Attesa febbrile per la finale del Roland Garros. Raffaella Reggi, voce di Sky: "Alcaraz leggermente favorito se gioca al 100%, Jannik dovrà servire meglio e partire fortissimo"
"Entrambi giocano a ritmo molto alto, sono in grande condizione, tirano fortissimo e hanno una gran tenuta mentale. Alcaraz ha qualche variazione in più rispetto e ha già dimostrato di riuscire a "cambiare" anche quando, dall'altra parte del campo, arrivano delle bordate d'inaudita potenza. Jannik dovrà servire meglio la "prima" rispetto alla semifinale, non perdere campo, cercare qualche variazione in più e partire fortissimo perché, una volta che Alcaraz scappa, poi è molto difficile andare a riprenderlo"

PARIGI. L'attesa è febbrile e domani, domenica 8 giugno 2025, sarà una data che, indipendentemente dal risultato, entrerà a far parte della storia del tennis. Per la prima volta (e la sensazione è che non sarà l'ultima...) Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, il recente passato, il presente e il futuro del tennis, si troveranno l'uno di fronte all'altro in una finale di un torneo del Grande Slam.
Sul "Centrale" di Parigi, intitolato a Philippe Chatrier, si troveranno di fronte il numero 1 e il numero 2 del mondo, i due tennisti - di gran lunga - più forti del mondo. Giovani, tecnici, potenti, dominanti, amati dal pubblico. Il "top del top" del tennis moderno in quella che era la finale più sognata, più attesa, più entusiasmante che potesse esserci.
Entrambi sono arrivati in "pompa magna" all'ultimo atto del secondo Slam del 2025: 6 vittorie, 18 set vinti e 0 persi per Sinner, 6 vittorie, 18 set vinti, 4 persi per Alcaraz che, però, non ha mai "rischiato" di complicarsi particolarmente vita, tranne che nella semifinale contro Musetti, con l'azzurro costretto al forfait per un problema alla coscia. E, allora, a partire dalle 15, con diretta anche in chiaro perché una sfida così deve essere "di tutta Italia", sarà fuoco alle polveri tra due fuoriclasse assoluti.
Impossibile fare un pronostico, visto il livello dei due moschettieri (essendo in Francia la metafora calza a pennello) e, allora, abbiamo chiesto di "fare le carte" al match a Raffaella Reggi, una delle "voci tecniche" più preparate e apprezzate del panorama mondiale.
Ex tennista di eccellente livello, capace di raggiungere la posizione numero 13 del ranking, ha vinto una storica medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1984 ed è stata la prima azzurra a trionfare in un major, visto il successo conquistato agli Internazionali d'Italia nel 1985.
Dopo aver smesso l'attività, è stata capitana della Nazionale (con cui ha vinto l'Europeo nel 2000) e, da oltre 15 anni, parallelamente all'attività di allenatrice, Raffaela Reggi commenta i maggiori eventi tennistici per Sky Sport.
Assieme a Paolo Bertolucci e Stefano Pescosolido forma un "trio" di commentatori tecnici che poche emittenti (forse nessuna) possono vantare al mondo.
Partiamo subito forti: chi vince il Roland Garros?
"Ecco, questa è la classica domanda da "un milione di dollari". Sarà la finale tra i due più grandi campioni del tennis del presente e del futuro, nettamente superiori a tutti gli altri, destinati a creare una rivalità come quelle che esisteva tra Federer e Nadal e, prima ancora, tra Sampras e Agassi. E ci auguriamo sia assolutamente così, per il bene di questo sport. L'asticella si alzerà al massimo. In questo momento, sulla terra, se entrambi giocano al 100%, Alcaraz ha qualcosa in più rispetto a Jannik, ma il pronostico è ovviamente apertissimo perché, quando si parla del "top del top", basta una minima variazione per far pendere la bilancia da una parte rispetto all'altra".
Che finale sarà? Proviamo ad inquadrare il match sia dal punto di vista tecnico che sotto l'aspetto psicologico.
"Entrambi giocano a ritmo molto alto, sono in grande condizione fisica, tirano fortissimo e hanno una gran tenuta mentale. Alcaraz ha qualche variazione e ha già dimostrato di riuscire a "cambiare" anche quando, dall'altra parte del campo, arrivano delle bordate d'inaudita potenza. Jannik, dal canto suo, dovrà servire meglio la "prima" rispetto alla semifinale, non perdere campo, cercare lui stesso qualche variazione in più e partire fortissimo perché, una volta che Alcaraz scappa, poi è molto difficile andare a riprenderlo. Il primo set sarà estremamente importante. Dal punto di vista psicologico stiamo parlando di due fenomeni assoluti e, sono assolutamente certa, nessuno dei due entrerà in campo con la guardia abbassata. C'è poi la questione legata alle condizioni meteo: se sarà soleggiato, la pallina rimbalzerà un po' di più e questo potrebbe favorire Alcaraz. Si prospetta una grandissima sfida, questo senza dubbio".
Sinner arriva alla finale con uno score pazzesco: 6 vittorie, 18 set conquistati e nemmeno uno perso. Nemmeno contro Djokovic.
"Che Jannik abbia disputato una grande partita è fuori da ogni dubbio, altrimenti non si vince in tre parziali contro quel fuoriclasse che è Djokovic. Che, però, ha 38 anni e, per ovvi motivi anagrafici, non è più quello di una volta. Lo si è visto in risposta, da sempre un suo punto di forza, vista la sua capacità di "leggere" le intenzioni dell'avversario e, dunque, anticipare il colpo. E, chiaramente, anche quando lo scambio si prolungava, per lui era impossibile sostenerlo oltre un certo limite. Sinner non ha servito benissimo e quella di domenica sarà un'altra storia. Il livello si alzerà notevolmente rispetto alla semifinale e, di conseguenza, anche le difficoltà saranno certamente superiori".
Dopo tre mesi e mezzo di stop, si aspettava di vedere Sinner a questo livello così presto?
"Sinceramente? Sì. Visti i risultati, non certo ottimali, conseguiti dai suoi avversari nel periodo in cui lui ha dovuto fermarsi forzatamente e intuendo il lavoro che lui avrebbe svolto, me lo aspettavo subito a livelli molto alti. Compiere l'intero percorso a Roma, anche se poi in finale è stato sconfitto da Alcaraz, gli è servito tantissimo. Gli ha permesso di alzare il livello gradualmente, di giocare tante partite in pochi giorni, senza dover disputare il torneo di Amburgo, che lo avrebbe costretto a spostarsi e adattarsi. E poi, aver affrontato lo spagnolo in finale gli permetterà di avere le idee ancora più chiare su cosa dovrà fare per provare a sconfiggerlo: in quella partita Alcaraz ha disputato la sua miglior partita della stagione sulla terra e, dunque, non può esserci miglior termine di paragone. E' chiaro, ed è bene sottolinearlo, che troverà un avversario in grado di cambiare tanto, ma averlo visto "da vicino" a Roma sarà di grande aiuto".
Per Alcaraz la finale era quasi un "obbligo", mentre Sinner può già essere "contento" così, visto che è rientrato da appena un mese dopo un lungo stop?
"Assolutamente no. Stiamo parlando del numero 1 al mondo, che è arrivato in finale al Roland Garros, giocherà per vincere - e ha tutte le carte in regola per farlo - e, se non vincerà, non potrà essere certamente soddisfatto. Non scherziamo. E che qualcuno non dica che non è "competitivo" sulla terra, perché lo è già assolutamente, però dall'altra parte della rete ci sarà il numero 2 del mondo, il giocatore forte, seppur di poco, su questa superficie. Ma questo non significa né che parte battuto, né che dica "beh, contro di lui non c'è niente da fare". Assolutamente".
Esuliamo un secondo dalla partita, ma restiamo in ambito "Sinner vs Alcaraz". Sarà veramente sfida a due per un decennio o, all'orizzonte, c'è qualche altro fenomeno che potrà inserirsi in questo dualismo?
"Ah, il mio preferito è Joao Fonseca: ritengo abbia tutte le carte in regola per diventare un campione. Ha solo 18 anni ma già una personalità incredibile e si vede da come sta in campo, da come parla, dagli atteggiamenti. Deve crescere tantissimo, sotto ogni punto di vista, ovviamente, ma gli "indizi" sono veramente importanti. Ha già tante persone al seguito, uno staff di livello. Le premesse sono eccellenti".
Concludiamo con un'affermazione che, sembra, ma è tutt'altro che banale, vista la portata dell'evento: la finale sarà uno spot colossale per il tennis.
"Assolutamente e, visto che fare un pronostico è impossibile considerati i valori in campo, partiamo da una certezza: che assisteremo ad una grandissima partita, tra due atleti incredibili sotto ogni profilo, tecnico, fisico, mentale. Il meglio del meglio che ci sia, per di più in una finale di un torneo del Grande Slam. Che volere di più?".












