Loris Puleo, trentino "d'oro": dopo due trapianti, le medaglie agli Europei di Lisbona. "Spero che la mia storia possa ispirare chi attraversa momenti difficili"
Il 45enne trentino grande protagonista nei “giochi” organizzati dalla European Transplant & Dialysis Sports Federation e svolti ogni 2 anni, una sorta di olimpiade europea per chi ha dovuto subire un trapianto o si trova in dialisi

LISBONA. Stanno per cominciare le Olimpiadi: proveranno a convincerci del contrario, ma nello sport non tutte le medaglie sono uguali.
Per esempio quelle vinte da Loris Puleo e i suoi compagni di squadra nei “giochi” organizzati dalla European Transplant & Dialysis Sports Federation e svolti ogni 2 anni: una sorta di olimpiade europea per chi ha dovuto subire un trapianto o si trova in dialisi.
“A rappresentare l’Italia – racconta il 45enne trentino, raggiunto al telefono da Il Dolomiti - siamo una trentina, e 28 sono i Paesi europei presenti a questo appuntamento: abbiamo vinto la medaglia d’oro nel volley, squadra di cui sono capitano, ma ho anche messo al collo un bronzo nelle freccette, un argento nel tennis tavolo in doppio e gareggerò in due specialità del lancio del peso. Insomma, cerco di mettermi alla prova in tanti modi diversi”.
Loris, l’unico trentino nella squadra di volley (mentre nella rappresentativa azzurra c'è anche Stefano Dalvai, racconta la sua storia con orgoglio e gratitudine, ma nella sua vita ha dovuto affrontare grandi sfide: due trapianti di reni, uno nel 2007 e l’altro nel 2020, per esempio. “E quasi 10 anni di dialisi, complessivamente – aggiunge -; so cosa significa affrontare quei momenti difficili, passare quelle giornate sul letto di un ospedale. Penso che i successi che stiamo ottenendo in questi giorni, i nostri sorrisi e la nostra gioia possano essere di ispirazione per chi quei momenti difficili li sta passando ora. Al di là del valore sportivo, credo che le nostre vittorie possano avere un importante valore sociale: per dare conforto a chi lotta e soffre, e anche per dare visibilità ad un problema drammatico, magari per aumentare la consapevolezza del tema delle donazioni e accorciare il più possibile le liste d’attesa per i trapianti”.
Lo sport da questo punto di vista è uno straordinario strumento sotto tutti i punti di vista: “Per me lo sport è sempre stato un’autentica terapia: mi ha aiutato a rimanere in forma e tenere attivo il mio sistema circolatorio; ha dato longevità all’organo trapiantato; e mi ha dato la soddisfazione di dimostrare che dopo un periodo di malattia si può comunque riprendere a vivere e a “vincere”. Quando attraversavo i momenti più cupi della mia malattia mi chiedevo se avrei mai potuto tornare ad allacciarmi le scarpe per giocare a volley, il mio sport da sempre; e oggi sono qui da campione d’Europa. Insomma la vita è un’avventura da vivere al massimo delle proprie possibilità e lo sport è uno straordinario maestro di vita”.
La sfida di chi deve ricorrere al trapianto è spesso resa ancora più complessa da un numero di donatori sempre troppo basso: “Credo che di questo tema si parli sempre troppo poco, e che ancora ci siano troppe persone che danno il diniego alla donazione degli organi: è una domanda che magari qualcuno sottovaluta o alla quale non sa bene cosa rispondere quando fa la carta d’identità, ma sarebbe importante che tutti fossero a conoscenza di quanto quella scelta possa aiutare altre persone a tornare a vivere e a continuare ad inseguire i propri sogni. Spero che la mia storia possa essere di ispirazione in qualche modo”.
Tra qualche giorno Loris tornerà a Trento dove lo aspetta un tifoso “speciale”: “Il sindaco Ianeselli mi ha scritto un messaggio in questi giorni facendomi i complimenti, è stato un bel gesto; ma sono davvero tante le persone che anche attraverso i social network ci hanno seguiti e sostenuti in questi giorni. Voglio ringraziare tutti di cuore”.












