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Polo natatorio, la Cassa del Trentino ha consegnato la relazione. Si stimano 120 mila ingressi, il plus dai meeting internazionali

La relazione di cento pagine è al vaglio dell'assessore comunale Tiziano Uez, quindi i passaggi saranno in Giunta e consiglio, prima di essere resi pubblici. L'assessore: "Presto per trarre conclusioni". Il Comitato promotore: "Forse la situazione si sblocca"

Di Luca Andreazza - 15 febbraio 2017 - 19:27

TRENTO. I braccioli sono in mano alla Provincia. Il Comune infatti ha trasmesso in novembre all'amministrazione provinciale e a Cassa del Trentino due progetti preliminari per la realizzazione del nuovo centro natatorio, che dovrebbe sorgere sull'area sportiva delle Ghiaie. La richiesta è nota: predisporre un'analisi legata al rapporto costi/benefici e alle ricadute che questa opera potrebbe determinare sul territorio in base alle proposte sul tavolo per evitare sprechi, passi troppo lunghi e voli pindarici.

 

Le piscine di Trento sono gettonate e attualmente registrano complessivamente fra i 380 mila e i 420 mila ingressi per un 75% di paganti reali (il restante 25% non entra gratuitamente, ma accompagna il bambino al corso oppure un diversamente abile e non mette piede in acqua, ndr), una stima prevede per il nuovo polo natatorio fra le 80 mila e 120 mila unità in ingresso, partendo dalla base d'asta della chiusura della parte interna di Manazzon che raggiunge circa 65 mila ingressi all'anno. La chiave di volta potrebbe essere rappresentata dalla tipologia di struttura, se fosse in grado di ingrossare la stima attraverso la capacità di attrarre i meeting nazionali e internazionale, come avviene per Riccione, che ha creduto in questo mercato.  

 

Nei tre impianti comunali, l'indotto è legato all'utenza tradizionale, alla quale inoltre il Comune applica tariffe di accesso agevolate. Queste strutture hanno infatti diversi punti critici. Si comincia dalle perdite gestionali di circa 1 milione e 300 mila euro all'anno, si passa alla difficoltà di gestione degli spazi d'acqua, alla totale assenza di attrattività dal punto di vista turistico e da quello dei privati per la partecipazione alla gestione e quindi l'impossibilità di organizzare meeting nazionali e internazionali

 

"Non abbiamo ancora le carte in mano - commenta Cristiano Mosca, deus ex machina del comitato promotore per il nuovo polo natatorio di Trento - e pertanto risulta difficile una corretta valutazione sulla strada da intraprendere. Oltre alla relazione, non siamo ancora a conoscenza del progetto globale che coinvolge anche una riqualificazione degli altri impianti attualmente destinati al nuoto".

 

Se da un lato il piano d'azione sembra ancora in fase di valutazione e l'assessore targato Patt Tiziano Uez non si sbilancia e appare cauto, in quanto "abbiamo in mano un'ottima relazione - dice - davvero seria, precisa e puntuale. E' però ancora presto per tirare una conclusione e entrare dettagliatamente nel merito: stiamo infatti leggendo le cento pagine di riflessione di Cassa del Trentino e quindi affronteremo questo argomento in Giunta già dalla prossima settimana", dall'altro il Comitato traspira ottimismo: "Sembra si stia discutendo dei dettagli e quindi la progettazione della nuova piscina dovrebbe finalmente sbloccarsi".

 

Una questione in cima all'agenda dai tempi d'oro del nuoto trentino griffati Renè Gusperti che con la macchina del tempo ci riporta alle Olimpiadi di Barcellona 1992 e Atlanta '96. Un tema tenuto attuale dalle evoluzioni di Francesca Dallapè, culminate nell'argento di Rio 2016. Questa è solo la punta dell'iceberg di un mondo acquatico in salute, capace di proporre anche altri atleti e società importanti e performanti.

 

In questo momento, in ballo ci sarebbero due soluzioni che però presentano caratteristiche, infrastrutture e impatti economici diversi, ma che in ogni caso hanno un unico minimo comun denominatore: l'indispensabile sostegno economico della Provincia.

 

L'ipotesi progettuale più contenuta prevede un costo complessivo di 8 milioni di euro per la realizzazione di un'unica vasca per le discipline del nuoto e dei tuffi dalle dimensioni di 51,50 x 21 metri. La piattaforma per i tuffi sarà di altezza massima 5 metri in modo da contenere l'altezza del fabbricato.

 

L'altra ipotesi, valutata 13 milioni di euro, prevede invece la realizzazione di un impianto destinato alle attività del nuoto e dei tuffi destinato ad ospitare competizioni di livello internazionale e nazionale, una capienza di circa mille spettatori e la costruzione di due vasche separate, una per il nuoto e l'altra per i tuffi.

 

"La prima ipotesi - dice Mosca - non risolverebbe i problemi attuali, quello da 13 milioni è molto ampio. Si ventila dell'ipotesi intermedia da 11 milioni che sarebbe la più interessante. Attualmente Trento dispone di impianti paragonabili a una Ferrari immatricolata però negli anni '70, inevitabile che consumi: noi invece siamo orientati a prendere una Multipla a metano per confort e consumi. Siamo in attesa della perizia per capire meglio quanto predispone lo studio di Cassa del Trentino. Ormai il tempo passa: altre realtà hanno già proposto questo investimento, dimostrando che è perfettamente sostenibile e che può generare utili".  

 

Non è un mistero che il Comitato, in questi anni di lavoro e circondandosi di esperti e sportivi, si ispira per il futuro polo natatorio all'esperienza dei college americani: strutture funzionali, semplici e moderne, un progetto capace di abbracciare e valorizzare tutte le discipline d'acqua, non solo nuoto e tuffi quindi, attraverso la realizzazione di una vasca 51,5 x 25 metri con 'pontone' per ottenere due piscine e una vasca 12,5 x 25 metri e profondità di 5 metri per tuffi fino a piattaforma di 10 metri. Il tutto dovrebbe essere poi condito dalle migliori tecniche di costruzione in grado di ridurre i costi di gestione.

 

La querelle del polo natatorio si arricchisce di questo studio di fattibilità economica e dopo i passaggi in Giunta e in consiglio, approderà all'attenzione del mondo sportivo e verrà illustrato in forma pubblica. 

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