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"Dilly ding, dilly dong": Sir Claudio Ranieri chiude con il pallone. Campione di stile, con il Leicester firmò una delle imprese più incredibili della storia del calcio

Due giorni dopo aver guidato il Cagliari alla salvezza in serie A, il tecnico di Testaccio, che nel 2016 vinse la Premier League, mettendo in fila tutti gli "squadroni", ha annunciato che lascerà i rossoblù e il mondo del calcio. Omaggiato e apprezzato ovunque, ha lasciato il segno con il suo stile in un calcio sempre più frenetico e "pazzo"

Ranieri portato in trionfo dopo la salvezza (Foto Facebook Cagliari Calcio) e mentre festeggia la Premier conquistata (Foto Facebook Leicester City)
Di Daniele Loss - 22 maggio 2024 - 17:29

CAGLIARI. Si può contribuire a scrivere la storia del calcio vincendo "solamente" una Premier League, una Supercoppa Europea, una Coppa Italia, una Coppa di Spagna e una Supercoppa Italia?

 

Sì, assolutamente, se ti chiami Claudio Ranieri. Anzi "sir" Claudio Ranieri che, due giorno dopo aver raggiunto una fantascientifica salvezza in serie A con il Cagliari, che tutti davanti per spacciato sia alla viglia del campionato che pochi mesi or sono, ha annunciato il proprio addio alla società rossoblù e al mondo del calcio. Forse, forse, il tecnico di Testaccio potrebbe prendere in considerazione l'ipotesi di guidare una nazionale, ma si tratta di una possibilità remota.

 

Perché, come ha sempre dimostrato nel corso della sua lunga carriera, Ranieri è sempre stato di parola.

 

La storia di Ranieri, tutta quanta, è la dimostrazione che, in un calcio che è sempre più business, in un sistema che sta diventando insostenibile e con un calendario "spezzatino" che ha tolto tanta di quella "magia" che alimenta da sempre la passione di grandi e piccini, c'è spazio ancora per le brave persone, per i campioni di stile e per gli uomini "verticali". Ma, non solo, perché - attenzione - l'allenatore romano è anche un "signor" allenatore. "Sir", per dirla all'inglese.

 

Il 23 dicembre 2022, a 71 anni compiuti, ha accettato di tornare sulla panchina del Cagliari, che in quel momento si trovava al 14esimo posto in serie B con appena 22 punti conquistati in 18 partite. Nell'isola, dove aveva cominciato la propria carriera d'allenatore, non ci voleva tornare. Lì aveva iniziato il proprio percorso nel calcio professionistico nel 1988, portando la squadra dalla serie C alla serie A con due promozioni di fila e raggiungendo un'incredibile salvezza.

 

E quel suo "Risorgeremo", pronunciato al momento del suo approdo sull'Isola, è diventato il coro preferito dai tifosi sardi che, anche nel saluto pubblico di poche ore fa all' "Unipol Domus", lo hanno omaggiato con "Risorgeremo, l'ha detto Claudio Ranieri".

 

Era il Cagliari di quel "genio" incredibile (non a caso l'idolo di un certo Zidane) che risponde al nome di Enzo Francescoli, degli altri due uruguagi Herrera e Fonseca, dei sardi di nascita Festa e Matteoli e di quelli "acquisiti" Ielpo, Firicano e Pulga, che fu capace di restare nella massima serie grazie ad un sontuoso girone di ritorno.

 

Ebbene, quando il club rossoblù ha pensato a lui e gli ha chiesto di tornare dopo oltre vent'anni, per risollevare una squadra che si trovava ai margini della zona playout, in crisi di gioco e risultati, Ranieri non era per niente convinto. Come ha detto lui nel messaggio d'addio "temevo di macchiare i tre anni che ho vissuto qua e mi hanno riempito il cuore. Nei momento di difficoltà mi attaccavo a Cagliari e a quest'isola felice. Non volevo rovinarla e non volevo tornare".

 

Poi, però, il tecnico romano lesse le parole di Gigi Riva che disse "Claudio è uno di noi" e si convinse. Subito. "Mi sono detto lasciamo stare gli egoismi e andiamo a rischiare" racconta Ranieri.

 

Il resto è storia recente: la rimonta in classifica, la conquista dei playoff, la promozione conquistata all'ultimo secondo della finale contro il Bari grazie al gol di Pavoletti. E poi il ritorno in serie A, la squadra che fatica, "Sir" Claudio che dà le dimissioni, ma vengono respinte "in toto" dalla squadra che chiede al tecnico di restare. Perché Ranieri è uno che è sempre stato capace di farsi amare da tutti.

 

Tra le due avventure sarde il "mondo" dell'allenatore testaccino è stata l'Europa, con le panchine di Napoli, Fiorentina, Valencia, Atletico Madrid, Chelsea, ancora Valencia, Parma (altra salvezza incredibile da subentrato), Juventus, la "sua" Roma, Inter, Monaco (promozione in Ligue 1 e secondo posto nella massima serie francese l'anno successivo) e Grecia, la sua unica esperienza da Commissario Tecnico, che si concluse con l'esonero dopo 4 partite, dopo aver collezionato 1 pareggio e 3 sconfitte.

 

Ranieri rimase fermo per diversi mesi, prima di essere annunciato, nel 2015, come nuovo tecnico del Leicester, pronto a lottare per la salvezza in Premier League. Quando arriva i bookmakers lo danno come uno dei primi tecnici esonerati e la possibilità che le "Foxes" vincano il campionato viene quotata addirittura 5mila a 1, addirittura meno probabile della scoperta del mostro di Lochness, dello sbarco degli alieni sulla terra. E, secondo le quote degli scommettitori inglesi, ritengono più "facile" che Elvis sia ancora vivo, che Kim Kardashian venga eletta presidente degli Stati Uniti e che Bono, leader degli U2, sia nominato Papa.

 

E, invece, alla guida dei blu, Ranieri diventa "sir", compiendo un miracolo calcistico destinato a restare unico, paragonabile - forse - solamente agli scudetti conquistati dal Verona nel 1985 e, guarda caso, dal Cagliari nel 1970.

 

Il Leicester trionfa mettendo in fila tutte le big" Arsenal (secondo a meno dieci), Tottenham, Manchester City, Manchester United, Liverpool (ottavo) e Chelsea (decimo), trascinato dai 24 gol dell'ex metalmeccanico Jamie Vardy, dalle parate di Kasper Schmeichel. dai rocciosi difensori Wes Morgan, Robert Huth e Christian Fuchs, da una mediana di ferro con N'Golo Kante e Danny Drinkwater e dall'estro dell'algerino Riyad Mahrez.

 

Nella stagione successiva venne esonerato (e in molti lo considerarono un gesto profondamente ingiusto) a metà avventura. Seguirono le esperienze con Nantes, Fulham, il ritorno, definito da tutti "un grande atto d'amore", alla Roma per aiutare la sua squadra in grande difficoltà in quel momento, portandola a sfiorare la qualificazione in Champions League, per poi accasarsi alla Sampdoria, arrivando a Genova con i blucerchiati a quota 3 punti dopo 7 turni e conducendoli alla salvezza con quattro turni d'anticipo.

 

Poi un'altra esperienza in Inghilterra, con il Watford, in Premier League, prima del ritorno sull'Isola. Trionfale, storico. Oggi è proprio il caso di dirlo: "Dilly ding, dilly dong: io mi fermo qui".

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