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Sesto aspetta il suo fuoriclasse. Il sindaco Summerer: "Non sappiamo quando tornerà, speriamo il prima possibile. E' un campione non solamente nello sport, ma nella vita"

"Quando torna sta in famiglia, va al campo da calcio a guardare gli amici che giocano e trascorre tempo con le persone con cui è cresciuto. Insomma, assolutamente niente di trascendentale e questo è anche uno dei suoi punti di forza". Nelle ultime settimane il maxischermo della zona sportiva ha richiamato una grande folla. E tutti gli altri erano incollati davanti alla tv

Di Daniele Loss - 28 novembre 2023 - 18:50

SESTO. Sesto ha 1.900 anime ma, in questo momento, è uno dei paesini più conosciuti in Italia, in Europa e anche del pianeta. Sì, perché domenica sera il centro abitato dell'Alta Pusteria sul tetto del mondo ci è finito passando dalla porta principale.

 

Il merito è di quel ragazzino dai capelli rossi che, sin da piccolo, aveva talento nello sport. Nello sport in generale e non solamente nel tennis, perché in qualsiasi disciplina si cimentasse, riusciva. Nello sci, sua attuale grande passione, vincendo tanti titoli giovanili, ma anche quando giocava a calcio (e se la cava ancora piuttosto bene QUI ARTICOLO), segnando tantissimi gol e, ovviamente, con la racchetta in mano, dove è destinato da un futuro al vertice del ranking Atp.

 

A Sesto lo attendono tutti a braccia aperte, perché hanno gran voglia di riabbracciare il loro campione ma, attenzione, per gli abitanti del paesino pusterese Jannik è prima di tutto un bravo ragazzo, educato, umile che, quando torna a casa, ama stare con gli amici e fare esattamente tutto quello che piace ad un 22enne senza grilli per la testa.

 

La festa per celebrare la vittoria in Coppa Davis e il suo straordinario 2023 ci sarà, ma ancora non si sa quando.

 

"Ad oggi non sappiamo quando tornerà in paese - racconta il sindaco Thomas Summerer - perché, anche se è finita la stagione, tra allenamenti e altri impegni, è sempre "full". Solitamente il momento per incontrarlo è la vigilia di Natale ma, al momento, non abbiamo certezze. Siamo pronti e quando sarà lo celebreremo come merita. Siamo ovviamente felicissimi e orgogliosi di lui e, lasciatemelo dire, ha portato Sesto in cima al mondo ed è una cosa che era impensabile sino a qualche anno fa. Siamo un paesino di montagna di 1.900 abitanti che è diventato improvvisamente famoso".

 

Domenica, immaginiamo, tutto il paese era davanti alla tv a tifare e trepidare.

"Certamente! - prosegue il primo cittadino pusterese - Tantissimi erano davanti al maxischermo presente nella zona sportiva, gli altri a casa, incollati alla televisione visto che è stato possibile seguire gli ultimi eventi sulla Rai. E non solo domenica, perché Jannik ha fatto cose eccezionali non solamente in Coppa Davis, ma anche alle Finals di Torino: è stato incredibile e anche "come" lo ha fatto, battendo il numero uno del mondo Djokovic".

 

Quello che colpisce maggiormente, oltre al suo incredibile talento, è la maturità di un ragazzo che si comporta già come un adulto responsabile.

"Lui è così e, prima di essere il campione che è diventato, per noi che siamo suoi compaesani, Jannik è un ragazzo educato, umile, semplice, gentile. Un esempio non solamente come giocatore, ma come persona. Alle sue spalle c'è una famiglia splendida, sana e con grandi valori: quando è andato via, dopo le scuole medie, per trasferirsi a Bordighera da Riccardo Piatti è stato appoggiato da tutti, dal papà, il suo primo maestro, la mamma, il fratello e il nonno, che molto spesso lo accompagnava ai tornei giovanili quando ancora risiedeva qui".

 

In paese, visti i tantissimi impegni, torna sempre  meno. Ma quando è nel "buen retiro" di Sesto cosa fa?

"Come ho detto siamo di fronte ad una persona semplice, nonostante sia uno dei migliori tennisti a livello mondiale. Sta in famiglia, va al campo da calcio a guardare gli amici che giocano e trascorre tempo con le persone con cui è cresciuto. Insomma, assolutamente niente di trascendentale e questo è anche uno dei suoi punti di forza".

 

Qualche allenamento di tennis lo fa anche quando è a casa?

"Sì, sì, certo. In quella struttura ha iniziato a muovere i suoi primi passi, con il papà Hanspeter che è stato il suo primo insegnante".

 

Niente gigantografia sul municipio o la piazza illuminata a tinte bianco, rosso e verdi per celebrare la vittoria in Davis? Gira anche voce che stiate valutando d'intitolargli una via del paese.

"No, no - conclude ridendo Summerer -, qualche manifesto in azienda turistica e nella zona sportiva. Aspettiamo di averlo qui per tributargli il meritato riconoscimento. Per quanto riguarda la via, non siete i primi che mi pongono tale quesito, ma al momento non ci abbiamo pensato. Non ci siamo mai posti il problema e poi credo non sia possibile. Quello che è certo è che, con lui, vogliamo festeggiare sia i traguardi raggiunti che tanti, tantissimi altri successi".

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