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Trento
25 settembre | 18:44

Da Rovereto allo Sporting Dubai: il portiere Mattia Chiesa negli Emirati: "Vi racconto com'è la Terza Divisione qui dal caldo agli allenamenti in hotel. Tutto meraviglioso''

"Tutto è nato negli ultimi giorni di agosto e la trattativa si è sviluppata a settembre, visto che il mercato negli Emirati Arabi chiude più tardi rispetto a quello italiano. La mia priorità era quella di tornare a giocare con continuità. E' arrivata questa proposta e, lo ammetto, ci ho pensato su un po' perché si trattava di un cambio radicale di vita. Non mi ero mai allontanato troppo da Rovereto e, dunque, era necessaria una riflessione approfondita. Ed eccomi qui" racconta a Il Dolomiti

DUBAI. Ricomincio da... Dubai.

 

Dallo Sporting Dubai, per la precisione, la nuova squadra del 24enne portiere roveretano Mattia Chiesa, che da qualche giorno è il numero 1 della formazione emiratina, che partecipa al campionato di Third Division League.

Un cambio radicale di vita, alla ricerca di motivazioni ed emozioni nuove, con la voglia di tornare protagonista.

 

Cresciuto nella Sacra Famiglia (ora diventata Virtus Rovere), nel centro di Rovereto, viene notato dagli osservatori del Chievo Verona che decidono di portarlo al "Bottagisio". Dopo una parentesi tra i dilettanti del Castelnuovosandrà, a 17 anni si trasferisce all'Ambrosiana, con cui esordisce in serie D, totalizzando 8 presenze. A quel punto su di lui mette gli occhi l'altro club scaligero, l'Hellas che gli affida la porta della formazione "Primavera". Gioca 21 partite con la squadra giovanile più importante dei gialloblù e, per lui, si schiudono le porte del professionismo.

 

Due stagioni alla Virtus Verona in serie C con 10 presenze complessive, l'approdo a Trento, dove però resta solamente per metà stagione (giocando 7 partite, prima di essere messo "da parte" con troppa fretta), il ritorno all'Hellas da terzo portiere, una breve esperienza a Mantova (2 presenze) e una stagione - la scorsa - vissuta da quarto estremo difensore in serie A con il Verona, alle spalle di Montipò, Berardi e Perilli.

 

Adesso, però, è venuto il momento di tornare in campo, di giocare, di respirare l'aria delle partite da protagonista e, se dall'Italia non è arrivata la proposta "giusta", quella in grado di far scattare la "scintilla, ecco che Mattia ha deciso di andare all'estero. Ma non pochi chilometri oltre confine (in passato c'è chi ha scelto la Svizzera o l'Austria), bensì a 6mila chilometri di distanza dalla natìa Rovereto.

 

A Dubai, per l'appunto, la seconda città degli Emirati Arabi Uniti dove, negli ultimi anni, anche se non al pari dell'Arabia Saudita, il calcio è in grande espansione e sta diventando uno degli sport più popolari. Chiesa, che è di proprietà dell'Hellas Verona, si è trasferito in prestito annuale allo Sporting Dubai.

 

"Tutto è nato negli ultimi giorni di agosto - racconta Chiesa - e la trattativa si è sviluppata a settembre, visto che il mercato negli Emirati Arabi chiude più tardi rispetto a quello italiano e in tanti paesi europei. Io ho un contratto in essere con l'Hellas Verona sino al 30 giugno 2026, ma la mia priorità era quella di tornare a giocare con continuità, considerato che nelle ultime due stagioni sono sceso pochissimo in campo. E' arrivata questa proposta e, lo ammetto, ci ho pensato su un po' perché si trattava di un cambio radicale di vita. Non mi ero mai allontanato troppo da Rovereto e, dunque, era necessaria una riflessione approfondita. Dopo aver valutato tutto con attenzione ho deciso che, sì, era la soluzione che faceva per me. Ed eccomi qui".

 

Da Rovereto a Dubai: il salto è enorme.

"Senza dubbio e qui sembra veramente di essere in una "capitale del mondo". Si trovano persone da ogni angolo del pianeta, italiani, russi, americani, giapponesi. Devo dire che è una città magnifica, nuovissima, pulitissima, dalla qualità di vita molto alta - ma questo non lo scopriamo certamente oggi - e in continua espansione, perché hanno costruito tantissimo e stanno continuando a farlo visto che ci sono molti cantieri. Ci sono un'infinità di cose da vedere e, piano piano, mi sto ambientando, ma devo dire che il primo impatto è stato super positivo. Non vedo l'ora di cominciare a girarla, perché questa per me è un'esperienza professionale ma anche di vita".

 

I genitori e la fidanzata cosa hanno detto di questo trasferimento "dall'altra parte del mondo"?

"Per il momento sono qui da solo, ma spero che la mia fidanzata riesca a raggiungermi molto presto. Sono convinto che vivere a Dubai potrà essere un'esperienza molto significativa anche per lei, sia dal punto di vista personale che professionale. Mamma e papà sono sempre stati abituati ad avermi "vicino" e, all'inizio, erano preoccupati e dubbiosi, come è giusto sia. Quando, però, hanno visto che ero sereno e voglioso d'intraprendere questa nuova avventura, si sono rasserenati anche loro e adesso sono molto contenti sapendo che mi sono sistemato e sto benissimo".

 

E' il momento di parlare di calcio: il campionato dello Sporting Dubai è iniziato con una vittoria, per 1 a 0, anche se lei non è sceso in campo. Perfezionato il tesseramento adesso è pronto per giocare.

"Assolutamente sì e non vedo l'ora. Sono il primo portiere italiano che viene a giocare negli Emirati Arabi Uniti e sono venuto qui per giocare con continuità e dimostrare il mio valore. La volontà di uscire dallo "stallo" in cui ero entrato da un paio d'anni era fortissima. Sono ancora giovane, ho tutta una carriera davanti e avevo bisogno di stimoli nuovi, forti, per costruirmi anche altre occasioni, che siano qui, in Italia, in Europa, in giro per il mondo. Non mi precludo nulla: adesso quello che conta è scendere in campo e fare bene".

 

L'allenatore è italiano - Nicola Carofiglio -: il metodo di lavoro e l'organizzazione sono le stesse dell'Italia?

"Il club è sostenuto anche da investitori italiani e l'organizzazione, dentro e fuori dal terreno di gioco, è perfetta. Veramente, nulla è lasciato al caso. Ci alleniamo nel centro sportivo di un hotel che è un gioiello. Diversi campi, piscine, vasche, centro benessere: non manca veramente niente per fare le cose nel migliore dei modi. In questo momento gli orari sono molto diversi, per cercare di evitare il gran caldo e, dunque, le sedute si svolgono o al mattino presto o nel tardo pomeriggio. Ma non è un problema, ci si adatta tranquillamente".

 

Nella rosa ci sono altri due calciatori italiani, Mattia Carta e Francesco Marra. Insomma, un piccolo "clan" di italiani.

"Sì, e questo ha facilitato l'inserimento all'interno del gruppo. Insomma, sono molto lontano da Rovereto e dal Trentino, ma mi sento "a casa". Ero consapevole che il cambio di vista sarebbe stato "totale", ma la presenza di connazionali tra i compagni e nello staff è certamente positivo. Poi voglio anche "immergermi" nella nuova realtà e viverla a trecentosessanta gradi".

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