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L'Adige rompe gli argini: 50 anni fa l'alluvione che sconvolse Trento. "E' stato il panico. C'era chi metteva in salvo le calze di nylon e chi i bigodini"

La testimonianza di chi quel 4 novembre 1966 l'ha vissuto in prima persona. Marisa Giovannini (Piazza Centa): "Ho avuto paura quando ho visto due pompieri scomparire nel fango". Piero Bendinelli (San Martino): "Alle 17 in Roncafort l'acqua schizzava fuori dalle tane dei conigli come fossero rubinetti aperti"

Militari e vigili del fuoco in barca in Piazza Raffaello Sanzio (Archivio fotografico storico Pat/Foto Luciano Eccher)
Pubblicato il - 04 novembre 2016 - 07:48

TRENTO. "L'acqua è entrata nelle case in un batter d'occhio. E nelle varie abitazioni si vedevano quelli dei primi piani che risalivano i palazzi ognuno portandosi via qualcosa. La prima cosa, non necessariamente la più importante. Una mia amica ricordo che tra le mani stringeva un paio di calze di nylon, un'altra aveva voluto mettere al sicuro la scatola dei bigodini che teneva ben salda sotto il braccio. Mia madre prima di lasciare l'appartamento, invece, si era presa soldi e libretto della pensione". Marisa Giovannini abitava in Piazza Centa e aveva 17 anni quando la notte del 4 novembre di 50 anni fa vide l'Adige entrargli in casa lasciando per sempre un segno indelebile sui mobili, le pareti, i vestiti, e soprattutto nell'anima.

 

 

E anche Piero Bendinelli, come la madre di Marisa, prima di abbandonare l'appartamento aveva recuperato i soldi che teneva in casa. Lui abitava nel quartiere di San Martino è stato lo storico imbianchino della città e all'epoca aveva 30 anni. "Quella notte eravamo tutti un po' in tensione - ci racconta - e le avvisaglie che qualcosa stava per succede io le avevo avute nel pomeriggio, intorno alle 17, quando sono andato a controllare i campi che avevamo a Roncafort. Si stavano allagando. L'acqua spruzzava fuori dalle tane dei conigli come fossero dei rubinetti aperti. L'allerta era stata data anche dalle forze dell'ordine. Ma che potesse arrivare fino in centro con quella forza e quell'intensità era inimmaginabile".

 

Il 4 novembre l'Adige esonda e allaga Trento

L'esondazione dell'Adige avvenne esattamente 50 anni fa. Le alte temperature (che avevano causato lo scioglimento delle nevi), le forti piogge di fine ottobre e dei primi giorni di novembre, il cedere di alcune dighe a nord e la creazione di blocchi naturali per via dei tronchi e degli alberi trasportati dalla corrente trasformarono il fiume in una massa d'acqua incontrollata e devastante. Il telegiornale regionale del giorno dopo, del 5 novembre raccontò così l'evento: "Si è vissuta una notte da incubo, l'Adige ha rotto gli argini a nord della città (...) tutta la parte nord è allagata. L'acqua a contatto con il sodio utilizzato nello stabilimento chimico della Sloi ha causato forti scoppi e alimentato incendi con fiamme alte decine di metri, i bagliori si sono visti anche da molto lontano (...). La popolazione è stata presa dal panico anche perché i vigili del fuoco non riescono più a far fronte alle ripetute richieste di soccorso. Non solo la zona della città è in allerta ma anche tutte le zone circostanti devono essere monitorate". A finire sott'acqua Roncafort, i Solteri, via Maccani, Cristo Re e quindi Piazza Centa, la ferrovia e la stazione e buona parte del centro storico. Alla fine in tutto il Trentino i morti per quel disastro saranno 25.

 

"Eppure la Provincia, i vigili del fuoco, i militari, i soccorsi, in generale, sono stati incredibili - prosegue Marisa Giovannini - non ci siamo mai sentiti da soli. Siamo sempre stati aiutati. Ho ancora in testa la scena di due pompieri che si avvicinavano alla nostra casa trascinando una barca. Di fronte alla nostra casa non c'era asfalto ma un giardino in terra e con l'acqua si erano create delle pozze più profonde. Quando si sono avvicinati alla finestra ricordo che sono finiti sott'acqua entrambi. Sono spariti in quella melma di fango, acqua e nafta. Uno spavento incredibile. Ma per fortuna poi sono riemersi entrambi". "Per giorni si è vissuto così: si dormiva negli appartamenti delle famiglie che abitavano ai piani più alti delle case - prosegue Bendinelli con il suo racconto - mentre all'esterno le vie erano allagate con almeno un metro e mezzo d'acqua per circa cinque giorni. Alle scuole Crispi c'era il punto di accoglienza e dentro si potevano andare a ritirare materassi, biancheria, cibo, generi di conforto. Io, riuscivo ad andarci a piedi, passando dalla strada dietro il castello e riscendendo fino alle scuole. Altrimenti c'erano le barche dei vigili del fuoco e dell'esercito che portavano le cose direttamente nelle case". "     

 

"E poi c'erano i matti tipo mio fratello - sorride la signora Marisa - che con i suoi 21 anni ricordo che ha deciso di andare a nuoto fino a San Donà per prendere il pane. E ricordo la polemica con gli abitanti dei paesi vicini. Quelli di Povo, Madonna Bianca e di Sardagna. Si raccontava che anche loro andavano alle Crispi e si presentavano come alluvionati e via, si portavano a casa materassi e cibo. Maldicenze forse. Ma si sa che anche in queste situazioni c'è sempre qualcuno che se ne approfitta. Comunque, quel che è certo è che in realtà il popolo trentino in quell'occasione ha dimostrato di essere unito e capace di rialzarsi da solo. Tutti ci siamo rimboccati le maniche e autonomamente ci siamo rimessi in piedi. Poi quella cicatrice non la cancelli. Mia madre finché c'è stata ha tenuto in casa i mobili che mantenevano il segno del livello dell'acqua. E anche dopo aver lavato tutto mille volte dalla biancheria ai vestiti, l'odore non era più lo stesso. Sapeva di quel giorno, di quella notte di paura di quel 4 novembre di fango e acqua che nessuno di noi potrà mai dimenticare".

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