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L'anno di Mauro Giacca e del Trento Calcio, dal Nido gialloblu allo stadio, dalla serie D all'arrivo di Antonio Filippini in panchina

Il numero uno dei colori gialloblu traccia un bilancio dopo l'avvio di stagione non facile in quarta serie nazionale. "Un black out iniziale, ma mi aspetto un grande girone di ritorno". Il sogno è lo stadio: "Briamasco ormai finito, serve una struttura completa alle ex caserme"

Di Luca Andreazza - 02 gennaio 2018 - 20:19

TRENTO. "Siamo una società in crescita sotto tutti i punti di vista. Il Trento deve diventare sempre di più un punto di riferimento per la comunità. Abbiamo commesso qualche errore in questo avvio di stagione, ma siamo ripartiti e faremo un grande girone di ritorno per mantenere la categoria", queste le parole di Mauro Giacca, numero uno del Trento.

 

Un'avventura iniziata tre anni fa, quando Mauro Giacca rileva la società di via Sanseverino nel punto più basso della storia societaria. Qualche delusione e tanti successi. Dopo la falsa partenza in Promozione ("Difficile costruire una squadra vincente in appena un mese") e la querelle extra-sportiva contro Federazione e Mezzocorona, i gialloblu hanno messo in bacheca i titoli di Coppa Italia provinciale e regionale, un campionato di Promozione e quello di Eccellenza.

 

"Tre anni intensi - aggiunge Giacca - da Filippo Moratti a Stefano Manfioletti siamo cresciuti tanto. Qualche errore c'è stato, ma tutto ci permette di migliorare e crescere. Anche a livello societario ci siamo irrobustiti, dopo l'ingresso di Daniele Sontacchi, quest'anno abbiamo salutato quello di Enrico Zobele".

 

Il Trento è ritornato così a calcare il panorama nazionale dopo l'ultima apparizione risalente alla stagione 2012/13, senza dimenticare nel mezzo l'ultimo fallimento datato 12 maggio 2014, prima dell'arrivo dell'attuale proprietà capitanata da Mauro Giacca. 

 

Un impatto non facile, un avvicendamento in panchina e la necessità di lottare domenica dopo domenica per restare in serie D

Abbiamo accusato un black out iniziale e ci siamo chiusi nel silenzio per ragionare e maturare, ma le ambizioni sono sempre quelle: arrivare in LegaPro e serie B. Le sofferenze e i momenti difficili aiutano a crescere e ora dobbiamo disputare un grande girone di ritorno per gettare le basi per il futuro. Cuore, passione e attaccamento sono le parole chiave. La sfida è quella di riportare il Trento dove merita e avvicinare i tifosi allo stadio. Ci sono stati degli errori, ma non hanno sbagliato i singoli, quanto la struttura: non abbiamo puntato il dito contro nessuno perché prima crediamo nelle persone e nel lavoro. Tutta la società deve maturare. 

 

Un Trento che fin dal primo momento si è concentrato sull'immagine del club. Dai 200 mila euro spesi per rifare il look al Briamasco alla sinergia con la Juventus

E'nata una bella sinergia con l'ente pubblico e per rimettere in sesto lo stadio dobbiamo ringraziare Asis per averci dato carta bianca. L'affiliazione all'Academy bianconera sta portando ottimi risultati: tutti i mesi i tecnici della Juventus arrivano a Trento, mentre noi andiamo ogni due mesi a Vinovo. Questa collaborazione è un valore aggiunto e sintomo di benessere societario.

 

Nonostante la posizione in classifica il Trento è riuscito ad assicurarsi diversi giocatori, ma anche un allenatore come Antonio Filippini, ex calciatore in serie A.

Il Trento è una piazza riconosciuta e presenta un appeal importante come una società di grande qualità. Questo anche grazie ai trentatré soci fondatori, oltre duecento aziende partner e oltre settecento persone che hanno sottoscritto la tessera di socio. 

 

L'ingresso nell'Academy della Juventus permette al Trento di implementare il settore giovanile.

Il Trento cerca di essere un punto di riferimento per il territorio, un vivaio della comunità. Un settore giovanile importante si traduce in solidità del Trento. La serie D consente inoltre di poter schierare la formazione Juniores nel campionato nazionale e questo porta a sviluppare e crescere ulteriormente il nostro progetto. Grande merito va al responsabile Loris Bodo e tutti i dirigenti che si impegnano lontano dai riflettori ogni giorno per migliorare i ragazzi. All'ultimo 'Natale gialloblu' hanno partecipato oltre 800 ragazzini e crediamo fermamente nelle radici e tradizioni del nostro territorio.

 

Come sono i rapporti con le altre società del territorio? Negli anni si è rivelato un punto debole del Trento.

Le società trentine sono un valore aggiunto e i rapporti sono ottimi. Oggi ben venti sodalizi partecipano al progetto 'Promesse trentine' per valorizzare il talento e diventare un punto di riferimento, anche sociale per la comunità.

 

Nei piani del Trento per il 2018 c'è il 'Nido gialloblu'. Un progetto iniziale che prevede due campi a undici in sintetico, quindi un terreno da gioco, sempre a undici, misto (70% in sintetico e 30% in erba naturale) e un impianto a sette in sintetico.

Una struttura necessaria in quanto attualmente non abbiamo impianti idonei dove far convergere la nostra attività. A piccoli passi aggiungeremo la nuova sede della società, una struttura indoor di circa 600 metri quadri per potersi allenare in caso di maltempo, una mensa e alcuni appartamenti per quei giovani calciatori che vengono dalle parti più lontane del Trentino avranno la fortuna di indossare la maglia del Trento, ma che devono conciliare lo studio in città.

 

Nei desideri anche uno stadio da 15 mila posti. Ha visto il progetto degli architetti di Campomarzio?

Il progetto è molto bello, interessante e ben fatto, ma credo che il nuovo stadio dovrebbe sorgere nell'area delle ex Caserme a San Vincenzo per la posizione. Quell'area presenta tutte le caratteristiche per fare un impianto completo in grado di ospitare un centro commerciale e anche concerti in quanto si trova vicino all'uscita dell'Autostrada e quindi non incide sulla viabilità del centro, ma soprattutto offre spazi per poter ospitare tremila parcheggi. Il Briamasco è ormai una infrastruttura giunta alla fine e ora si trova preso in mezzo tra la necessità di terminare quegli sviluppi previsti per il Muse e il quartiere Le Albere. Un progetto importante per posizionare Trento nel panorama nazionale. Mi preme però sottolineare un concetto.

 

Quale?

Voglio ribadire che è necessario separare Mauro Giacca dalla Giacca srl: la mia azienda non interverrà per costruire il 'nido gialloblu' e il nuovo polo sportivo, ma auspico il pieno coinvolgimento delle imprese locali per realizzare la nuova Casa del Calcio Trento. In Trentino ci sono tante realtà capaci di mettere qualità, passione e competenza per vedere sorgere questo nuovo centro. Un veicolo importante per creare inoltre economia e indotto. Un piano che permette all'ente pubblico di risparmiare risorse a vantaggio della comunità. 

 

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