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Il paradosso dell'Eccellenza: per giocare servono 10 squadre e in Trentino Alto Adige ce ne sono 7. Adesso è la Figc a mettere i "paletti" dopo settimane di discussioni

Il Presidente Federale Gabriele Gravina ha stabilito le linee guida per la ripartenza: il massimo campionato regionale di calcio a 11 potrà riprendere solamente con un minimo di 10 formazione partecipanti. In Trentino Alto Adige, al momento, sono solo 7 e non sembra esserci alcun margine

Gabriele Gravina, presidente della Figc, che ha messo i "paletti" per la ripresa dei massimi tornei a carattere regionale
Di Daniele Loss - 15 marzo 2021 - 17:53

TRENTO. Breve storia triste di una vicenda dai contorni kafkiani. Con un'unica considerazione finale possibile: i contorni di questa vicenda risultano essere dir poco assurdi e, alla fine, il peso di mille "non decisioni" e del tergiversare continuo, ricade e ricadrà tutto sulle spalle delle società, che saranno le vittime - consapevoli o no, poco importa - di una situazione che avrebbe dovuto essere gestita in modo completamente diverso.

 

I campionati regionali in Trentino Alto Adige non ripartiranno. La montagna, alla fine, ha partorito il metaforico topolino dopo settimane in cui "la destra non sapeva cosa faceva la sinistra" e durante le quali lo sport più praticato è stato il "pensaci tu", con scarico di responsabilità al livello inferiore della catena di comando.

 

Il motivo? Semplice: il Presidente della Figc Gabriele Gravina ha dettato le linee guida per la ripartenza dei campionati regionali a cui, domani, sarà (o sarebbe) stato conferito ufficialmente il riconoscimento a tornei "d'interesse nazionale". Ovvero con la possibilità di proseguire l'attivita anche in zona rossa, come già accade per i campionati a carattere professionistico e la serie D.

 

La Figc aveva detto di sì alla ripartenza, delegando poi la Lega Nazionale Dilettanti, che a sua volta aveva incaricato i Comitati Regionali e Provinciali di chiedere la disponibilità o meno a riprendere l'attività alle singole società alle quali, di fatto, era stato chiesto di decidere cosa fare o meno. Quattro club della Provincia di Trento, ViPo Trento, Levico Terme, Gardolo e Lavis, avevano detto sì, mentre in Alto Adige avevano dato parere favorevole San Giorgio, Maia Alta e Stegona.

Tutto fatto: i Comitati di Trento e Bolzano avevano inviato a Roma il responso del sondaggio e la proposta del format da applicare, ovvero un "mini" girone all'italiana con gare d'andata e ritorno della durata di quattordici giornate con partenza il 18 aprile e chiusura il 28 giugno. Le sopracitate società erano pronte a tornare a sviluppare gli allenamenti di contatto (il cui via sarebbe potuto avvenire dopo l'ufficializzazione del cambio di "status", previsto per domani) e a tornare in campo per giocarsi la promozione in serie D, senza il rischio d'incappare in retrocessioni, visto che già in precedenza era stato stabilito che nessuna formazione sarebbe stata declassata nella categoria inferiore.

 

E qui inizia l'ultimo capitolo della breve e triste storia, perché lunedì la Figc ha espresso le proprie linee guida in materia di ripartenza dei tornei e ha stabilito che, per il campionato d'Eccellenza maschile, il numero minimo di formazione partecipanti è dieci, con l'unica deroga concessa alla Sardegna per la quale il numero minimo è fissato ad otto.

 

In poche parole: il campionato d'Eccellenza del Trentino Alto Adige è da considerarsi definitivamente concluso, a meno che - nel giro di due giorni (entro le ore 15 di mercoledì 17 marzo) - non arrivino almeno altre tre adesioni da parte di società che, sin qui, si sono espresse sempre in modo negativo e risoluto. Una mission praticamente impossible, anche se dai Comitati di Trento e Bolzano si sono già messi in moto per trovare nuove adesioni che, quasi sicuramente, non arriveranno.

 

Chiusura definitiva e senza possibilità d'appello anche, per i tornei di calcio a 5 maschile di serie C1 (8 squadre richieste, solamente 4 disponibili), calcio a 5 femminile di serie C (5 squadre richiesta, 4 disponibili) ed Eccellenza femminile di calcio a 11 (5 squadre richieste, solamente 3 disponibili), con i Comitati di Trento e Bolzano che non faranno alcun ulteriore sondaggio.

 

Insomma, un "pasticciaccio" all'italiana e un'inutile perdita di tempo: al di là dello "scaricabarile" continuo dalla Figc alla Lnd, poi ai Comitati e infine alle società (alle quali, di fatto, è stato detto "decidete voi", senza alcuna certezza - scritta - sul protocollo), perché non dettare immediatamente delle linee guida ed evitare tutto il "baillame" delle ultime settimane? Tutto è partito dalla Figc e poi è stata la stessa Figc a mettere la parola "fine" con una decisione che avrebbe potuto arrivare tranquillamente prima.

 

Mercoledì, si spera, arriverà la parola "fine" ad una vicenda che, ancora una volta (ma non c'era bisogno), ha messo in luce la distanza siderale tra la "base" e chi governa il mondo del pallone in Italia. Dal primo lockdown è passato un anno e, sportivamente parlando, la situazione non è migliorata di una virgola. Anzi è peggiorata.

 

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