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| 12 nov 2021 | 18:30

Gian Piero Ventura dice "basta". A lui è legato il ricordo della più grande débacle calcistica azzurra. L'annuncio nel giorno in cui l'Italia di Mancini si gioca i Mondiali

Con il Bari e il Torino fece grandi cose in serie A, lanciando giovani talenti, praticando un calcio offensivo e portando i granata agli ottavi di finale dell'Europa League 2015, ma in Nazionale il suo percorso è stato brevissimo e deludente, culminato con la clamorosa mancata qualificazione al Mondiale di Russia 2018

Gian Piero Ventura dice "basta" alla sua carriera d'allenatore
di Redazione

TRENTO. Gian Piero Ventura dice "basta" e, nel giorno in cui l'Italia di Roberto Mancini si gioca l'accesso al mondiale di Qatar 2022, l'ex Ct Azzurro chiude definitivamente con il mondo del calcio all'età di 73 anni a 13 mesi di distanza dall'ultima esperienza, vissuta sulla panchina della Salernitana in B.

 

Nella sua lunghissima carriera da tecnico, iniziata nelle categorie dilettantistiche con Albenga, Rapallo San Desiderio ed Entella Bacezza all'inizio degli anni '80, ha guidato Cagliari, Udinese, Messina, Bari, Torino e Chievo in serie A, Venezia, Cagliari, Sampdoria, Cagliari, Verona, Pisa, Torino e, per l'appunto, Salernitana in serie B.

 

Nel corso del suo percorso ha raccolto grandi soddisfazioni, soprattutto sulle panchine di Bari e Torino, ma a lui è - inevitabilmente - legato il peggior ricordo calcistico degli ultimi 70 anni quando si parla di Nazionale.

 

Sabato saranno infatti quattro anni esatti dalla nefasta sera del 13 novembre 2017, quando l'Italia - pareggiando 0 a 0 contro lo Svezia - vide svanire la qualificazione al Mondiale di Russia 2018. Gli azzurri, dunque, non andarono alla rassegna iridata a 60 anni di distanza dall'ultima volta, visto che gli azzurri partecipavano ininterrottamente ai Mondiali dal 1958, senza alcuna eccezione.

 

La permanenza sulla panchina più ambita del Belpaese fu brevissima: 16 partite appena sviluppate in 14 mesi e un fallimento destinato ad entrare - nostro malgrado - nella storia del calcio italiano, al pari (per motivi diversi, ovviamente) dei successi ottenuti nel 1934, 1938, 1982 e 2006.

 

Il suo arrivo alla guida della Nazionale venne annunciato prima ancora dell'inizio dell'Europeo del 2016: il matrimonio con Conte era "a tempo" e Ventura venne nominato dall'allora Presidente Federale Carlo Tavecchio quale nuovo Commissario Tecnico con il preciso (e obbligatorio) obiettivo di condurre gli azzurri ai Mondiali di Russia 2018.

 

L'esordio è negativo, perché al San Nicola di "Bari" la Francia passa per 3 a 1. Poi inizia il percorso nelle qualificazioni: l'Italia vince 3 a 1 in Israele, poi impatta 1 a 1 contro la Spagna a Torino con De Rossi che, su calcio di rigore, rimedia all'errore di Buffon. A Skopje gli azzurri s'impongono in extremis sulla Macedonia (3 a 2), poi non riescono ad andare oltre il 4 a 0 contro il Liechtenstein e la differenza reti è totalmente pro Spagna. L'amichevole contro la Germania disputata a San Siro termina 0 a 0, poi arrivano il successo per 2 a 0 sull'Albania e due corroboranti (e illusorie) vittorie in altrettante amichevoli contro Paesi Bassi (2 a 1) e Uruguay (3 a 0).

Nel ritorno con il Liechtestein, a Udine, la vittoria è meno rotonda di quanto servirebbe (5 a 0) e, allora, per evitare le forche caudine degli spareggi bisogna vincere a Madrid contro la Spagna. Ventura sceglie un modulo iper offensivo e e il risultato è uno sconfortante 0 a 3 con le Furie Rosse che fanno il bello e il cattivo tempo.

 

Nelle ultime tre sfide del girone l'Italia difende almeno il secondo posto pur fornendo prestazioni tutt'altro che indimenticabili (1 a 0 contro Israele, 1 a 1 contro la Macedonia e successo di misura - 1 a 0 - contro l'Albania) e l'urna è tutt'altro che benevola, perché l'avversaria negli spareggi sarà la Svezia.

 

La gara d'andata si gioca a Solna il 10 novembre 2017: Belotti incorna a lato di un soffio, la Svezia risponde con il destro di Toivonen che esce di un nonnulla, nella ripresa Candreva chiama alla partita Olsen. Ad inizio i nordici passano: tiro di Johansson, sfortunata deviazione di De Rossi e palla in rete con Buffon spiazzato. Gli azzurri si gettano in avanti e centrano un clamoroso palo con Darmian a portiere battuto.

 

La partita si era svolta in un clima surreale con Ventura furibondo perché, nei giorni precedenti, sui giornali era uscita la formazione scelta dal Ct per la sfida di Solna. L'allenatore azzurro pretende il nome della "talpa" e la tensione tra il gruppo e guida tecnica aumenta 

 

Il ritorno si gioca tre giorni dopo in un San Siro gremito e pronto a spingere l'Italia oltre l'ostacolo: anche in occasione della seconda sfida la vigilia è tutt'altro che serena. I ben informati raccontano che, addirittura, Ventura lasci il ritiro di Appiano Gentile, creando smarrimento tra i giocatori, che chiedevano al Ct la rinuncia al "3-5-2" e un atteggiamento più offensivo, con un attaccante in più sul terreno di gioco.

 

Niente da fare: il modulo è confermato e, a fare da spalla ad Immobile, c'è Gabbiadini, alla sua seconda presenza da titolare in azzurro e alla decima assoluta. Sarà questa l'ultima apparizione in Nazionale del mancino di Calcinate.

 

L'Italia attacca a spron battuto, Olsen compie un paio di miracoli, Florenzi va ad un soffio dall'eurogol in semirovesciata e dopo, aver inserito Belotti per Gabbiadini ed El Shaarawy per Darmian, al momento del terzo cambio tutti si attendono un attaccante per l'assalto finale, visto che in panchina ci sono gli scalpitanti Eder e Insigne. Ventura, invece, indica De Rossi, che non si toglie nemmeno la tuta ed è memorabile il suo labiale: "Perché devo entrare io? Dobbiamo vincere, non pareggiare" pronunciato furente ad uno degli assistenti del Ct.

 

Entrerà Bernardeschi al posto di Candreva e il punteggio non si schioderà dallo 0 a 0. L'Italia resta a casa dal Mondiale e, dopo una conferenza stampa post partita surreale, Ventura verrà esonerato due giorni dopo, affermando in seguito che, anche in caso di qualificazione, lui in Russia non ci sarebbe andato.

 

Nell'immediato il suo posto venne preso da Gigi Di Biagio, Ct ad interim per un mese e mezzo, mentre il 28 maggio 2018 toccò a Roberto Mancini che, con il successo europeo di pochi mesi, ha lenito una ferita sportiva che mai si chiuderà.

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