per segnare la strada della caccia, della guerra o del commercio con materiali comodi e sempre a disposizione. Semplici, economici e ad impatto minimo sul paesaggio sono amati da milioni di appassionati della montagna. Dalle nostre parti nello specifico è sicuramente più facile incontrarli lungo sentieri di ghiaione o roccia, dove segnare il tracciato è complicato, ma anche dove è presente “una sorta di cultura alpina, una montagna che esprime valori di solidarietà” come spiega Claudio Bassetti, presidente della Sat del Trentino.

 

L’ometto è costruito infatti da escursionisti per altri escursionisti. Considerato dai più una vera e propria opera d'arte molto suggestiva, svolge un ruolo fondamentale nell'escursionismo d'alta quota: visibile anche in caso di nebbia o di neve, l'ometto è un segnale importantissimo che può fare la differenza. "Ah gli ometti - esclama Bassetti con affetto e sorpresa quando li sente nominare -. Trovo che siano il segno tangibile della cura di qualcuno nei confronti degli altri. Non ti fanno sentire solo, si ha la certezza che qualcuno è già passato, che si è preso il tempo per svolgere un servizio a favore di tutti".

 


 

"Penso abbiano un bel valore simbolico - aggiunge ancora il presidente della Sat provinciale - soprattutto di questi tempi, in contrasto con l'individualismo con cui abbiamo tutti a che fare. Pensiamo di potercela fare sempre da soli, ma in alcune situazioni non è così. L'ometto fa capire che si può contare sull'aiuto degli altri. Mi confortano quando li trovo lungo i sentieri e nelle mie camminate, mi fanno pensare che c'è ancora futuro per l'umanità".

 

Eppure, in questo periodo, anche gli ometti vengono attaccati. In molti ritengono stiano diventando troppi e che ci sia il rischio che costruirli si stia trasformando in una moda molto in voga sulle vette più frequentate con ovvi pericoli legati a crolli e frane. Il presidente della Sat, però, resta al loro fianco e non arretra di un passo. "Non ho notato in realtà un proliferare di ometti - conclude Bassetti - che possa destare preoccupazione, quindi nessun segnale d’allarme. Ci sono persone che si dilettano a costruire piccole verticalità con i sassi, ma questo nulla ha a che vedere con gli ometti".

 

Ad ogni modo, l’ometto di pietra può essere il migliore amico dell'uomo in montagna, ma se costruito nel punto sbagliato o in luoghi isolati può diventare il suo peggior nemico, facendogli smarrire il sentiero, dandogli una falsa traccia o diventando un pericolo in caso di crollo. Insomma come ogni vedetta necessita del punto giusto. Per poter assistere l'escursionista più sfegatato o l'esploratore della domenica.

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