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"In quell'urlo tutte le sensazioni del mondo". Nadia Battocletti racconta a il Dolomiti il doppio oro europeo: "Toccata e fuga a casa. Vado ad Asiago a preparare le Olimpiadi"

Medaglia d'oro nei 5mila e nei 10mila europei, la mezzofondista di Cavareno racconta a Il Dolomiti le sensazioni dopo essere salita per due volte sul gradino più alto del podio: "Due gare molto diverse: nella prima correvo quasi da "sottovalutata", nella seconda avevo tutti gli occhi addosso. La fatica? L'ho sentita solamente nel giro d'onore: non si raggiungono grandi obiettivi senza lavorare. E ne vale senza dubbio la pena"

Di Daniele Loss - 12 giugno 2024 - 20:18

ROMA. La testa è molto più leggera, il bagaglio da riportare a casa, invece, decisamente (e piacevolmente) più pesante.

 

Nadia Battocletti torna in Trentino con due medaglie d'oro in più da posizionare, in bellissima mostra, nella sua già luccicante bacheca.

 

A Cavareno, dove tantissimi tifosi l'attendono per celebrare i titoli europei conquistati a Roma, resterà però solamente per qualche ora. Sì, perché già giovedì, accompagnata dal papà - tecnico Giuliano, partirà per un lungo ritiro in altura.

 

Ad Asiago, per la precisione, dove resterà sino all'11 luglio per preparare al meglio i campionati italiani, in programma il giorno successivo a La Spezia (dove si corrono solamente i 5mila) e, soprattutto, le Olimpiadi, che la vedranno in gara il 2 agosto con la semifinale dei 5mila metri e il 5 agosto, giorno in cui si disputerà la finale.

 

Senza dimenticare che il 9 ci sarebbe la finale dei 10mila metri, ma in questo caso il condizionale è d'obbligo, perché la fuoriclasse nonesa deciderà a Parigi se partecipare anche alla gara sui 10 chilometri in pista.

 

Nadia, come ci si sente ad essere bi campionessa europea?

"Ammetto di essere un po' più leggera - confida durante il viaggio di ritorno in Trentino -. Sono arrivata agli Europei con qualche dubbio, dopo alcune settimane in cui non ero al cento per cento. Sono state due gare diverse: nei 5mila metri partivo quasi da "sottovalutata", nei 10mila avevo, invece, tutti gli occhi addosso e, dunque, anche la pressione da gestire era molto diversa".

 

Partiamo dai 5mila: la Grovdal ha provato a fare gara dura e creare il "vuoto". E, invece, le è rimasta attaccata sino alla fine per poi piazzare il meraviglioso allungo finale.

"Il primo chilometro è stato lento, poi Karoline (Grovdal, ndr) ha cambiato passo, imprimendo un gran ritmo, ma io sentivo di stare bene, di esserci, sia di gambe che di testa. Poco prima dell'ultimo chilometro ho avuto un piccolo momento di difficoltà e, proprio in quel frangente, mi sono passati nella testa tutti gli sforzi e tutti i sacrifici fatti e ho capito che era la situazione giusta. A 700 metri dall'arrivo ho pensato che avrei potuto vincere e così è stato".

 

L'urlo dopo aver tagliato il traguardo è stato bellissimo. Liberatorio e spontaneo.

"In quell'urlo c'erano tutte le sensazioni possibili, la gioia, l'entusiasmo, la rabbia, la delusione, l'incredulità. Lì dentro c'era tutto quello che ho vissuto, anche i momenti negativi perché, l'ho sempre detto, si impara molto di più dalle sconfitte che dalle vittorie. Senza la delusione di Budapest non ci sarebbero stata Riga, Bruxelles e nemmeno Roma. Senza sacrifici non si raggiunge nulla: quando poi arrivano serate come quelle di venerdì e martedì tutti gli sforzi vengono ripagati".

 

Ecco, appunto, martedì, quando è arrivato un fantascientifico bis sui 10mila metri.

"Una gara molto diversa, come ho detto, perché lì ero l'osservata speciale. Le gambe giravano bene, la testa anche, sono riuscita a gestire tutta la prova come volevo e sono riuscita nel mio intento. E' stato bellissimo vincere e il fatto di averlo fatto davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e a tante altre autorità ha rappresentato un'ulteriore emozione. Ammetto che la fatica si è fatta sentire nel giro d'onore - spiega ridendo -: lì ho accusato tutta la fatica, ma a quel punto poco importava".

 

E, adesso, è già tempo di pensare alle Olimpiadi. Come si riesce a gestire la fatica fisica e mentale. Cioè: dopo due titoli europei come si riesce a tornare subito al lavoro, senza quasi "godersi" le vittorie?

"Quando si hanno grandi obiettivi i sacrifici non pesano. Farò una toccata e fuga a casa e poi saliremo ad Asiago per preparare prima i 5mila dei campionati italiani e poi l'appuntamento olimpico di Parigi. Non vedo l'ora di rimettermi a lavorare".

 

A Parigi quale sarà l'obiettivo?

"Entrare sempre più nel vivo dei 5mila metri, in quella che sarà una gara durissima con le migliori del mondo al via. La base di partenza è Tokyo (dove Nadia conquistò un eccellente settimo posto, ndr), ma certamente la volontà è quella di migliorarsi".

Papà Giuliano dice che sui 5mila metri "nelle gambe" ha 10 - 15 secondi in meno rispetto al tempo di Roma. E' così?

"Sì, perché a Roma il primo chilometro è stato piuttosto lento e poi ho operato alcune frenate nel corso della gara. Quindi mi rendo conto di poter fare ancora meglio anche la gara è stata comunque corsa a gran ritmo. Rispetto ai meeting la finale europea ha maggiori pressioni e più incognite, perché non ci sono le lepri e le luci (ovvero i riferimenti "temporali") a bordo pista. So di valere un tempo inferiore a quello realizzato, ma tutto passerà attraverso il lavoro. Come sempre, del resto". 

 

La dedica per questo favoloso "double?

"A mamma e papà".

 

E, intanto, Felicetti, uno degli sponsor che sostiene la mezzofondista nonesa, ha celebrato il doppio successo europeo di Nadia in maniera assolutamente originale. Il "Bis di Primi" del pastificio fiemmese il sapore dell'oro. Quello vero.

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