VIDEOSERVIZIO. Dan Peterson racconta Michael Jordan: ''Sarebbe il numero uno anche nella Nba moderna''. A palazzo Thun tra i giganti della pallacanestro
La storia del più grande giocatore di sempre raccontata da una delle voci più iconiche. A 86 anni coach Dan Peterson incanta ancora il suo pubblico tra aneddoti e perle di saggezza raccolte nel corso di una vita dedicata alla palla a spicchi

TRENTO. Dan Peterson e Michael Jordan si sono esibiti nel cortile di palazzo Thun. Il primo di persona, il secondo attraverso le parole del primo. Ormai arrivato a 86 anni senza perdere un colpo, l’ex coach, telecronista e scrittore tiene in pugno il pubblico per un’ora, meravigliando tutti con la storia del giocatore più dominante di tutti i tempi.
“Alcuni dicono che Jordan non potrebbe giocare nella moderna Nba in quanto non era un grande tiratore da tre punti – racconta Peterson - ma si sbagliano. L’essenza di Michael, il suo vero talento, non stava nelle abilità atletiche o tecniche, per quanto incredibili queste fossero, ma nel suo spirito competitivo. In qualsiasi situazione si trovasse la sua mentalità era quella di vincere, sempre e a tutti i costi”.
“È una caratteristica comune a tutti i grandi dello sport: esistono buoni giocatori che sono grandi perché hanno avuto la fortuna di trovarsi in un’epoca adatta alle proprie abilità, ma i veri giganti sono quelli che grazie alla loro testa, al loro modo di pensare e di porsi sarebbero capaci di adattarsi a più epoche e dominare comunque in tutte. Jordan è uno di questi. Già nel corso della sua carriera ha attraversato più di un’era cestistica, ma sono convinto che anche al giorno d’oggi sarebbe in grado di dominare”.
Per comunicare al meglio la grandezza di questo grandissimo personaggio coach Peterson si serve di uno dei tanti aneddoti tratti dai suoi 86 anni vissuti nel segno della palla a spicchi. “Nel ’92 ero a Chicago per veder giocare MJ. I giocatori in campo erano tutti grandi campioni eppure al suo confronto sembravano dei ragazzini. Era come vedere un uomo adulto giocare con dei bambini. È stato il miglior attaccante e allo stesso tempo il miglior difensore. Emergeva in ogni ruolo e questo grazie alla sua straordinaria energia”.
Dan conclude il suo racconto su Jordan portando la testimonianza della sua grande intelligenza: "Capì il segreto del grande campione: preferire all’individualismo in campo, il coinvolgimento dei compagni. Li assisteva magicamente permettendo a tutti di segnare. I compagni si sentivano coinvolti da un grande come lui e questo favoriva anche l’autostima e lo spirito di ogni componente della squadra”.
Si può dire tutto di MJ, ma alla fine ci sono quei sei titoli vinti in NBA che parlano più forte di ogni cosa.












