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| 19 nov 2023 | 20:00

Djokovic è devastante e Sinner deve inchinarsi al numero uno al mondo: il serbo conquista per la settima volta le Finals, imponendosi in due set (6-3, 6-3)

L'altoatesino non riesce a ripetere la prestazione "monstre" di martedì, ma è soprattutto il serbo ad alzare i giri del motore con una prestazione praticamente perfetta. La stagione del 21enne di Sesto non è finita, perché sarà impegnato, a partire da giovedì, nella Final Eight di Coppa Davis con l'Italia che farà il proprio esordio contro i Paesi Bassi

Djokovic è devastante e Sinner deve inchinarsi al numero uno al mondo
di Redazione

TORINO. Non ha perso Sinner, ha vinto Djokovic. Il serbo dimostra perché, a 36 anni suonati, è ancora il numero 1 al mondo e, probabilmente, il tennista più forte della storia di questo sport.

 

A Torino non è bastato il supporto degli oltre 12mila del "PalaAlpitour" per spingere il 21enne di Sesto alla seconda impresa nel giro di cinque giorni, contro un Djokovic, concentratissimo e deciso a vendicare la sconfitta di martedì, che sforna

una prestazione rasente la perfezione, una di quelle che gli hanno permesso di vincere complessivamente 98 titoli in carriera, tra cui 7 FinalsVince il migliore del mondo con un doppio 6-3.

 

Il "PalaAlpitour" è gremito in ogni ordine di posto: in mattinata sono arrivati gli ok da parte della prefettura di Torino e della commissione di vigilanza e sono stati messi in vendita altri 300 biglietti per portare la capienza dell'impianto piemontese a 12.262 spettatori.

 

Djokovic spinge subito in maniera incredibile al servizio, piazza due ace e conquista il game d'apertura. Sinner impatta, ma l'enfant prodige altoatesino non riesce più a tenere "botta" al migliore del mondo, che mette altri due ace e poi strappa il servizio, portandosi in un batter d'occhio sul 4 a 1, giocando potente e profondo, con una regolarità impressionante.

 

L'azzurro prova a resistere, ma piazzare il break stasera è obiettivamente impossibile e Djokovic vola verso il primo set, sbagliando praticamente due colpi in tutto il parziale. Risultato? 6-3 in 38 minuti.

 

Si torna in campo e "sua maestà" dimostra di voler proseguire da dove aveva lasciato, strappando subito il servizio a Sinner, che prova a difendersi dalle bordate del serbo, devastante in battuta e chirurgico in tutto quello che fa, sia da bordo campo (quasi sempre) e a rete (poco).

 

L'altoatesino alza comunque notevolmente il proprio livello prestazionale e riesce a restare agganciato al match. Sul 3-2 in favore del numero 1 al mondo qualcosa potrebbe cambiare: due palle break a favore dell'azzurro, ma poi Djokovic infila la "prima", realizza quattro punti uno dietro l'altro, nonostante qualche accenno di nervosismo per il rumoreggiare del pubblico e riguadagna margine.

 

Il settimo game è "eterno": dopo quasi 17 minuti di battaglia, un numero incredibile vantaggi non concretizzati e alcune palle break annullate, Sinner resta in partita con tanta determinazione e grazie ad un ace finale: 4-3 (e servizio) Djokovic.

 

Il serbo accusa un po' di stanchezza (meno male, altrimenti sarebbe un alieno) e va sotto 0-30, ma due errori evitabili di Sinner ristabiliscono la parità in men che non si dica, che poi allarga eccessivamente il dritto. Si va comunque ai vantaggi, ma una volée in rete dell'azzurro e il "solito" ace permettono a Djokovic di portarsi sul 5-3.

 

Sinner va a servire, Djokovic si guadagna il match point e poi arriva il doppio fallo (il primo della serata) di Sinner. Il serbo vince, è ancora il più forte di tutti. Ma Sinner sta arrivando e sarà il prossimo. Intanto l'Italia lo ringrazia: erano cinquant'anni che il tennis non era, almeno per qualche giorno, lo sport nazionale

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