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Trento
26 gennaio | 13:16

"Le danze in cielo degli uccelli diventano coreografie sul ghiaccio che parlano di noi. Arrivare qui prima delle Olimpiadi? Come un bambino che da adulto torna a casa"

Il pattinatore e direttore della compagnia canadese Le Patin Libre Alexandre Hamel racconta a il Dolomiti lo show di pattinaggio su ghiaccio Murmuration che farà tappa a Trento in vista delle Olimpiadi Invernali: "Partendo dall'osservazione degli stormi di uccelli migratori, un principio naturale si trasforma in una riflessione sull'essere umano, sul rapporto tra il singolo e il gruppo, fino a pensieri che toccano anche, in un presente difficile, guerra e pace"

TRENTO. "Murmuration nasce dallo scivolamento: un gesto innaturale per l’essere umano che sul ghiaccio diventa linguaggio artistico e collettivo. E partendo dall'osservazione degli stormi di uccelli migratori avviene che un principio naturale si trasformi in una riflessione sull'essere umano, sul rapporto tra il singolo e il gruppo, fino a pensieri che toccano anche, in un presente difficile, guerra e pace".

 

Queste le parole con cui l'ex pattinatore di livello internazionale Alexandre Hamel -  nonché fondatore e leader della compagnia di pattinaggio contemporaneo Le Patin Libre - inizia a raccontare, nell'intervista concessa a il Dolomiti, lo spettacolo di pattinaggio contemporaneo che farà tappa al Palaghiaccio di Trento dal 31 gennaio al 2 febbraio (QUI INFO). Organizzato dal Circuito danza del Trentino Alto Adige del Centro S. Chiara in vista dei Giochi Olimpici Milano Cortina 2026,  "Murmuration" trasporterà il pubblico nel cuore di uno dei fenomeni più affascinanti del mondo animale: le coreografie aeree degli storni, uccelli gregari che, riunendosi in nugoli prima delle migrazioni, producono nei loro imprevedibili volteggi quel rumore, mormorio appunto, grazie al frullo delle loro ali.

 

E dalle riflessioni sullo spettacolo, "capace di generare idee, riflessioni, e soprattutto domande", Alexandre Hamel riavvolge il nastro fino al momento in cui scelse di "abbandonare le medaglie e le competizioni" per indirizzare il pattinaggio verso qualcosa di nuovo, "un'arte nuova e coreografica che chiamo pattinaggio contemporaneo". E poi la scelta curiosa di mettere insieme un matematico e un ornitologo per la creazione dell'ultimo lavoro e le emozioni di arrivare in Trentino proprio quando stanno per iniziare le Olimpiadi Invernali.

 

"È un'emozione perché veniamo dal pattinaggio artistico - spiega - e anche se ce ne siamo allontanati lo amiamo. Mi sento come un bambino che fa visita da grande ai propri genitori, dopo aver lasciato la loro casa per costruirsi una famiglia".

 

Alexandre Hamel, partiamo da Le Patin Libre: quando ha capito che il pattinaggio poteva andare oltre, per farsi foriero di un messaggio artistico definito, e come questo ha indirizzato il vostro lavoro?

 

Dobbiamo andare indietro negli anni, ad un corso di storia dell'arte: ricordo che l'insegnante riflettè sulla capacità degli artisti di concentrarsi sulle qualità esclusive del proprio medium. Ricordo poi di aver pensato al fatto che nessuno avesse fatto questo con il pattinaggio e così, assieme agli altri pattinatori con cui ho fondato la compagnia, abbiamo iniziato un lavoro di ricerca in tal senso. Quello su cui ci siamo concentrati non son i salti o le rotazioni, bensì sulle traiettorie e sullo scivolamento, il déplacement: a partire dalle forze cinetiche che queste generano iniziamo a costruire la nostra arte, con ogni progetto che si declina direzioni diverse. Parlando di Murmuration, ad esempio, lo scivolamento ci ha permesso di ricreare i movimenti degli stormi di uccelli.

 

Si evince che fin dall’inizio avete scelto di lavorare con il ghiaccio come un vero spazio coreografico, non semplicemente come una superficie tecnica: qual è il valore aggiunto di questa scelta?

 

I pattini sul ghiaccio ci permettono di liberare il corpo umano dai gesti naturali associati alla locomozione: camminare, saltare, strisciare e correre. Lo scivolamento, che l'essere umano naturalmente non compie, ci permette di sfrecciare nello spazio in modo quasi magico e gli spettatori percepiscono questa magia: è la base di tutto ciò che facciamo. Lo definisco 'pattinaggio contemporaneo' e sono molto lusingato quando le persone ci dicono che facciamo danza contemporanea. Preciso però una cosa: stiamo parlando di un'arte nuova, e decisamente coreografica, ma che non è danza dal momento che le sue basi sono diverse.

 

Parliamo di Murmuration, lavoro che si ispira agli stormi di uccelli migratori: come nasce?

 

Sono ossessionato dalle murmurazioni, i 'balletti' aerei dei grandi stormi di uccelli, e “Murmuration” è un termine ornitologico per indicarli. Quelli degli storni sono spettacolari, ma anche i piccioni lo fanno su scala più ridotta: le forme collettive che si creano sono di una bellezza sconvolgente e di una perfezione matematica assoluta. E soprattutto suggeriscono riflessioni toccanti sullo stare insieme. Pensavo da tempo che, per via della loro fluidità, le nostre traiettorie sui pattini sono molto vicine a quelle degli uccelli che quindi avremmo potuto creare una versione umana e coreografica di questo fenomeno naturale. Il progetto Murmuration ci ha quindi permesso di riunire un grande ensemble e di dar far nostre le murmurazioni attraverso il pattinaggio: incarnandole in uno spettacolo, abbiamo l’opportunità di offrire riflessioni importanti su vari aspetti, dall' armonia all'aggressività, fino ai concetti di guerra e pace.

 

Incuriosisisce come abbiate coinvolto sia un matematico che un ornitologo, adottando quasi un algoritmo di interazione ispirato alla natura. Quanto è stato difficile tradurre un principio scientifico in movimento artistico?

 

È stato facile e naturale, e non riesco a credere che nessuno lo abbia fatto prima. L’ornitologo e il matematico mi hanno aiutato a trovare le 'parole' giuste per esprimere ciò che sentivo fin dall’inizio: i pattinatori sul ghiaccio sono naturalmente portati per la murmurazione. Non appena abbiamo capito i principi, i codici e gli algoritmi delle murmurazioni siamo stati in grado di organizzare test e giochi coreografici utilizzando questo principio. Durante le audizioni abbiamo proposto questi giochi ai candidati e abbiamo trovato subito pattinatori che le comprendevano: abbiamo visto i loro volti illuminarsi, erano nati per questo. E proprio questi pattinatori scenderanno sulla pista di Trento.

 

In Murmuration non c’è un leader, ma piuttosto un’intelligenza collettiva che si muove attraverso continui micro-aggiustamenti. Questa scelta è puramente estetica, o è anche una dichiarazione su come concepite l'idea di comunità?

 

All’inizio era solo un fatto estetico. Lavorando allo spettacolo, però, abbiamo sperimentato come le murmurazioni a volte falliscano, e come i gruppi possano dividersi. Per esempio quando una risorsa come lo spazio viene a mancare, la murmurazione si divide in due: alcuni vanno a sinistra, altri a destra, e diventa a quel punto difficile riunire di nuovo il gruppo. Lo spettacolo parla di questa lotta epica: non era il nostro obiettivo, ma è successo e Murmuration porta con sé qualcosa di molto rilevante, a livello di riflessione sociale e politica, soprattutto in questi tempi difficili.

 

Dalla sua riflessione emerge il tema del rapporto tra individuo e collettività. Rimaniamo sulla pista, quanto sono importanti le personalità individuali rispetto alla loro capacità di “scomparire” nel gruppo?

 

Abbiamo bisogno di entrambe le qualità. I pattinatori che fanno un’audizione con noi sono tendenzialmente individui coraggiosi, spesso pensatori liberi. Osano allontanarsi dalle tradizioni e dalle opportunità di guadagno offerte dal pattinaggio artistico tradizionale per avventurarsi in qualcosa di strano, interessante e al contempo rischioso. È evidente come convivano stili e qualità tecniche ma tuttavia, fra queste persone, abbiamo scelto quelle che che avessero l’istinto della murmurazione. Quelle che avevano bisogno di pochissime spiegazioni: parlavamo loro degli stormi e loro dicevano: “Abbiamo capito, vogliamo farlo". Insomma, parliamo di un gruppo speciale e i gruppi che realizzano grandi cose sono spesso quelli che riescono a bilanciare le individualità, mettendole in gioco per il bene comune.

 

Ripercorriamo un po' la vostra storia: le vostre creazioni precedenti, da Vertical Influences a Threshold, hanno progressivamente ampliato la loro complessità. Murmuration rappresenta un punto di arrivo o, piuttosto, un passaggio verso qualcosa di ancora più radicale?

 

Murmuration è il risultato di un’esperienza, proprio come i nostri altri spettacoli. È grande, è epico, è molto rivolto al collettivo. Il nostro prossimo spettacolo invece sarà è molto piccolo, con solo due pattinatori: qualcosa di intimo e che parla di temi personali. Poi sul futuro non ci sono certezze, ma una cosa è certa: continueremo ad insistere sullo scivolamento e scopriremo sempre qualcosa di nuovo.

 

Torniamo al vostro show Trentino, che arriva in un momento particolare: alla vigilia dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026. Vi interessa entrare in dialogo con l’immaginario olimpico?

 

È emozionante esibirsi in prossimità dei Giochi Olimpici. Naturalmente siamo grandi fan degli sport sul ghiaccio, e le Olimpiadi Invernali sono quasi un pellegrinaggio per noi dal momento che veniamo dal pattinaggio artistico. Anche se ce ne siamo allontanati, lo amiamo ancora e lo rispettiamo. Per farle capire meglio, mi sento come un bambino cresciuto che fa una visita rispettosa ai propri genitori, dopo aver lasciato casa per mettere su famiglia. È nello spirito delle Olimpiadi abbracciare la diversità e l’eccellenza in tutte le forme, quindi sono onorato di far parte di questa olimpiade culturale.

 

Domanda finale, volutamente laterale: c’è qualcosa che gli esseri umani non hanno ancora imparato dagli uccelli, e che Murmuration cerca di suggerire?

 

Gli uccelli hanno algoritmi che organizzano i loro stormi, mentre gli esseri umani hanno altri algoritmi che organizzano la loro vita economica e molte altre cose. Insomma, siamo uguali ma semplicemente operiamo su scale diverse. Tra l’altro, le murmurazioni degli uccelli appaiono belle, ma sono crudeli quanto tutta la natura: uno degli scopi delle murmurazioni è infatti liberarsi degli uccelli che non riescono a volare bene, in modo che i loro geni vengano eliminati dal patrimonio genetico, e proprio questo tema viene toccato nello spettacolo. Ciò che è certo è che, osservando gli uccelli, possiamo imparare molto: noi lo abbiamo fatto e anche il pubblico ce lo conferma ogni volta. Sono quindi orgoglioso di essere riuscito a creare uno spettacolo che è impressionante e coinvolgente al tempo stesso, ma anche capace di generare idee, riflessioni, e soprattutto domande nella mente degli spettatori.

 

 

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