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Trento
03 luglio | 18:50

Tante palestre, tantissime società sportive: verso un’estate calda sul fronte delle strutture. Le federazioni di basket e volley: “C’è fame di nuovi spazi”

Pederzolli (Fip) e Crò (Fipav) tracciano il quadro della situazione in vista della nuova stagione sportiva: le strutture ci sono, ma c'è sempre più necessità di spazi per allenamenti e competizioni ufficiali del mondo dello sport cittadino 

di MOb

TRENTO. Luglio, mese caldissimo per gli sport indoor trentini. Ferie? Vacanze? Stop delle attività? No, tutti davanti al pc per inviare ad Asis la richiesta per i turni palestre della nuova stagione sportiva.

 

Tra incognite, arzigogoli e speranze di poter “mettere le mani” su qualche ora in più in questo o quell’impianto della città.

 

Lo sanno bene Mauro Pederzolli e Francesco Crò, rispettivamente presidenti dei comitati regionali di Fip (basket) e Fipav (volley): rappresentanti di due dei principali movimenti sportivi della città per numero di società e tesserati, oltre che espressione territoriale indiretta di due club trentini di valore internazionale come Aquila Basket e Trentino Volley.  

 

La “fame” di spazi, palestre, luoghi dove allenarsi e giocare forse non è mai stata così alta: ecco perché pure a fronte di numeri record di strutture sportive, la Trento delle società sportive “soffre” di una carenza strutturale che finisce per tarpare le ali alle piccole realtà e che impedisce anche alle grandi di crescere nei numeri e nella qualità dei propri allenamenti.

 

LA FIP. “OCCORRE UNA REGIA PER UNA MIGLIORE DISTRIBUZIONE DEGLI SPAZI PALESTRA”

 

Se dicessi che ci sono palestre a sufficienza, non direi la verità”, ammette Pederzolli (Fip). “Sia ben chiaro, partiamo dal presupposto che qui a Trento male non stiamo, soprattutto se ci mettiamo in comparazione con altre regioni e altri territori anche vicini al nostro; ma non possiamo permetterci di accontentarci di questo status quo, perché qui stiamo crescendo continuamente per numero di società e di tesserati. E quindi, tornando al tema centrale del discorso, ci accorgiamo che sì, palestre ce ne sono, ma per esempio non ce ne sono tante che soddisfino i requisiti imposti dalla federazione per disputare partite ufficiali. E non stiamo parlando di requisiti per categorie nazionali, ma anche di livello regionale e provinciale”.

 

Eppure il potenziale problema causato dalla chiusura del centro sportivo in via Fogazzaro della scorsa estate è stato risolto prontamente dall’amministrazione locale. “Sì, questa mancanza ha sbloccato una situazione che imponeva da sempre un grosso limite all’attività delle squadre: è stata data la possibilità di usare una palestra ad uso scolastico, quella del Liceo Galilei, anche nel weekend. Fino a qualche mese fa era uno spazio che si dava per scontato potesse essere aperto solo nei giorni di scuola: e invece così abbiamo avuto uno spazio tra l’altro pienamente a norma per dimensioni e struttura per garantire turni palestra anche, tra gli altri, al settore giovanile di Aquila Basket. Il paradosso di quegli edifici di pertinenza provinciale è che spesso manca un piano di sicurezza per gli eventi sportivi. Burocrazia, in sostanza. Perché c’è sempre quello per l’attività scolastica, che di fatto è lo stesso che basta per gli allenamenti con gruppi fino a una trentina di persone; ma mancano le carte e le omologazioni per ospitare partite, cioè quando c’è qualche spettatore in tribuna e le due squadre in campo”.

 

E poi c’è il lungo discorso della procedura “tecnica” per la prenotazione e l’utilizzo delle palestre.  “È un sistema un po’ complicato – prosegue Pederzolli -, ma in effetti è quello che usano anche in altri territori. Perché la ‘storicità’ è un elemento che va considerato, così come i numeri e il livello delle società.  Ma questo non deve inibire la nascita di nuove realtà, non si devono creare ‘cartelli’. Con Asis però c’è un ottimo rapporto ed è una realtà che in questi anni ci ha aiutato tantissimo e con cui la collaborazione è massima e molto fruttuosa. La vera svolta credo che sarebbe istituire una sorta di regia che possa aiutare, salvaguardando il più possibile le esigenze geografiche e tecniche di ogni realtà, a garantire a tutti gli spazi con i requisiti necessari alle proprie attività. Faccio un esempio: per la ginnastica posturale magari basta uno spazio campo da 23x12 e non quelle palestre che hanno i campi a norma per il basket con ampio spazio intorno al rettangolo di gioco”.

 

LA FIPAV. “SPEREQUAZIONE FRA TRENTO E LE VALLI”

 

Parole alle quali fanno eco le considerazioni di Francesco Crò, alla guida della Federvolley regionale: “Non va tutto bene. Chiaro che poi i problemi sono proporzionati alla capacità di attività della provincia: le strutture sono tante ma non sufficienti, anche perché sono tantissimi gli sport, le società, gli eventi piccoli e grandi che le animano. Per il volley, stiamo parlando di più di 50 società nel comitato e solo a Trento città sono una dozzina di realtà tutte con numeri e storia importante, compresa Trentino Volley”.

 

Distribuite per tutto il territorio cittadino: a differenza del basket, la maggior parte delle palestre di Trento sono utilizzabili per allenamenti e partite. “Per quanto ci riguarda come Fipav, le nostre società gli spazi li hanno e li sfruttano al massimo: se devo fare un appunto, sarebbe gradita una ridiscussione con Provincia, Comune, Asis e le società sportive. Un confronto, una maggiore apertura a condividere scelte e processi. Magari diventerebbe un’occasione anche per discutere di alcune rigidità nelle procedure che appesantiscono i processi. E che creano piccoli paradossi fastidiosi: penso ai turni palestra prenotati e poi disdetti che magari restano vuoti (e pagati) quando qualcun altro potrebbe sfruttare se ci fosse maggiore elasticità e comunicazione. Ma mi rendo conto che non siano processi facili da snellire”.

 

“Un’altra questione - prosegue Crò - è la rigidità delle prenotazioni, in generale. La richiesta che una società sportiva può fare ad Asis in sostanza è confermare lo “storico”, cioè confermare i turni palestra della stagione precedente, e chiedere al massimo due ore in più. Poi parte un lungo processo in cui raccolte tutte le richieste Asis ridistribuisce gli storici più o meno come erano e tra fine agosto e inizio settembre saltano fuori degli spazi per cui è possibile avanzare nuove richieste di turni: a quel punto però spesso è tardi per riprogrammare. Aggiungo una terza piccola criticità, e cioè che il turno palestra se lo hai te devi tenere (e pagare) fino a fine stagione a prescindere da tutto, quando invece per qualche realtà magari l’attività finisce in anticipo rispetto ai calendari scolastici o dell’Asis. Insomma, sarebbe bello rendere più agile la fruizione di questi spazi, ma capisco che Asis abbia i suoi problemi e le sue questioni. E poi c’è un discorso però un filo più politico, e cioè la sperequazione tra città e valli. A Trento la palestra si paga, in valle ci sono agevolazioni per cui spesso le società sportive spesso quel costo non lo hanno grazie agli accordi con le singole amministrazioni locali”.

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