Cinque "maledettissimi" centesimi tra lei e il bronzo olimpico, Lara Della Mea si racconta: "Non ci penso più, non serve a nulla e l'oro mondiale a squadre vale tantissimo"
L'intervista alla gigantista e slalomista azzurra Lara Della Mea, campionessa del mondo a squadre ai Mondiali di Saalbach 2025 e quarta in gigante alle Olimpiadi di Milano Cortina nella gara vinta da Federica Brignone". "E' stata la mia miglior prestazione di sempre, ho fatto il massimo e, nello sport, bisogna saper accettare tutti i risultati. Come mi rilasso? Praticando altri sport, facendo l'uncinetto, disegnando e divorando serie tv su Netflix"

TARVISIO. Piccola ma tosta. Determinata e aggressiva, con quella giusta dose di "follia" che serve assolutamente quando ti "molli" giù da un pendio ghiacciato e "viaggi" a 80 - 90 chilometri all'ora.
E, soprattutto, Lara Della Mea, gigantista e slalomista della squadra azzurra, è stata capace di mettersi alle spalle quella che - per tantissime colleghe e colleghi - sarebbe stata una delusione immensa, difficile da superare.
Il 15 febbraio 2026 non è stata solamente la giornata del secondo, incredibile (e gli aggettivi li abbiamo già terminati "a suo tempo") oro conquistato alle Olimpiadi di Milano Cortina da Federica Brignone, capace di trionfare anche in gigante dopo la prima impresa in SuperG.
Il rovescio della... medaglia, è proprio il caso di dirlo, è stato il quarto posto della sciatrice di Tarvisio, ad appena 5 "maledetti" centesimi dal bronzo dopo una seconda manche da "fuoco e fiamme", con ben 11 posizioni recuperate.
Insomma, alzi la mano - e in pochi ci sarebbero riusciti con serenità e nell'immediatezza - chi sarebbe stato in grado di mettersi alle spalle una simile delusione.
"E cosa altro avrei dovuto e dovrei fare? - esordisce la 27enne di Tarvisio - Quella è stata la mia gara migliore in assoluto, ho fatto una grandissima seconda manche e ho dato tutto quello che avevo. Sono arrivata al traguardo senza rimpianti. Fa parte dello sport e bisogna accettarlo. Se mi dispiace? Beh, certo che sì, ma pensarci e ripensarci non cambia le cose. Quindi meglio guardare avanti".
Complimenti, ma ci sarà, vero, un'altra occasione? Insomma nel 2030 ci riproverà.
"Assolutamente sì. Ho 27 anni e mi sento di poter ancora migliorare e dare tanto a questo sport. L'intenzione è proprio quella di essere in Francia tra quattro anni".
E' già in "piena" preparazione, ovviamente.
"Certo, anche se ho avuto qualche problema alla schiena e, dunque, ho dovuto fare i conti con questo "malanno" di cui avrei fatto volentieri a meno. In questa fase si lavora tanto atleticamente e sto utilizzando parecchio la bici, perché correre mi risulta doloroso. Poi sarà il momento di rimettere gli sci e partiremo con i ritiri. Tre mesi passano in fretta e voglio essere pronta per Sölden".
Quando ha capito che lo sci sarebbe stato il lavoro "della vita"?
"L'ho capito quando ho visto che andavo forte, l'ho sognato sin da quando sono piccolina. Io ho sempre sciato: mio papà è un allenatore, sono nata e cresciuta praticamente davanti alle piste, in famiglia tutti hanno sempre sciato. Per me è un qualcosa di naturale, come camminare, mangiare. E, aggiungo, mi sono sempre divertita un sacco a fare le gare. Scontato? No, non direi. Una delle mie sorelle, ad esempio, non ha mai amato gareggiare. A me, invece, è sempre venuto... naturale anche competere".
Allenamenti, gare, trasferte. Lei fa ciò che le piace, ma la vita da sciatore, insomma, impone anche qualche sacrificio. Ad esempio: è difficile coltivare le amicizie essendo in giro, praticamente, per dieci mesi l'anno.
"Le amicizie storiche restano indipendentemente da quanto e come ci si frequenta. Non ho "100mila amici", quello no, perché ovviamente non è semplice costruire nuovi rapporti ma devo dire che, anche nel mondo dello sci, spesso si riesce ad andare "oltre" la competizione. Come? Conoscendo e apprezzando le persone anche al di fuori dell'ambito sportivo. Ad esempio ho creato delle belle amicizie con colleghi e colleghe che, magari, adesso hanno smesso".
Quanto coraggio ci vuole, in generale, per gareggiare in Coppa del Mondo?
"Beh, un po' bisogna averne, è ovvio. Magari meno rispetto a chi pratica le discipline veloci perché lo sci è uno sport comunque pericoloso. Sono sempre stata un'adrenalinica e, dopo un po', ci si abitua anche a determinate sensazioni e situazioni. Devo dire che il coraggio non mi è mai mancato".
Quanto è complicato affrontare un week end con il gigante al sabato e lo slalom la domenica? Non è facile "cambiare" disciplina in 24 ore.
"Non è semplice ma, anche in questo caso, è una questione principalmente d'abitudine. Certo, finita una gara bisogna subito tuffarsi nell'altra e, oltre ad essere allenati fisicamente, bisogna essere preparati anche mentalmente. Che sia andata bene o male, la cosa importante è archiviare e ripartire. Immediatamente".
Lei una medaglia Mondiale l'ha vinta eccome, ed è pure d'oro, nella prova a squadre alla rassegna iridata dello scorso anno a Saalbach. Per lei conta tanto o "un po' meno" essendo arrivata in una prova a squadre e non individuale e in una disciplina "moderna"?
"Conta assolutamente quanto vale, cioè tantissimo. Insomma abbiamo vinto e non c'era nulla di scontato, visto che al via c'erano tutti i top team mondiali. L'oro di Saalbach ha un significato immenso ed è stata frutto di un gran lavoro di squadre. Poi, è ovvio, che se mi chiedete se conta di più la gara a squadre dei Mondiali o il gigante alle Olimpiadi, beh è ovvio che la gara olimpica sia più importante, per di più trattandosi dei Giochi Olimpici disputati in casa. Ma questo non toglie minimamente valore al risultato che abbiamo raggiunto lo scorso anno".
Gli obiettivi per la prossima stagione? Il primo podio? La prima vittoria in Coppa del Mondo?
"Non voglio guardare così "in là". Intanto mi concentro esclusivamente sul recupero. Il primo obiettivo è quello di tornare al cento per cento, stare bene e riuscire ad essere al via della stagione in grande forma. Un passo alla volta".
E, nel tempo libero, cosa fa? Come si rilassa o scarica la tensione?
"Mi piacciono tutti gli sport e ne pratico diversi. Gioco a tennis e a paddle e non disdegno un po' di volley con gli amici. Ma non solo quello, perché non è che sono sempre attiva. Mi riposo anche facendo all'uncinetto e mi piace disegnare. Poi, ovviamente, quando voglio staccare del tutto ci sono i film e le serie Tv: sono un "Netflix dipendente"".
Ha un idolo sportivo?
"Uno vero e proprio no. Prendo spunti da tante sportive e tanti sportivi, ma non ho mai avuto un idolo che fosse uno".
Chiudiamo: gira il mondo per una decina di mesi all'anno, tra allenamenti e gare, ma quando può torna volentieri a casa. Giusto?
"Assolutamente sì. Io appena posso torno qui, perché non c'è un posto più bello che casa mia. E poi, quando rientro tra le mie montagna, stacco veramente la spina e riesco a riposare come si deve. Come l'aria di casa non c'è niente al mondo".












