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''Il numero mi ricorda come partendo da zero sia stato in grado di lavorare per darmi una chance di farcela, nel basket e nella vita", Dominique Johnson su Bskt

L'intervista di Dominique Johnson per Bskt, il magazine di Aquila Basket. L'ultimo arrivato nel mondo bianconero racconta l'impatto con Trento e le sue aspettative per il finale di stagione in maglia Dolomiti Energia

Pubblicato il - 18 marzo 2022 - 19:36

TRENTO. "La mia famiglia, mia moglie e nostra figlia che ha 19 mesi, mi raggiungerà presto a Trento, sono sicuro che vivremo dei bellissimi mesi qui, la città e il posto sono bellissimi". Queste le parole di Dominique Johnson, l'ultimo arrivato in casa Aquila Basket e il volto sulla copertina di Bskt.

 

Il nuovo ha scelto il proprio numero di maglia proprio ripensando alle sue origini, all’inizio del suo percorso. Il numero 0. "Mi ricorda come partendo da zero sia stato in grado di lavorare giorno dopo giorno per darmi una chance di farcela, nel basket e nella vita".

 

Zero to hero. Da "zero" a eroe negli Stati Uniti  è un modo di dire per rappresentare un repentino cambio di sorte e di destino che ti porta sulla cresta dell’onda, che ti porta al top. 

 

E Johnson si presenta tra le pagina di Bskt, il magazine bianconero, che racconta le persone, i volti e le storie del mondo bianconero.

 

Zero to hero.

Da “zero” a eroe. Negli Stati Uniti è un modo di dire per rappresentare un repentino cambio di sorte e di destino che ti porta sulla cresta dell’onda, che ti porta al top: Dominique Johnson, il nuovo arrivato in casa Dolomiti Energia Trentino, ha scelto il proprio numero di maglia proprio ripensando alle sue origini, all’inizio del suo percorso.

 

Quando nessuno avrebbe scommesso su di lui, quando sembrava impossibile trovare una strada che lo portasse ad affermarsi, a diventare un giocatore professionista, a fare della pallacanestro la sua vita. Lo mettono in discussione fin dalle scuole superiori, si trova a fatica un college che gli dia spazio per giocare: Southwest Tennessee Community College, poi Azusa Pacific. Nomi e luoghi che si farebbe fatica a individuare sulla virtuale “mappa” del basket collegiale statunitense. Zero.

 

Così nel 2010 inizia il viaggio che trasforma la vita di Dominique: si parte con la D-League, lega nella quale entra quasi per sbaglio ma dove comincia subito a farsi notare.

 

Ma non è abbastanza. Tre stagioni nella seconda lega statunitense lo pongono di fronte a un bivio, e da buon esploratore del mondo Dominique sceglie la strada meno battuta: riparte dall’Europa, e comincia un vero e proprio giro del globo.

 

Due anni in Polonia, poi in Israele, Turchia, Germania. Il primo contatto con l’Italia è a Varese, nell’autunno 2016: agli ordini dell’amato coach Caja DJ diventa subito protagonista di una grande stagione, una di quelle che ti proiettano ad alto livello. Non è un caso se l’anno dopo è a Venezia, squadra a caccia di trofei che però sulla sua strada trova una grande Dolomiti Energia che la elimina in semifinale: nella conclusiva gara-4 Dominique segna cinque triple facendo tremare freddo il pubblico della BLM Group Arena.

 

Siamo nel 2018, Johnson ha ancora il tempo di giocare a Pistoia (dove incontra Fabio Bongi), quindi in Libano e in Francia prima del ritorno all’Italia. Un Paese speciale anche per lui, professionista “nomade” del basket continentale.

 

Speciale anche quando la sfida è diventare il punto di riferimento di un’ambiziosa squadra di Serie A2, Udine, con la quale sfiora solamente il salto di categoria e la promozione in A. Dopo aver aggiunto il Messico al lungo elenco dei Paesi in cui ha militato, ora DJ ha un solo obiettivo in testa: giocare un ruolo importante nella volata finale della stagione della Dolomiti Energia tra campionato e coppa.

 

«Alla squadra voglio portare esperienza e leadership – racconta DJ -, due dei miei tratti migliori: è la quinta stagione in cui gioco in Italia, sono felice di essere tornato nella massima serie dopo la stagione a Udine. Mi sembra un po’ una prima volta in Serie A, sono molto entusiasta di questa nuova avventura. Mi sento in forma fisicamente, sono uno molto attento alla cura del corpo, un aspetto che negli ultimi 2-3 anni mi ha davvero contraddistinto: voglio prendere velocemente ritmo partita e feeling con il campo, ma sono pronto a dare il mio contributo.

 

Insomma, si riparte da zero. E dallo zero che ha scelto come numero di maglia: «Di solito gioco con il 3, ma qui era già preso, così ho optato per lo 0: è lo stesso che ho indossato a Varese nella mia prima esperienza in Italia, è un numero che mi ricorda come partendo da zero sia stato in grado di lavorare giorno dopo giorno per darmi una chance di farcela, nel basket e nella vita. Qui a Trento solo dopo pochi giorni con la squadra percepisco tanta energia e voglia di prendere insieme la strada giusta verso la parte finale e decisiva della stagione: proveremo a dare tutto ogni giorno, spinti anche dal pubblico che sono certo verrà numeroso a sostenerci al palazzetto. La mia famiglia, mia moglie e nostra figlia che ha 19 mesi, mi raggiungerà presto a Trento, sono sicuro che vivremo dei bellissimi mesi qui, la città e il posto sono bellissimi».

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