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Tanti auguri a Marco Tardelli: il suo urlo "Mundial" del 1982 è entrato nella storia dello sport. L'ex centrocampista di Juve, Inter e Nazionale compie 67 anni

Uno dei centrocampisti più forti della storia del calcio, festeggia il compleanno: il suo urlo dopo aver segnato la seconda rete nella finalissima contro la Germania Ovest è una delle immagini che hanno fatto la storia del calcio, anzi dello sport di tutti i tempi

Di Da.Lo. - 24 settembre 2021 - 19:38

TRENTO. L'unico urlo più famoso della storia è (forse) quello magnificamente riportato su tela da Edvard Munch in tre versioni. L' "altro" accompagna una corsa a perdifiato, senza una meta precisa, conosciuta in tutte le parti del globo, quanto quella degli sprinter che hanno scritto la storia dei 100 metri.

 

Sicuramente l'urlo, la corsa e il contesto, hanno reso quei secondi - pochi, ma che sembrano interminabili e, soprattutto, non ci si stanca mai di guardarli e riguardarli - uno dei momenti più celebri della storia del calcio. Anzi, dello sport in generale.

 

La sera è quella dell'11 luglio 1982, il luogo è Madrid, segnatamente lo stadio "Santiago Bernabeu", in campo ci sono le Nazionali di Italia e Germania, in palio il titolo Mondiale.

 

Gli azzurri sono già in vantaggio: "Pablito" (che proprio ieri avrebbe compiuto 65 anni) ha sbloccato il risultato con un colpo di testa che ha spedito in visibillio una Nazione intera e in campo c'è solo l'Italia. Al minuto 69 Rossi, ancora lui, recupera palla sulla trequarti difensiva, Scirea riparte in contropiede con l'eleganza di un numero dieci e tocca per Conti: "Brunetto" si accentra, lascia a Rossi che apre a destra per Scirea. Colpo di tacco per Bergomi, che gli restuisce palla in un incredibile tiki taka in area avversaria e poi... l'apoteosi.

 

Assist rasoterra di Scirea per Tardelli, che controlla e, scivolando, dal limite dell'area scocca un sinistro pazzesco (lui che era diventato ambidestro allenando solo il mancino, per ispirarsi al suo idolo, Gigi Riva) che s'insacca a mezz'altezza, con il portiere tedesco Schumacher che non accenna nemmeno all'intervento.

 

Quello che succede nei secondi successivi è storia: indemoniato, impazzito, ebbro di gioia, il vero "tuttocampista" toscano corre all'impazzata, braccia allargate, pugni chiusi e quel "gol" ripetuto tante volte. Brividi.

 

Marco Tardelli oggi compie 67 anni ed è stato uno dei più forti della storia del calcio nel suo ruolo. In carriera ha vinto tutto quello che c'era da vincere: 5 scudetti con la Juventus e 2 Coppa Italia sul territorio nazionale, 1 Coppa dei Campioni "non riconosciuta" nella tragica notte dell'Heysel, che lui ha sempre considerato come un "trofeo non vinto": "Ma quale Coppa? Io non ho vinto un bel nulla" suole ripetere quando interrogato sull'argomento), 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa Uefa e 1 Supercoppa Europea.

 

E, ovviamente, il Mondiale del 1982, vissuto da assoluto protagonista. Con la maglia azzurra ha disputato 81 partite, segnando 6 gol, due dei quali in Spagna. Il primo, pesantissimo e decisivo, contro l'Argentina nella prima gara del triangolare valevole per la seconda fase e poi la "magia" in finale contro la Germania Ovest.

 

Tardelli è stato uno straordinario interprete del ruolo di centrocampista, grazie a corsa, qualità e quantità. Non gli mancava nulla, forse inizialmente un po' di fisico e per questo venne scartato in età giovanile da Bologna, Milan e Fiorentina, che lo ritennero troppo esile.

 

Lo prese il Pisa per 70mila lire e nel 1974, all'età di 19 anni, dal Como, con cui disputò un eccellente campionato di serie B. Juventus, Inter e la Fiorentina, pentita, si catapultarono su di lui: sembrava promesso all'Inter, che aveva messo sul piatto 700 milioni, ma il presidente bianconero Giampiero Boniperti alzò l'offerta a 950 milioni.

 

Tardelli sbarcò alla Juve, dove resterà per un decennio, affermandosi a livello nazionale e internazionale come uno dei più forti del mondo in quel ruolo. Lo sbarco a Milano arrivò, ma dieci anni dopo a causa delle incomprensioni tattiche con Trapattoni: Serena prese la via di Torino e l'ormai 31enne Tardelli finì sotto la Madonnina. Il biennio in nerazzurro regalò poche soddisfazioni e, prima di appendere le scarpette al chiodo, si regalò un'ultima stagione da calciatore in Svizzera, al San Gallo.

 

Il passaggio dal campo alla panchina fu immediato eanche la carriera d'allenatore gli ha regalato qualche gioia. Non tante quante vissute da giocatore ma, obiettivamente, era quasi impossibile. Entrò nei quadri federali come tecnico dell'Under 16, poi fu vice di Cesare Maldini all'Under 21. Nel 1993 tornò al Como, questa volta in panchina e portò subito i lariani dalla serie C1 in serie B. Seguirono le esperienze con Cesena, come vice di Maldini, questa volta con la Nazionale Maggiore, con l'Italia Under 23, mentre nel 2000 si laureò Campione d'Europa con la Nazionale Under 21.

 

Nell'autunno dello stesso anno arriva la chiamata dell'Inter, a cui Tardelli non può dire di no, ma la permanenza in nerazzurro non fu all'insegna delle soddisfazioni, compresa la pesantissima sconfitta, per 0 a 6, nel derby contro il Milan. Poi il Bari, la Nazionale dell'Egitto e l'Arezzo (2005), sua ultima squadra sino al 2008 quando il "Trap" lo chiama e lo vuole con sé alla guida dell'Irlanda.

 

Tardelli dice "sì" e, alla guida dei verdi, il duo italiano raccoglie grandi risultati con un solo grande rammarico: la mancata qualificazione al Mondiale del 2010, "scippata" dalla rete di Gallas, viziata da un clamoroso fallo di mano di Henry che, ai tempi della Var, sarebbe stato annullato in meno di dieci secondi.

 

Nel 2013 il Trap chiuse l'esperienza con l'Irlanda rassegnando le dimissioni e Tardelli lo seguì. Da quel momento è un apprezzato opinionista televisivo e radiofonico, ma quell'urlo nella notte di Madrid resterà per sempre nella storia del calcio italiano. E Mondiale.

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