"Gli italiani sono bianchi e non hanno nomi da tribù", sui social centinaia di insulti razzisti contro i fratelli Niang. La denuncia: "Non facciamo finta di niente"
La seguitissima pagina social La Giornata Tipo: "Abbiamo bannato o eliminato circa 250 persone e commenti sui nostri tre canali. Alcuni sono scritti da profili fake, ma non tutti. Non è la prima volta, anche negli scorsi mesi quando abbiamo parlato di Saliou Niang in Nazionale il tenore di alcuni commenti è stato il medesimo, ed anche in altre occasioni, con altri protagonisti, abbiamo letto cose analoghe. Ma non ci faremo mai l'abitudine, continueremo a isolare chi odia e discrimina"

TRENTO. La sfida di sabato sera al PalaTrento tra Aquila Basket Trento e Virtus Bologna non era solo un importante match tra top team di Serie A, ma anche l'occasione di vedere uno contro l'altro due giovani fratelli protagonisti del movimento cestistico nazionale: Saliou e Cheickh Niang, che per la prima volta si sono ritrovati sul campo da avversari.
Una splendida storia di sport e di vita per due ragazzi di 21 e 17 anni cresciuti a Mandello del Lario, in provincia di Lecco, e poi una volta arrivati a Trento diventati nel giro di qualche stagione atleti in orbita Nba capaci di far strabuzzare gli occhi agli appassionati e ai tifosi di basket di categorie giovanili, Serie A, coppe europee e poi persino Nazionale maggiore.
Ma il post con cui la seguitissima pagina social "La Giornata Tipo" ha celebrato l'affascinante "sfida in famiglia" tra i due azzurri dello scorso 1 novembre si è trasformato, almeno in parte, in una pietosa sequenza di insulti talmente miseri da risultare difficili da ripetere.
"Un post così lungo quando sarebbe bastato scrivere 'Ecco due scimmie, bah'...", "L'unica cosa che manca in questa foto sono le banane", "Io invece sogno che questi due piccoli soldati invasori vengano remigrati al più presto", "Tipici tratti somatici italiani... ma la vogliamo finire con questa propaganda?? Gli italiani sono bianchi e non hanno quei nomi da tribù!".
Sono solo alcuni tra i commenti elencati da un post di denuncia della stessa pagina social: "Più o meno abbiamo bannato o eliminato circa 250 persone e commenti sui nostri tre canali social - scrivono dalla pagina fondata da Raffaele Ferraro -. Sì è vero, alcuni sono scritti da profili fake, ma non tutti. Praticamente nessuno di questi commenti proviene da ragazzi giovani, praticamente tutti provengono da persone adulte".
"Non è la prima volta, anche negli scorsi mesi quando abbiamo parlato di Saliou Niang in Nazionale il tenore di alcuni commenti è stato il medesimo, ed anche in altre occasioni, con altri protagonisti, abbiamo letto cose analoghe. Parliamo di basket da 13 anni, episodi del genere sono capitati più volte, e quindi dovremmo averci fatto l'abitudine. Ma pensiamo sia impossibile farci l'abitudine. Lo dobbiamo ai ragazzi più giovani, perché è evidente come certe dinamiche di odio attecchiscano molto ma molto meno su di loro".
"Lo dobbiamo al fatto, per esempio, che la nostra Nazionale di basket Under 20 questa estate, prima degli Europei, è stata subissata di insulti sui social a "causa" del colore della pelle di alcuni ragazzi: spesso dimentichiamo che quei commenti vengono visti anche dai giocatori, e in quel caso non sono stati particolarmente felici. Lo dobbiamo alle generazioni future. Perché se una parte di noi adulti ha miseramente fallito, il peso di questa disfatta sociale non deve ricadere sugli adulti di domani. Abbiamo il dovere di restituire ai giovani un mondo migliore rispetto a quello che abbiamo trovato. Un mondo dove chi odia, chi discrimina, chi è uno schifoso razzista, si ritrovi solo, rifiutato, isolato da tutto e da tutti".
"Una riflessione - aggiungono poi - sugli strumenti che utilizziamo quasi tutti ogni giorno (i social): se si segnalano quei commenti, nel 99,9% dei casi le piattaforme non prendono provvedimenti perché non violano la policy. Però, per esempio, questo nostro post sta avendo una bassa visibilità organica (ossia l’algoritmo lo mostra ad un numero di persone molto inferiore rispetto alla media dei nostri post) perché abbiamo toccato “argomenti sensibili” e perché, non potendo valutarne il significato, nel dubbio che questo post possa inneggiare (anziché) denunciare il razzismo e le discriminazioni, veniamo puniti. Sempre peggio".












