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Aquila Basket tra Italia e Europa, il punto del gm Trainotti: "Trento può ritornare in finale, ma solo attraverso un'attenta programmazione"

Intervista al general manager dell'Aquila Basket a cavallo tra l'anno vecchio e quello nuovo. Trainotti: "Partenza lenta, ma la scorsa stagione è finita tardi e abbiamo dovuto gestire la quotidianità"

Di Luca Andreazza - 31 dicembre 2017 - 19:12

TRENTO. Miglior dirigente italiano nel 2013/14 in LegaDue e nel 2014/15 nel massimo campionato, artefice dell'exploit cestistico dell'Aquila Basket dalla Serie C2 alla Serie A, dai playoff alla semifinale di Eurocup. Ma soprattutto la finale scudetto e nomina a 'Personaggio dell'anno' al termine della passata stagione. Questo l'identikit del general manager Salvatore Trainotti.

 

"Programmazionelavoro - evidenzia il deus ex machina aquilotto - valori e umiltà. Questa è la nostra identità, le nostre radici. In queste quattro stagioni di serie A stiamo raccogliendo i frutti di quanto seminato nella annate precedenti. Il nostro motto, come dicono negli Stati Uniti, è 'pawn the rock', cioè insistere, restare concentrati e rimanere in ritmo", questa la ricetta del successo bianconero.

 

Dopo gli inizi da allenatore, Salvatore Trainotti si è ritagliato il ruolo da general manager sui parquet di periferia prima di arrivare alla serie A e oggi gira il mondo, dagli States alla Cina. Non solo per cercare talenti, ma anche per tenere convegni e presentazioni sul modello Aquila Basket.

 

"Esperienza - dice Trainotti - che permette di allargare la visione, essere flessibili e innovativi. Viaggiare e confrontarsi alimenta tutto questo e sviluppa un network. Tutto è necessario per conoscere il mercato e restare competitivi, nonostante un budget limitato: si vive di intuizioni, visione e percorso. Immaginare un obiettivo e raggiungerlo in equilibrio".

 

Direttore, inutile dirlouna stagione da incorniciare. Come si riparte da vice-campioni d'Italia?

Certamente. Un'annata importante, una sbornia di entusiasmo per tutto l'ambiente, oltre che grandi aspettative. Personalmente, invece, non ho avuto neppure il tempo di metabolizzare appieno il susseguirsi degli eventi. Il giorno dopo ero in ufficio per preparare questa stagione. La voglia ovviamente è quella di ritornare a giocare certi appuntamenti, ma nella consapevolezza che Trento può arrivare lì, ma non è obbligata.

 

Un inizio un po' difficile, ma ora la Dolomiti Energia sembra aver ripreso il filo del discorso.

L'anno scorso la stagione è stata lunga, ci siamo trovati a gestire la quotidianità rispetto alla programmazione. Anche per questo non siamo partiti bene, ma ora siamo ritornati in carreggiata: ci siamo qualificati alla Top16 dopo aver chiuso secondi un girone durissimo e siamo in corsa per staccare il pass alla Final eight di coppa Italia. Nulla arriva per caso, la programmazione è tra i nostri punti di forza: si lavora sempre in prospettiva e si cerca di gestire al meglio il momento. La strada è tanta, il percorso lungo. 

 

L'anno scorso abbiamo visto il ritorno di Dominique Sutton, questa volta Dustin Hogue non ci ha pensato un secondo a rientrare a Trento. Una conferma che un marchio di fabbrica dell'Aquila Basket è quello dell'ambiente.  

Abbiamo sempre cercato di creare un certo tipo di ambiente, anche a livello di staff. Gli obiettivi della società sono quelli di mettere gli atleti nelle condizioni di potersi esprimere al meglio. Cerchiamo di instaurare un rapporto e non abbiamo paura di ripartire. Ogni tanto può capitare, come in qualsiasi ambiente di lavoro, di doversi separare: bisogna avere il coraggio di ammettere le scelte sbagliate e dividere le strade, piuttosto che insistere e danneggiarsi a vicenda.

 

Sono però pochi i 'colpi' non andati a segno. Gli atleti rendono bene e soprattutto mostrano una continua crescita in qualitàQuali caratteristiche cercate in un possibile bianconero?

E'necessario dividere i momenti tra la scelta e la gestione per valorizzare degli atleti. Si tende a semplificare tra scelta buona o sbagliata, ma non è così semplice. Cerchiamo di scegliere le persone giuste che possano calarsi in società dal punto di vista dell'ambiente e da quello squisitamente tecnico. Cerchiamo di individuare il talento e valutiamo se ci sono margini di crescita individuale e nel sistema squadra.

 

Anche a livello di settore giovanile la crescita è continua. L'anno scorso la formazione Under 18 si è laureata vice-campione d'Italia. Quali sono le prospettive?

Dobbiamo ancora migliorare tanto. Certo, l'Academy è un asset fondamentale per Aquila Basket e ci impegniamo ogni giorno per sviluppare questo aspetto. Il settore giovanile significa un territorio che respira la palla a spicchi e una società in grado di valorizzare il talento. Il futuro vedrà giocatori in grado di reggere l'impatto con la serie A. Ci vogliono però investimenti e pazienza, cinque anni e quindi strutture per le attività giovanili.

 

Dopo il forzato stop europeo nella passata stagione imposto dalla Federazione, quest'anno tutte e tre le formazioni italiane impegnate in Eurocup hanno strappato il pass alla fase successiva. Un campionato italiano quindi allenante e di buon livello. Sul piano politico si registra invece un braccio di ferro tra Lega e Federazione

Il livello dei giocatori italiani non è quello di dieci anni fa, ma è comunque buono. I talenti ci sono e il campionato è duro. Il fatto che tutte le squadre si siano qualificate per la Top16 di Eurocup è positivo per il movimento e sintomo di salute del comparto. I club devono lavorare in questa direzione. Non voglio invece entrare nella querelle tra Lega e Federbasket. Certamente però il modello sportivo è cambiato: prima c'erano tante risorse e il problema era quello di distribuirle, ora invece è viceversa. I rapporti si sono invertiti e le società non sono più 'padronali'. Il movimento deve capire quello che cercano tifosi, sponsor e investitori, mentre forse deve concentrarsi in minor misura sulle esigenze degli addetti ai lavori per strutturare in modo moderno il prodotto basket italiano. 

 

 

 

 

 

 

 

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