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Trento
04 ottobre | 21:28

"Il progetto è iniziato in modo strano per me", il Como e Fabregas al Festival dello sport di Trento: "Ho deciso di 'pancia' e non di testa"

L'ultima giornata del Festival dello sport si è chiusa con i riflettori accesi sul Como di Cesc Fabegras, ex stella di Arsenal, Barcellona, Chelsea e della Nazionale spagnola: "So bene che un allenatore, alla fine della sua carriera, viene valutato per i trofei che ha vinto. Ma se penso ai calciatori che sono venuti a Como, tanti lo hanno fatto perché credono in me. E mi sento in debito con loro"

"Il progetto è iniziato in modo strano per me", il Como e Fabregas al Festival dello sport di Trento
di Redazione

TRENTO. La quarta e ultima giornata del Festival dello Sport di Trento (Qui articolo) si è chiusa con i riflettori accessi sul Como di Cesc Fabregas, considerato un modello di innovazione oggi osservato e stimato in tutto il mondo calcistico.

 

In pochi anni, il Como è passato dall’essere una rivelazione a vera e propria certezza del campionato di Serie A. Pochi mesi fa è riuscito a conquistare anche la prima storica qualificazione in Champions League.

 

Una società solo solida e con una visione del proprio futuro, con un allenatore che ha dato un’impronta chiara della propria idea: Cesc Fabregas, ex stella di Arsenal, Barcellona, Chelsea e della Nazionale spagnola, oggi vuole dare un’identità alla sua squadra. Ma con grande attenzione: “Voglio che i ragazzi abbiano fame, per migliorare e crescere. Non c’è il rischio di sentirsi appagati dopo la stagione dell’anno scorso, ma il grande problema possono essere le tante partite e gli impegni che nessuno di noi ha mai sperimentato”.

 

“Il progetto è iniziato in modo strano per me: venivo dal Monaco, dove avevo finito il mio contratto, ma quando mi hanno presentato il progetto del Como ho deciso di ‘pancia’ e non di testa", dice l'allenatore che da calciatore tra i numerosi titoli si è laureato campione del mondo nel 2010 e due volte d'Europa nel 2008 e nel 2012 con la Spagna. "Il calcio è cambiato e imparo ogni giorno. Voglio però portare avanti le mie idee e, prima di ogni partita, mi chiedo: ‘Come voglio perdere?’. Perché la sconfitta ci può stare, ma deve arrivare difendendo un’idea. Altrimenti si perde due volte”.

 

La crescita del Como, in pochissimi anni, è stata notevole: “Fino a un paio di anni fa, avevamo un solo calciatore in Nazionale", evidenzia Fabegras. "Oggi sono addirittura quindici e giocano nelle Nazionali più forti, lasciando in panchina giocatori di club come il Real Madrid”.

 

E poi, riavvolgendo il nastro, un allenatore che ha aperto nuovi punti di vista allo spagnolo quando era ancora un calciatore, anche se già di 29 anni: “Antonio Conte, al Chelsea, era attento a ogni dettaglio. Addirittura, un giorno mi disse dove dovevo passare il pallone e non mi era mai successo. In quel momento, ho capito che il calcio stava cambiando”.

 

Cercato da grandi squadre nell’ultima estate, e tra queste anche dall’Inter, lo spagnolo ha scelto ugualmente di restare al Como. E l'ha fatto per un motivo chiaro: “So bene che un allenatore, alla fine della sua carriera, viene valutato per i trofei che ha vinto. Ma se penso ai calciatori che sono venuti a Como, tanti lo hanno fatto perché credono in me. E mi sento in debito con loro. Vederli crescere e migliorare è la vittoria più grande”.

 

Infine, un passaggio sui giovani italiani che, nell’ultima stagione, non hanno trovato spazio nel Como: “Abbiamo vinto in Serie B con tanti italiani e altrettanti ci sono stati nella prima stagione in Serie A. L’ultima stagione è stata diversa, ma non possiamo giudicare un club da queste situazioni”.

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